Una foto, una storia. Beata gioventù, all'ostello

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Per decenni la scoperta della libertà è passata dagli Ostelli della gioventù, inventati in Germania da Richard Schirrmann e ormai diffusi in tutto il mondo. Anche se in italia arrancano.

Se le statue servissero ancora a onorare i grandi uomini bisognerebbe costruirne una per Richard Schirrmann da Grunenfeld, una volta Prussia, oggi Gronówko in Polonia. Alto, magro, gambe lunghe e gran camminatore, di professione maestro elementare, per l’epoca era uno fuori dagli schemi: amava far lezione all’aria aperta e vagheggiava una scuola itinerante nella natura. Nell’estate del 1909 si trovava in gita con i suoi studenti nelle campagne intorno ad Altena, nella Renania Westfalia tedesca, quando una tempesta di fulmini si abbatté sul loro accampamento e furono costretti a riparare al chiuso di una scuola. Mentre i ragazzi si asciugavano e si addormentavano, Schirrmann meditò su un’idea che gli ronzava per la testa da tempo: costruire una catena di posti semplici, ripari sparsi per la cittadine della campagna tedesca dove i ragazzi potessero trovare rifugio durante le loro vacanze. Quella stessa estate sistemò alcuni letti nella scuola dove insegnava. Era un ostello ma era una sistemazione provvisoria, il bello doveva ancora venire. Il 1° giugno 1912 nel castello di Altena aprì il primo Jugendherberge, il primo ostello della gioventù. Nel 1919 Schirrmann fondò l’Associazione tedesca degli ostelli della gioventù; in dieci anni in Germania ne vennero aperti 2mila.

Il castello di Altena ospita ancora un ostello, quelle camerate sono diventate museo. Oggi le strutture riconosciute dall’Associazione internazionale degli ostelli della gioventù (Hostelling International), fondata nel 1932 ad Amsterdam e presieduta dal professore tedesco, sono oltre 4mila in 80 nazioni. Lo statuto dell’associazione riassume la filosofia che ispirò Schirrmann: «Promuovere l’educazione di tutti i giovani di tutte le nazioni, ma specialmente di quelli con limitate risorse economiche, incoraggiandoli a coltivare conoscenza, amore e cura della campagna e delle città (…) provvedendo a fornire ostelli dove non ci saranno distinzioni di razza, nazionalità, colore, sesso, classe e opinione politica al fine di promuovere una migliore conoscenza reciproca, sia a casa che all’estero». Le ragazze ritratte nella foto qui sotto all’entrata dell’ostello di Genova di certo nulla sapevano di Richard Schirrmann.

Così come non dovevano averne sentito parlare le due canadesi fotografate davanti a un non meglio specificato ostello italiano nel 1958. Ma come milioni di altri giovani avevano abbracciato la sua filosofia: girare liberamente per l’Europa spendendo poco e conoscendo molto. Lo stesso spirito che affascinò Aldo Franco Pessina, un altro cui bisognerebbe dedicare una statua. Insegnante, giornalista, scrittore e commediografo, Pessina è il fondatore – nel 1945 – dell’Associazione italiana alberghi per la Gioventù (Aig). «Tenace propagandista dell’idea di offrire ai giovani del popolo la possibilità di compiere viaggi» lo definiscono Le Vie del Mondo. Uno che ha speso tutta la sua vita a creare una rete italiana di ostelli: negli anni Cinquanta erano già 50 con oltre 2mila posti letto. Molti avevano aperto in ville e strutture storiche sistemate per l’occasione: a Finale Ligure nel neogotico castello Vuillermin, a Firenze in uno spedale medievale, a Roma nell’ex foresteria del Foro Italico costruita nel 1929 da Del Debbio. Altri, come l’ostello Piero Rotta di Milano, furono costruiti nel quartiere QT8 con l’obiettivo di ospitare giovani. Alcuni sono ancora aperti, altri sono stati ceduti negli ultimi anni, molti sono stati chiusi definitivamente. Iscritti all’HI sono ancora 61, anche se l’Aig da anni naviga in brutte acque. Dal 1° luglio 2019, nonostante il tentativo di salvataggio in extremis da parte del governo finito in polemica, è stata aperta la procedura fallimentare per l’Aig.  non sarebbe felice.

Foto di Archivio fotografico Tci