Dalle gite di classe al viaggio d’istruzione

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Dai treni della memoria ai viaggi sostenibili, dalla scuola di legalità agli studenti reporter. Nuovi modi di pensare il viaggio d'istruzione, tra slanci dei professori e problemi burocratici

Le gite scolastiche sono, o meglio dovrebbero essere, un viaggio d’istruzione. Ed è proprio quel “d’istruzione” il punto su cui si dovrebbero concentrare studenti e professori. È con questa idea in mente – che fossero un momento di crescita ed esperienza del mondo e non di puro svago – che per primo, nel 1913, il Touring Club Italiano iniziò a parlare di turismo scolastico promuovendolo negli istituti del Regno d’Italia. Lo fece istituendo il Comitato Nazionale del Turismo Scolastico che si occupava di preparare programmi da sottoporre alle scuole per gite e altre manifestazioni per i ragazzi. La volontà era diffondere la pratica del turismo negli istituti come mezzo di istruzione ed educazione. Ovviamente erano altri tempi, dunque c’era un’attenzione per «promuovere la vita all’aria aperta, sviluppando la conoscenza della Patria, e facendo escursioni di più giorni con esperimenti di campeggio». Ma l’intento di base era educativo: si dovevano formare nuove generazioni di giovani viaggiatori. Da allora molto è cambiato, per i ragazzi la gita non è l’occasione più unica che rara per uscire di casa, ma quasi un rito di passaggio. E pace se dagli studenti – spiegava anni fa l’Osservatorio sul Turismo scolastico Tci – è visto soprattutto come momento di svago e socializzazione. La gita si è trasformata in un atto dovuto, un momento necessario senza il quale un percorso scolastico non è davvero soddisfacente. Le mete? Secondarie. Meglio se lontane, certo. Ma per far baldoria tutto va bene, anche la settimana bianca, che almeno ha senso dal punto di vista fisico. Così ogni anno la maggioranza delle scuole finisce nelle solite destinazioni: capitali straniere specie se iniziano con la P – Parigi e Praga su tutte –; città d’arte – meglio se dell’Italia centrale – e soprattutto tutti nel medesimo periodo, la primavera. Mete scontate, sforzo relativo, tutti contenti.

Del resto, come biasimare i docenti che seguono la corrente delle gite standardizzate? Organizzare un qualunque viaggio d’istruzione non è semplice. C’è la burocrazia da affrontare, la normativa ministeriale da seguire, i bandi di gara da allestire. Dal 2000 le scuole hanno completa autonomia in materia, per cui spetta a loro fissare i criteri generali delle uscite. Sia come sia, le gite sono diventate un impegno gravoso per i docenti che si rendono disponibili. Perché non c’è nessun obbligo di legge che imponga a un insegnante di accompagnare i ragazzi. Sta alla sua disponibilità o al suo buon cuore, verrebbe da dire. Specie da quando, nel 2005, sono state sospese tutte le indennità economiche ed è stato abolito qualunque recupero compensativo dei giorni liberi o delle domeniche. Insomma, i viaggi d’istruzione sono un lavoro supplementare, non retribuito (a meno di particolari fondi d’istituto) e con responsabilità penali non indifferenti. Una circolare ministeriale del 1992 specifica che «l’incarico di accompagnatore comporta l’obbligo di una attenta ed assidua vigilanza degli alunni». Vigilanza che deve avvenire in ogni ora e in ogni luogo. Fosse facile. Ma i ragazzi ci tengono: «Prof, che fa, non ci porta in gita?». E allora ogni volta «resta solo da decidere chi guiderà la spedizione. Serve un volontario, un eroe. E qui casca l’asino – spiegava Sandro Onofri su Repubblica –. Qui tutti i professori si dichiarano, ma a malincuore, sia chiaro, indisponibili. C’è chi ha tre figli a cui badare, chi ha un padre malato – sono dieci anni che questo vecchio padre è malato, non muore mai -– chi sta traslocando…». Così si trova un malcapitato che ha ancora un briciolo d’entusiasmo o non riesce a dire no a

«Ma così si trasformano le gite in tante occasioni mancate» commenta Alfio Sironi, ideatore – con la collega Marilena Scarpino – del progetto Viaggi Diversi. Eppure «la gita resta un momento formativo ed educativo unico perché fatto all’interno di un ciclo scolastico che rappresenta esso stesso un momento fondamentale nella vita degli studenti. La sua forza deve poter amplificare l’esperienza di studio riuscendo ad alimentare la crescita umana oltre che culturale» spiega Lorenza Bonaccorsi, sottosegretario del Mibact. E allora il pallino torna nelle mani degli insegnanti disposti a investire tempo e voglia: «A loro è demandato il compito di riuscire a trovare una meta che abbia la capacità di inserirsi all’interno del percorso scolastico come un’esperienza unica, perché vissuta in quel momento e con quei compagni di viaggio. Meglio se è una destinazione che abbia una sua valenza anche etica perché sostenibile, rispettoso della natura, dei territori, di chi li abita e di chi se ne prende cura. Fondamentale che possano partecipare tutti e nessuno si senta escluso, specie per ragioni economiche» prosegue Bonaccorsi.

Ed è questa la filosofia che anima i tanti professori che provano a innovare il paradigma delle gite. «Nel nostro caso chiamiamo i ragazzi a progettare e vivere da protagonisti un viaggio, trasformando la gita in un’esperienza importante per rompere quel sottile involucro che separa la scuola dalla realtà – spiega Sironi –. Per loro è l’occasione di mettere in gioco qualità che non emergono nella normale vita scolastica, sperimentando concetti e strumenti studiati ma utilizzati solo in esercizi astratti. Invece scegliere, organizzare in autonomia e dover rispondere di quanto si è creato produce una responsabilizzazione degli alunni». Dunque esistono innumerevoli modi per impostare veri viaggi d’istruzione. Il Tci ne ha selezionati sei come esempi per spiegare che un altro viaggio d’istruzione è possibile.

1. RACCONTARE PARIGI
Parigi val bene un gita. Nelle classifiche delle mete scelte dalle scolaresche è sempre sul podio. Ma c’è gita a Parigi e gita a Parigi, racconta Livia Spano, docente di Lettere all’Isis Raffaele del Rosso-Giovanni da Verrazzano di Porto S. Stefano (Gr) che insieme alla collega di francese Neera Rocchi questa primavera porterà nella capitale la 3ª Liceo linguistico di Orbetello e la IVªB del Tecnico economico a indirizzo turistico. «Sarà uno stage linguistico con esperienze pratiche, ovvero proviamo a fare qualcosa di più complesso. Invitiamo i ragazzi a rispondere a queste domande: come si scopre una città? Come la si racconta? Come la si legge? A livello pratico il nostro tempo sarà diviso tra lezioni di lingua al mattino e pomeriggi di incontri con esperti del settore: scrittori di guide, fotografi, autori di reportage, guide turistiche. Incontri che facciamo sia a Parigi, sul campo, sia in classe nei mesi precedenti». Una volta tornati il lavoro non è finito. «Gli studenti dovranno produrre testi sulla loro esperienza di viaggio basandosi sulle testimonianze che hanno raccolto. Ognuno sceglierà se scrivere parte di una guida turistica o un articolo di giornale. La volontà è trasformare le parole che si studiano in classe in qualcosa di concreto, che vedi con gli occhi e metti in pratica, mettendoti alla prova». Anche se l’obiettivo è più ampio: «Aspiriamo a migliorare i ragazzi, aiutarli a fare nuove esperienze e non ultimo, educarli al viaggio».

2. VIAGGI DAVVERO DIVERSI
Andare in gita in Armenia e Georgia non capita tutti i giorni, del resto non si chiamerebbero Viaggi Diversi se le destinazioni non fossero insolite. Quel che conta non è la destinazione ma la filosofia e il lungo lavoro alla base del progetto che da due anni i professori Alfio Sironi e Marilena Scarpino portano avanti con gli studenti dell’Indirizzo Turismo dell’Istituto Superiore Statale E. Vanoni di Vimercate (Mb). «Il nostro è un laboratorio permanente per la creazione di esperienze di viaggio progettate, guidate e raccontate direttamente dagli studenti». Si tratta di un istituto turistico «e crediamo sia necessario formare i ragazzi al loro mestiere futuro, ovvero organizzare i viaggi. Un pomeriggio a settimana abbiamo lavorato alla progettazione dei tre itinerari, con un lavoro di conoscenza generale del territorio, studio dei vincoli logistici del viaggio e lavoro sui dettagli dell’itinerario». Poi si pensa al racconto, con un corso di scrittura di viaggio in collaborazione con il Tci, ma anche di fotografia e video, perché i linguaggi dei media ormai sono tanti. Una volta in giro gli studenti diventano ancor più protagonisti: si travestono da guide e accompagnatori. È stato così lo scorso anno in Marocco, nella Grecia continentale e sarà così quest’anno in Sardegna e Romania. I docenti invece diventano turisti/valutatori, lasciando ai ragazzi sia l’approfondimento culturale sia la gestione del gruppo e degli aspetti logistici come i check-in alberghieri e aeroportuali. A esperienza conclusa gli studenti tengono una serie di incontri con la comunità per restituire l’esperienza fatta e invogliare altri a partire, come fa chiunque lavori nel turismo.

3. IN TRENO PER CAPIRE
«Il primo fu il treno per Auschwitz. Era il 2005, andammo in Polonia per il 60˚ anniversario dell’apertura dei lager, c’erano meno 20 gradi ma la partecipazione dei ragazzi fu intensa». Da allora ogni anno Lorena Pasquini, direttrice dell’archivio storico della Cgil Brescia, organizza Un treno per che coinvolge centinaia di studenti delle scuole bresciane. «Si tratta di un progetto didattico di educazione alla cittadinanza di cui il viaggio costituisce solo una parte. Il lavoro dura un anno, è pluridisciplinare ed è un’esperienza collettiva che mette in moto più scuole del territorio» spiega. Dal 2014 ai treni per Auschwitz si affiancano a cadenza biennale i Treni per l’Europa: Berlino, Sarajevo, Salonicco le destinazioni. «Crediamo sia necessario aprire gli orizzonti, non solo coltivare la memoria ma fare un lavoro complesso sull’idea di Europa, sulle nuove cittadinanze e sulle migrazioni». Complesso come è l’organizzazione di una esperienza che si tiene ogni novembre e prevede spostamenti solo via terra «perché il viaggio lento favorisce l’incontro, prepara alla destinazione e aiuta il nostro lavoro. Nel viaggio di andata si gettano le basi della rivista che racconterà l’esperienza». Ma tutto Un treno per è un’esperienza: «Come ciceroni ci avvaliamo di studenti locali, organizziamo incontri con Ong e una volta arrivati realizziamo performance artistiche e teatrali che i ragazzi elaborano in laboratori musicali e teatrali durante l’anno».

4. GRAZIE A UN PUGNO DI LIBRI
Quando le esperienze sono guadagnate hanno sempre un sapore diverso. Figurarsi una classe che si conquista la sua gita grazie ai libri letti. È quello che è successo alla 3ªB del Liceo scientifico Nobel di Torre del Greco (Na). «I ragazzi hanno partecipato al concorso Fuori-classe di Prima Effe. Un progetto Feltrinelli per la scuola rivolto alle classi del triennio delle superiori basato sulla lettura di classici contemporanei, un torneo che mette in palio libri destinati alle scuole e il pernottamento a Milano per le finali che si tengono in Fondazione Feltrinelli. E noi abbiamo vinto la selezione per la Campania» spiega la docente, Giuseppina Di Donno. «Ma poi ci sia detti: che cosa possiamo portare a casa da questa esperienza? Solo due ragazzi avevano visitato Milano e allora abbiamo ottimizzato: la partecipazione alle finali è stata l’occasione per la gita organizzata in completa autonomia dagli studenti che hanno cercato i biglietti più convenienti e stilato il programma». Non basta: i ragazzi della 3ªB hanno preso gusto a conquistarsi i viaggi, hanno partecipato a un concorso di cultura generale di Grimaldi Lines vincendo una crociera a Barcellona.

5. SCUOLA DELLA LEGALITA'
Studenti delle superiori che fanno lezioni di diritto e di cittadinanza ai colleghi delle medie. Ragazzi con cui condividono la lettura di un libro e il relativo incontro con l’autore, ma anche il lavoro di camerieri per una sera, visto che per finanziare il viaggio gli alunni della 2ª Turistico e delle terze medie organizzano una cena ed eventi pubblici. Tutto fuori orario scolastico, «perché i ragazzi hanno bisogno di essere responsabilizzati, ce lo chiedono. E poi l’autofinanziamento serve a far capire loro che se hai una buona idea e investi in te stesso qualcosa ottieni» spiega Rosa Donatacci, docente di Lettere dell’istituto Varalli di Milano che ha creato questo progetto. «Solo attraverso queste tappe partecipate si riesce a dare un valore diverso al viaggio d’istruzione» prosegue. «La costruzione del viaggio diventa l’occasione per mettersi alla prova, perché gli studenti devono essere aiutati a costruire realtà concrete e a vedere i risultati». Che nel caso sono un viaggio in Sicilia con Addiopizzo in occasione della giornata in memoria delle vittime innocenti di mafia, perché tutto il lavoro ruota intorno al tema della legalità e della memoria.

6. INCONTRI A LAMPEDUSA
«Per tutte le specie il mischiarsi è fonte di arricchimento. Lo è anche per l’Homo Sapiens che ha una naturale propensione ad andare, a viaggiare e colonizzare. È l’incontro con la diversità a generare progresso» spiega Stefania Biscardi, docente di matematica e scienze alle scuola media musicale Principe di Piemonte, all’Ostiense, a Roma. È partita da queste premesse per organizzare con la collega Alessia Barbati il progetto Al Largo. «È l’aggancio didattico per parlare di un tema che ci sta molto a cuore, le migrazioni. L’abbiamo fatto con un approccio multidisciplinare che prevede la lettura di Lettere a una dodicenne sul fascismo di ieri e di oggi di Daniele Aristarco, il coinvolgimento di un musicista e un attore per creare una performance su questi temi che andremo a realizzare a Lampedusa, meta del nostro viaggio d’istruzione». Viaggio che prevede l’incontro con pari età dell’isola, ma anche la visita al centro di recupero delle tartarughe «che sono la specie migrante per eccellenza». Un’esperienza in cui i ragazzi insieme si cimentano in tante cose «perché credo nel valore educativo del fare, dell’andare e dello stare insieme. E in assoluto il viaggio è l’esperienza che più permette di realizzare tutto questo», conclude Biscardi.