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Itinerari di cineturismo, novità dal mondo dell'arte e dell'archeologia, l'Aida a Verona e idee per una vacanza in montagna
 

All’Arena di Verona la prima, storica Aida del 1913
Questa estate l’opera-simbolo dell’Arena di Verona, l’Aida di Giuseppe Verdi, torna in scena per 16 serate, fino al 7 settembre, nella prima storica edizione del 1913, quella con la regia di Gianfranco de Bosio e l’allestimento di Ettore Fagiuoli. Nel ruolo di Aida si avvicenderanno sei soprani tra cui Tamara Wilson e Maria José Siri; daranno voce a Radames, fra gli altri, Murat Karahan e Fabio Sartori. Inoltre, per celebrare i 50 anni dal debutto all’Arena (e in Italia) di Placido Domingo, il 28 luglio è il grande artista madrileno a dirigere l’Aida e il 4 agosto è protagonista del concerto Plácido Domingo 50 Arena Anniversary Night, tre atti operistici (Nabucco, I due Foscari e Macbeth) in forma scenica, accompagnato da un cast d’eccezione e impegnato in tre ruoli diversi.
Info: tel. 045.8005151; arena.it

Cineturismo a Grado e dintorni
A 50 anni dalla realizzazione del film Medea di Pier Paolo Pasolini, Grado (Go) ricorda il passaggio in laguna del regista e di Maria Callas (nella foto sopra): tra il luglio e l’agosto del 1969, quei 14 minuti di girato hanno reso l’Isola del Sole e il suo ambiente naturale parte della storia del cinema. Diverse le iniziative per l’estate 2019. Anzitutto una mostra allestita presso l’ex cinema Cristallo, dove il film era stato presentato. Tra i materiali esposti gli scatti di Mario Tursi, fotografo di scena; manifesti, locandine originali di Medea e materiali d’epoca. La mostra, che prosegue fino al 28 luglio, espone anche testi in cui Pasolini descrive la laguna e la lavorazione del film, e alcune lettere di Maria Callas a Pasolini. Inoltre, per scoprire una delle location più suggestive, il Casone di Mota Safòn, due volte al mese sono organizzate escursioni nella laguna con transfer in barca, visita guidata e piccola degustazione.
Info: grado.it.

Zurigo, riaperto il padiglione Le Corbusier
Il panorama artistico-culturale di Zurigo ritrova un suo gioiello, il Padiglione Le Corbusier.  Completato nel 1967, è l’ultima costruzione del grande architetto, designer e artista svizzero-francese ed è una delle opere che rappresenta la sua sintesi tra architettura, vita e arte. Le Corbusier lo realizzò per la collezionista Heidi Weber, interamente in vetro e acciaio, sulla riva orientale del lago, a 20 minuti a piedi dal centro della città. Nel 2014 la proprietà passò alla municipalità di Zurigo e fu chiuso per restauri nel 2017. Il rinato padiglione diventa la terza sede del Museum für Gestaltung, la più importante istituzione di design e di arte visiva in Svizzera. Aperto da maggio a novembre, ospita inoltre mostre temporanee, eventi e workshop dedicati al suo creatore.
Info: pavillon-le-corbusier.ch.

Arte nel verde
Nel mese di maggio, nell’ambito della V edizione di Habitat_Scenari Possibili, rassegna che porta l’arte contemporanea nei parchi e lungo le ciclabili milanesi fra Adda a Martesana, sono state inaugurate cinque nuove installazioni ispirate a Leonardo da Vinci (nella foto, La memoria dell’acqua di Cesare Villa presso Fara Gera d’Adda). Ogni edizione lascia sul territorio alcune opere – con queste sono una ventina – trasformando aree verdi e piste ciclabili in un museo d’arte contemporanea a cielo aperto.
Info: ilinxarium.org

Dall’autostrada al sito di Luni
Un nuovo percorso pedonale permette di accedere al sito archeologico dell’antica città di Luni direttamente dall’autostrada A12, da piazzole di sosta dedicate e presenti in entrambi i sensi di marcia nell’area di servizio Gropallo, nel tratto fra Sarzana (Sp) e Marina di Carrara (Ms). L’area archeologica di Luni comprende il Museo archeologico nazionale; ubicata nel Comune di Ortonovo (Sp), è la più importante del Levante ligure.
Info: luni.beniculturali.it.

Piscine naturali fra i masi
Un laghetto balneabile privato, una piscina naturale dove non si usano cloro né prodotti chimici, ma solo piante autopulenti, canne e ninfee, nel pieno rispetto della natura. È la proposta esclusiva di 30 masi Gallo Rosso (associazione di 1.600 agriturismi in Alto Adige) a chi d’estate ama la montagna ma desidera nuotare. Non solo: circa 350 masi Gallo Rosso si trovano nelle vicinanze di laghi naturali balneabili.
Info: gallorosso.com.

Il punto
Il paradosso dei parchi italiani
Le aree protette sono molto più numerose oggi che in passato. Ma sono abbandonate a se stesse

Nel 1982 il Touring decise di pubblicare e distribuire a tutti i soci un volume (dotato di un ampio e apposito corredo cartografico) intitolato Parchi e riserve naturali in Italia. Diedero il loro contributo autori di grande preparazione (Antonio Cederna, Mario Fazio, Fulco Pratesi) oltre a collaboratori direttamente coinvolti nella gestione dei parchi, come Alfonso Alessandrini, Bernardo Rossi Doria e tutti i direttori dei parchi nazionali allora esistenti. L’opera ebbe una grande eco e diede, ci illudiamo di credere, il suo contributo alla definizione di una legge nazionale da tempo in discussione e, forse, accelerò l’iter legislativo per la costituzione di nuovi parchi nazionali in progetto e l’avvio di un percorso di regolamentazione e ampliamento di parchi regionali e riserve naturali.
Allora la superficie protetta del nostro Paese non andava oltre l’1,5 per cento del territorio nazionale. Oggi i parchi nazionali, che sono 25, rappresentano il 5 per cento del territorio e l’insieme della superficie protetta (regionali, marini ecc.) supera il famoso 10 per cento che ai nostri autori, nel 1982, sembrava un obiettivo minimo, ma arduo e difficile. Nonostante ciò, la strada dei parchi è sempre più difficile. In questo momento (e non da ieri) su 25 parchi nazionali esistenti ben 14 sono privi di presidenti e per 10 di essi è vacante anche la carica di direttore generale, cioè colui che ne deve assicurare il funzionamento minimo.
Anche il Touring ha sottoscritto, con altre dieci importanti associazioni, un accorato invito al Ministro dell’Ambiente (che è uno specialista) perché affronti e risolva il problema. Speriamo in lui. Ma ci piacerebbe anche capire come nasce questa situazione e perché non si sblocca. Si sostiene, da più parti, che la causa sia nella legge vigente (del 1991) che i più arrabbiati definiscono “sfascia-parchi”, perché nell’intento di coinvolgere più direttamente le strutture locali rende più difficile (e a volte, pare, impossibile) il necessario ricorso alle preziose competenze necessarie per una gestione adeguata dei luoghi. Tutti gli ambientalisti più rigorosi sono sempre stati convinti che la protezione della natura possa costituire una risorsa, anche economica, per il Paese. Perciò la prima condizione necessaria è, appunto, una difesa senza se e senza ma dell’habitat, della flora, della fauna, dei valori insomma delle aree protette. Se invece un localismo sfrenato e miope indulge a più immediati e egoistici interessi locali e rallenta il rigore, allora, anche in termini economici, rischiamo di inquinare e indebolire le ragioni stesse dell’attrattività. Il problema è sempre lo stesso. Il turismo è una grande risorsa per la crescita socioculturale ed economica, ma se per incassare o guadagnare di più oggi manomettiamo o distruggiamo i valori autentici, facciamo un danno inqualificabile alla civiltà ma anche ai nostri stessi interessi di medio e lungo termine per favorire un localismo deteriore (oppure “di corto respiro”). A.A.