Abruzzo. La storia qui passa per i borghi

Non raggiungono i cinquemila abitanti in tre, eppure i Comuni Bandiera Arancione nei pressi di Lanciano custodiscono un patrimonio piuttosto peculiare di arte, architettura, storia e natura (in totale le bandiere Touring sventolano su sette centri dell’Abruzzo e includono Palena, Scanno, Civitella Alfadena e Opi. Sul sito bandierearancioni.it i dettagli). Il più antico, secondo le tracce storiche, è Lama dei Peligni che è compreso nel territorio del Parco Nazionale della Majella. Noto agli appassionati di natura come paese dei camosci, data i suoi natali in epoca preistorica, come testimoniato dalle pitture rupestri rinvenute nelle grotte della zona sopravvissute anche ai bombardamenti della seconda guerra mondiale che invece hanno raso al suolo l’abitato. Ed è proprio in una grotta, quella del Cavallone, la più alta in Europa visitabile, che Gabriele D’Annunzio ha ambientato la sua tragedia La figlia di Iorio. Origine più recente per Fara San Martino che si trova alle falde del versante orientale del massiccio della Majella ed è attraversato dal fiume Verde. Il primo abitato risale al IX e X secolo, periodo in cui il territorio fu colonizzato dai monaci benedettini che costruirono l’abbazia di S. Martino in Valle i cui resti sono ancora ben visibili. Frammenti architettonici e artistici delle epoche successive sono ancora presenti nel centro storico, in parte danneggiato durante il terremoto del 1706, ma ricostruito e ampliato. Purtroppo invece l’abbazia fu abbandonata definitivamente quando i detriti di un’alluvione nel 1818 la sommersero. Fu necessario aspettare gli scavi archeologici del 2006 per poter riscoprire questo patrimonio dalla storia millenaria. Terzo borgo Bandiera Arancione non lontano da Lanciano, Roccascalegna la cui origine risale al XII secolo. Il borgo era un avamposto longobardo per il controllo della valle del Rio Secco e in difesa dagli attacchi bizantini. Là dove c’è il castello del paese, eressero persino una torre di avvistamento da cui alcuni pensano derivi il nome del Comune. Nel corso dei secoli diverse le dominazioni, compresa quella normanna a cui si deve la costruzione del castello vero e proprio, ancora oggi simbolo che si staglia su uno sperone di roccia con, sullo sfondo, la Majella. Ai piedi di quella rocca il borgo antico è misterioso e silenzioso, quasi a voler tenere nascosta la sua storia millenaria per proteggerla dalla contemporaneità.