Fiume, porto di diversità. Un secolo impegnativo

Lo storico Raoul Pupo in Fiume città di passione racconta le travagliate vicende della città lungo il Novecento

Un fiero municipalismo che cerca di resistere alle vicende novecentesche degli Stati Nazione. Ma alla fine soccombe, come è successo ad altre città simili in tutta Europa: da Salonicco a Königsberg. Potrebbe essere questa la sintesi delle vicende di Fiume nel secolo scorso raccontata da Raoul Pupo, docente di Storia contemporanea a Trieste, in Fiume città di passione, (Laterza). La storia di Fiume è quella di una piccola città in cima all’Adriatico in cui sembra addensarsi tutta la storia del Novecento europeo. Ricordata più che altro per l’esperimento guidato dal vate D’Annunzio, che invero riguarda una porzione minima della sua storia (dal settembre 1919 a fine 1920), la vicenda di Fiume è invece assai più complessa. Città cosmopolita, di cultura italiana, governo austroungarico e popolazione mista, per decenni il porto della corona d’Ungheria prima che l’impero asburgico crollasse. Poi viene invasa da D’Annunzio, diventa città libera per poi entrare a far parte del Regno d’Italia, passare alla Iugoslavia e infine alla Croazia.