Dalle gite di classe al viaggio d’istruzione. Parola ai geografi

I viaggi d'istruzione sono strumenti per imparare a capire l’altro e l’altrove, scrive Dino Gavinelli, professore di geografia e vicepresidente Aiig

I viaggi di istruzione sono per loro natura un importante strumento che consente agli studenti di scoprire un altro e un altrove spesso sconosciuto o conosciuto a tratti, solo indirettamente, attraverso letture, racconti di altri viaggiatori, immagini, documentari. Visitare contesti sociali e territoriali diversi da quelli di residenza abituale consente di entrare in contatto con un patrimonio materiale fatto di persone, beni, monumenti e oggetti fisici ma anche di consuetudini, tradizioni, abitudini, stili di vita e situazioni diverse dalle proprie. È proprio questo contatto con l’altro e l’altrove a fornire la più importante motivazione al viaggio di istruzione. Sapere che i paesaggi e l’organizzazione del territorio visitato, sia esso vicino al luogo di residenza o molto lontano, sono manifestazione di valori sociali, economici, culturali ed ecologici, ed essere in grado di interpretare quanto vediamo e sperimentiamo nel viaggio consente di non affidarsi esclusivamente alle impressioni effimere o sensoriali di un mondo in rapida trasformazione. Solo in tal modo si pongono le basi per tentare di comprendere il mondo in termini di conoscenza, modelli, metafore, punti di vista, narrazioni e rappresentazioni. Da quest’ottica il viaggio d’istruzione rappresenta dunque un momento di insegnamento e apprendimento interdisciplinare molto ampio, perché non sono solo la geografia in generale ma anche le discipline umanistiche (storia, arte, musica, teatro, lingue classiche e moderne, letteratura), le scienze naturali, ambientali e della vita o le scienze sociali (economia, diritto, sociologia, antropologia) a essere chiamate in causa. Un efficace impiego del viaggio di istruzione aiuta studenti e adulti a comprendere il mondo in modo più attivo e coinvolgente, in un contesto meno formalizzato nel quale è possibile il confronto con se stessi, le proprie conoscenze e aspettative, i propri limiti. Le società incontrate, le pratiche turistiche messe in atto e lo spazio visitato non sono percepiti allo stesso modo: da un lato a causa della diversità dei soggetti; dall’altro per la leggibilità eterogenea offerta dai diversi ambienti e territori agli sguardi dei diversi visitatori e alle loro mappe mentali.

Portato nel mondo della scuola italiana, il viaggio d’istruzione consente di approfondire una metodologia importante anche in termini comparativi: confrontando le differenti prospettive di lettura del territorio prodotte dagli studenti si giunge a una presa di coscienza della complessità dei fenomeni osservati. Il viaggio di istruzione, opportunamente pianificato e preparato, offre così la possibilità di lavorare evitando trasmissioni standardizzate tipiche della lezione in aula; permette invece di sviluppare strumenti di orientamento culturale per leggere e interpretare gli spazi italiani, con i loro simboli, realizzando percorsi formativi legati alla realtà territoriale di riferimento e alle problematiche che gli studenti vivono quotidianamente. La ricerca geografica e pedagogica si interroga sulle potenzialità connesse all’indagine sul terreno e su come declinare tali riflessioni nella prassi didattica. Nell’ambito della produzione della conoscenza, il viaggio di istruzione costituisce al contempo il momento in cui si dà prova di un metodo e di una sensibilità di indagine e il contesto nel quale avviare pratiche ed esperienze condivise. Funzioni che spesso faticano a trovare il giusto riconoscimento nella prassi didattica, rimanendo relegate a ricerche marginali rispetto al lavoro scolastico quotidiano. L’auspicio allora è di potenziare la pratica del viaggio di istruzione per introdurre alle ormai ineludibili richieste di sostenibilità ambientale, sociale, culturale e istituzionale provenienti dal nostro Pianeta.

* testo di Dino Gavinelli, docente UniMi e Vicepresidente Aiig