Il relax è senza rete

In val di Rabbi, in Trentino, si cura la dipendenza da smartphone (e da social network) con un percorso specifico di disintossicazione nella natura. Tra abeti secolari, acqua pura e passeggiate a piedi nudi nel bosco

Per un po’mi sento come Levante, alias Leonardo Pieraccioni, ne Il ciclone, alla ricerca ossessiva di un segnale telefonico. Giro tra i boschi con il cellulare in alto in attesa di cogliere almeno una tacca che mi permetta di inviare un messaggio whatsapp e condividere una foto di questo paesaggio. Speranza vana: qui non c’è campo per nessuna rete, tantomeno il wifi. Mi rassegno e non posso fare altro che guardare con altri occhi quello che mi circonda. La val di Rabbi, fiabesca valle laterale della val di Sole, immersa nel versante trentino del Parco nazionale dello Stelvio, si apre attorno a me in tutto il suo incanto e diventa una vera scoperta.

Con la montagna ho sempre avuto un rapporto distaccato: io, fan del mare in qualsiasi periodo dell’anno, mi ritrovo a sperimentare una naturalità insolita, mentre percorro i sentieri circondati da boschi millenari che si animano solamente con i suoni del vivacissimo torrente Rabbies. Il mio è un percorso disintossicante che aiuta a disconnettersi e a recuperare energie fisiche attraverso il silenzio e la park therapy. Ad accompagnarmi c’è Sara Zappini, direttrice delle Terme di Rabbi, che in collaborazione con l’Azienda di promozione turistica della val di Sole, ha voluto dare spazio a questo rito di benessere.

«Consegnami il tuo cellulare, te lo custodisco io per qualche ora», mi dice. «Così non sei neanche tentata di guardarlo in continuazione». In cambio mi porge uno zainetto con dentro una merenda golosa e libri a sorpresa da leggere durante il tour nei boschi. Ed è il baratto che il Grand Hotel delle Terme di Rabbi propone a chi non è in grado da solo di rinunciare a controllare costantemente le mail o i messaggi che arrivano sullo smartphone, offrendo pacchetti speciali per il disintossicamento digitale. Del resto, lo dicono le ricerche, la patologica paura di stare lontano dal proprio telefonino è ormai sempre più considerata una malattia a tutti gli effetti: secondo la piattaforma di ricerca Dscout, ogni utente controllerebbe il proprio cellulare in media 2.600 volte al giorno. Rientro a pieno nei dati statistici e, pur se un po’ spaventata all’idea di stare qualche ora senza questo “aggeggio tecnologico” in mano, dò il via allo scambio prendendo il sacchetto con formaggio e mele (scoprirò più tardi che questa combinazione ha un gusto mai provato prima).

Qui, l’unica connessione è con l’ambiente circostante, dove lo stare bene è fatto davvero di piccole cose come il fruscio dell’aria tra le foglie, il cinguettìo degli uccelli, il sole che filtra tra i rami, il profumo delle cataste di legna pronte per un nuovo lungo inverno. Di emozioni a contatto con gli alberi di pino cembro dalle punte aguzze, con gli abeti rossi e gli esemplari di abeti bianchi che sono armonia per i miei occhi. «Scegli il tronco che ti piace di più, accarezzane la corteccia, senti il caldo e il freddo al tatto e poi lasciati andare a un abbraccio», mi invoglia sempre Sara. «Se chiudi gli occhi potrai anche sentire “le voci”, e respirare gli oli naturali aromatici che gli alberi emanano». In verità resto un po’ scettica, ma faccio come dice. Mi bastano pochi minuti per avvertire una sensazione di calma, di distacco, quiete e stupore insieme.

Ed è solo l’inizio dell’esperienza di park therapy. Munita di mappa del benessere – sono indicate le aree digital detox, le malghe che offrono prodotti biologici e i percorsi – proseguo con la passeggiata a piedi nudi, prima su un sentiero di pigne e poi nell’acqua fredda e rinfrescante del torrente Rabbies. Il richiamo dell’acqua è forte e l’energia che trasmette è unica. Passo dopo passo, lo scenario cambia prospettiva, riflessi e colori. Ogni angolo verde, ben oltre le cinquanta sfumature, mi sorprende e mi rapisce.

Mi dicono che da queste parti si può vagare per giorni senza ripetere mai lo stesso percorso, ma sempre in religioso silenzio, come se ogni respiro potesse rovinare la magia del luogo. Tra le varie opportunità, c’è il “percorso dell’acqua” che prende avvio presso le Terme di Rabbi, si dirige verso la segheria veneziana dei Begoi e porta verso la cascata del Ragaiolo fino all’imbocco di un ponte sospeso. Mi aspetta un’altra prova che va oltre le mie sicurezze: attraversarlo per più di 100 metri sospesi nel vuoto a una altezza che raggiunge i 57 metri. Tentenno nuovamente ma accetto la sfida personale. Da quassù, nonostante le mie vertigini, la vista è di quelle che si ricordano per sempre, ma meglio tornare con i piedi ben saldi per terra.

Usciamo dal bosco per andare alla scoperta dei dintorni, non senza aver prima appreso da Sara Zappini che entro fine anno nascerà, in località Pozzatine, un altro parco composto da sette postazioni sonore ed esperienziali. Ognuna sarà associata a uno dei sette chakra, secondo le filosofie orientali i centri di energia presenti nel corpo umano.  Ad aspettarmi è il molino Ruatti, nella frazione di Pracorno, proprio all’imbocco della val di Rabbi, con ancora visibile la ruota ad acqua; la macina in pietra, tuttora funzionante, porta la data 1813. All’interno faccio un tuffo nel passato, dalla sala di molitura alla cucina con un antico focolare di tipica fattura trentina con piastrelle in maiolica, passando per la stua, la preziosa stanza da letto rivestita in legno con il soffitto intarsiato e una grande stufa in pregiata ceramica di colore verde. Poco distante c’è il paese di Caldes che sembra uscito da una scatola di giocattoli, tanto è composto e ordinato. È la patria del rafting, sui 28 chilometri del torrente Noce, ma anche sede di un maestoso castello.

Castel Caldes sorge su un dosso a quasi settecento metri e al suo interno vanta la “stube del conte”, fresca di restauro e ricavata nell’antica torre del maniero. Ma è la storia sulla stanza di Olinda ad attirare ancora di più la mia attenzione. La leggenda racconta della bella Olinda e del suo amore per Arunte, menestrello di corte. Amore contrastato dal padre Rodemondo che per impedire il matrimonio, fa rinchiudere Olinda in una piccola prigione, dove morirà per le sofferenze del cuore. Si dice che gli affreschi di questa stanza siano opera sua. Così, dopo aver fatto scorta di energia naturale ma anche di una proveniente dall’arte e dalla storia, torno a rilassarmi alle Terme di Rabbi, le cui acque benefiche erano già famose ai tempi dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria. M’immergo nella piscina idromassaggio e un senso di beatitudine mi pervade. Mi accorgo che, anche se sono tornata in una zona dove lo smartphone funziona perfettamente, non ho così tanta voglia di controllare la posta elettronica o le pagine dei social network. Preferisco continuare a vivere questa valle nella più totale disconnessione dal mondo tecnologico, ma connessa, forse per la prima volta, completamente con me stessa. Qualcuno ha detto che le cose più belle si fanno offline. E ora so che aveva ragione.