Puglia oltre il Salento

Lorenzo de SimoneLornezo de SImoneFranco CappellariVittorio GiannellaVittorio GiannellaLorenzo de SimoneVittorio Giannella

Per l’Italia un modello turistico raro: sei paesi di tre province diverse, ma tutti insieme per promuovere in maniera sostenibile il loro territorio unico, le ricchezze, la storia, le tradizioni, i sapori...

In campo, schierate dalla stessa parte, tre province, Bari, Brindisi, Taranto; ben sei Comuni, Alberobello, Cisternino, Locorotondo, Martina Franca, Ceglie Messapica e Ostuni, di cui la metà sono Bandiere Arancioni del Touring Club Italiano (Alberobello, Cisternino e Locorotondo). In un Paese dove prevalgono i campanili e i campanilismi, gli egoismi miopi e una competitività spesso autolesionistica, la sfida lanciata dalla valle d’Itria, nell’alto Salento, nel settore del turismo (lento e sostenibile) che per la regione Puglia è diventato altamente strategico, è degna di essere raccontata. Una vocazione quella del turismo, relativamente recente ma che è insita persino nel nome visto che la parola Itria viene dalla Madonna di Odigitria, protettrice dei pellegrini (dal greco òdos + ago, colei che indica il cammino), ma che certamente negli ultimi anni, visto il successo fin troppo clamoroso del Salento, ha risvegliato l’attenzione e le cure degli amministratori locali e delle imprese legate al turismo per intercettare il flusso di viaggiatori e di vacanzieri offrendo loro non solo l’illustrazione dei tanti tesori naturalistici, artistici, architettonici, storici e gastronomici presenti in quest’area tra il mare e il parco delle Gravine, ma anche predisponendo una serie di servizi a favore di un soggiorno sereno, sicuro e organizzato.

Come? La nuova generazione di amministratori comunali, molti con esperienza fuori regione e all’estero e con alle spalle corsi e master di specializzazione, è stata decisiva perché ha capito che da soli magari si fa per tre ma con molta più fatica, mentre “vendendo” tutti insieme lo stesso prodotto sarebbe stato più facile e utile. E così è partita la sfida che nella valle si sta portando avanti a passi successivi: creare un logo, mettere in rete e in comune i trasporti, creare un cartellone unico degli eventi e degli appuntamenti per evitare sovrapposizioni e allungare la stagionalità, unificare la segnaletica stradale, sviluppare le piste ciclabili intercomunali lungo l’ex acquedotto, favorire la crescita di un turismo lento e di un’accoglienza di livello soddisfacente nelle masserie, le dimore di charme, i b&b e gli hotel diffusi spuntati sul territorio. Ma le condizioni per riuscire ci sono tutte? Certo, e poi il clima in questo territorio permette di allungare di molto la stagione turistica. Così siamo andati a vedere che cosa offre la valle a chi come un socio Touring cerchi, oltre che mare e spiagge, qualcosa di non scontato nei suoi viaggi in terra d’Itria.

Siamo partiti dal borgo più noto, Alberobello, Bandiera Arancione Tci, super famosa per via dei trulli (dal greco trûllos, cupola), le caratteristiche abitazioni, antichi rifugi di campagna, realizzate dagli specializzati trullari con mura a secco circolari spesse oltre un metro, allattate, vale a dire imbiancate a calce e ricoperte dai caratteristici tetti a cono di scaglie di pietra calcarea grigia ricavate dal terreno durante la costruzione di cisterne per l’acqua. L’acqua è stata per secoli la grande assente dal territorio (la Puglia, viene da Apulia traduzione di pluvium, con davanti l’alfa privativa greca: come dire, qui di acqua non ce n’è) fino alla creazione dell’acquedotto che poco più di un secolo fa, nel 1920 portò il prezioso liquido da Caposele, in Irpinia. Dichiarato patrimonio Unesco fin dal 1991, l’antica Arboris belli attrae torme di turisti. Ma chi volesse andare oltre il souvenir del trullo portacandele ne ha di cose da scoprire: i trulli più antichi, per esempio, che risalgono alla fine del ‘700 nell’ultimo feudo degli Acquaviva; o le leggende che accompagnano l’arte della loro costruzione (si metteva nelle cisterne un’anguilla maschio che viveva anche 10 anni, per verificare la purezza dell’acqua, si coibentavano i muri con materiale inerte per impedire il passaggio dell’umidità...); o ritrovare nel raro trullo sovrano (a due piani) in piazza Sacramento di contrada Marziolla l’atmosfera del set del film superpremiato e quasi Oscar Casanova70 di Mario Monicelli, con Marcello Mastroianni (maggiore e seduttore stressato) e Moira Orfei (una pedicure). Lasciamo la selva di oltre 1.400 comignoli dei trulli e raggiungiamo la vicina collina sulla quale si acciambella un’altra Bandiera Arancione Tci, Locorotondo, con le contrade, le case cummerse, cioè con i tetti spioventi, i terrazzamenti dove un accordo tra pubblico e privato permette lo sviluppo della vite di città. Viticultori come Domenico Bufano, con una lunga esperienza nel Nordest, nelle zone del prosecco, coltivano sulle balze che circondano il borgo, di proprietà del Comune, vini doc come il primitivo, il minutolo, accanto ai tradizionali verdeca e bianco autoctoni.

Dopo una doverosa sosta alla trattoria Cortiletto nella minuscola frazione di Speziale, per verificare l’esperienza della carne ai fornelli, tipica pugliese, si arriva nella barocca e rococò Martina Franca (a lungo zona libera, franca appunto, dai dazi e balzelli già nel 1310), in posizione strategica tra Adriatico e Jonio. I martinesi hanno più volte trasformato questa cittadina abbattendo il castello medievale degli Orsini per costruire palazzi spettacolari come quello del duca Caracciolo, progetto approvato da Lorenzo Bernini quando era sovrintendente del regno di Napoli. Nel vasto cortile del palazzo, con una balconata di ferro battuto di 74 metri, affacciato su piazza Roma, si svolge ogni anno il rinomato festival musicale, testimonianza della vocazione artistica di Martina, confermata dalle sculture di Giuseppe Sanmartino nella basilica del santo omonimo e per aver dato i natali a Paolo Grassi fondatore, con Giorgio Strehler, del Piccolo Teatro di Milano.

Ora è la volta di Cisternino (cis Sternum, al di qua di Ostuni) anch’esso Bandiera Arancione Tci, fondata dai monaci basiliani che evangelizzarono la Puglia. Anche qui tra due porte, la grande e la piccola, i cistranesi abitano in un incantato e candido borghetto, tra piazzette raccolte, chiese madri, associazioni combattenti e reduci, capitelli che richiamano leggende sentimentali di Federico II, il tutto avvolto da un irresistibile aroma di carne ai fornelli. Di masseria in masseria, sparse tra gli sconfinati uliveti, raggiungiamo Ostuni, “città bianca“ per definizione, antica terra dei Messapi, poi longobarda, con un parco archeologico (caratteristiche le anfore trozzelle), artigiani del legno di ulivo (Giuseppe Roma), antiquari (Buongiorno), conventi in piazza Libertà con tracce del passaggio di San Francesco e un obelisco eretto dagli ostunesi al patrono San Oronzo, festeggitato in una cavalcata ad agosto. Terminiamo il tour in bellezza, celebrando i sapori della food valley d’Itria a Ceglie Messapica, borgo medievale con acropoli e rinomato distretto della gastronomia di qualità, con l’unica sede satellite di Alma, la scuola internazionale di cucina fondata a Colorno da Gualtiero Marchesi.

Foto Lorenzo de Simone
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