Controcanto. S. Maria del Casale non prende il volo

«Il Santo d’Assisi … avesse deciso di rifugiarsi nella penisoletta a destra della città, animata da una bella borgata detta il Casale».

Padre Bonaventura Quarta da Lama, “Cronaca de’ minori osservanti riformati della provincia di San Nicolò”, Lecce 1723-1724

Le Guide d’Italia del Touring Club Italiano, le Guide Rosse nel lessico familiare, hanno una rigida gerarchia: il carattere normale con stella (*) è un dettaglio significativo in un palazzo che non la merita (“sul lato destro è stato applicato un grande *arco di portale”); il corsivo rappresenta un qualche interesse (“La chiesa di S. Nicola, con vago interno barocco dalla pianta capricciosa”, il corsivo con stella un maggior interesse (“la *sedia episcopale marmorea, del sec. XII poggiante su due leoni accovacciati, con la spalliera a intrecci bizantini e due formelle a rilievi ai lati”); il grassetto un luogo ove soffermare l’attenzione (“Un bell’esemplare di architettura romanico-bizantina è la chiesetta di S. Rocco”); il grassetto con stella un luogo che deve essere visitato se si vuole comprendere la ragione del viaggio (“Dal fianco della Cattedrale per la via del Castello si raggiunge il superbo *Castello”); infine il MAIUSCOLO con stella, il luogo in cui si trova un compendio turistico di primissimo livello (“A *Santa Maria del Casale, km 3.5, uno dei più insigni monumenti brindisini... la chiesa di *S. Maria del Casale”).

Come può un viaggiatore resistere a cotanta sirena tipografica se passa per Brindisi? Le indicazioni della Guida Rossa Puglia riflettono la grande passione cartografica del Tci: “Varcato il canale di Cillareyes, l’immissario del Seno di Ponente, si prosegue a destra nella via Ciciriello fino all’incrocio, dove si tiene a sinistra”, ma nulla di tutto ciò è rimasto. La chiesa di S. Maria del Casale oggi si raggiunge dalla strada dell’aereoporto, il cui perimetro di recinzioni di ferro cromato, con gli offendicula che la necessità dei tempi richiede, si estende sino quasi al fianco della costruzione romanico-gotica eretta da Filippo d’Angiò, principe di Taranto, alla fine del XIII secolo. Per essere precisi, si segue il contorno al recinto, sino ad arrivare a un parcheggio indicato dai cartelli di divieto di sosta, sul prato antistante la chiesa e il convento.

Brindisi Aeroporto del Salento ha perso l’antico nome di Papola-Casale e dalla chiesa appare lontano, brillante nel riflesso del vetro acciaio che lo compone e nella scritta gialla sul fondo brunito, per darvi contrasto. Nel mezzo, in quella che avrebbe dovuto essere l’area di rispetto ai monumenti storici, vi è l’aerea di rispetto alle piste di decollo e atterraggio, agli spazi per i parcheggi (a pagamento), e ai mille servizi che un aereoporto moderno richiede. Ma per apprezzare il notevole gusto cromatico della facciata a fasce di disegni ornamentali di pietra a due colori basta non guardare d’intorno. E se l’occhio non vi riesce, la geometria e l’uniformità del recinto aereoportuale si pone a epitome del contrasto tra moderno e antico, tra il ripetersi del ready made metallurgico e “le esili lesene tristili, congiunte da cornici in basso e dall’archeggiatura cieca in alto, a scala lungo il timpano della facciata e ad archi trilobi sui fianchi e nella parte absidale”, tra gli ingressi di grigliato steso tra pali cromati e il portale “protiro pensile, aperto davanti con un arco trilobo” come recita con linguaggio tecnico artistico irreprensibile la Guida Rossa Puglia (e oggi copiato parola per parola in wikipedia, senza citazione della fonte).

Ma il contorno scompare con il ciclo degli affreschi all’interno, appena restaurati, nei loro vivissimi colori del XIV secolo, con il Giudizio Universale di Rinaldo di Taranto e degli altri pittori locali che ormai subivano l’influsso gotico sulla loro cultura bizantina e la vena naturalistica della tradizione franco catalana degli Angiò e degli Aragonesi. E il cuor s’allegra.