Nella bottega del caffé

Tour al Mumac di Binasco tra le macchine e la storia dell’espresso

Non passa certo inosservata. A Binasco, a una manciata di chilometri da Milano, l’architettura del MUMAC, il Museo della macchina per caffè del Gruppo Cimbali, storica azienda fondata nel 1912 e simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo, si impone nel grigio panorama industriale che sfila lungo l’autostrada A7: rossa come la passione degli italiani per il caffè, ma al tempo stesso morbida nelle linee arrotondate che la caratterizzano. Omaggio a un prodotto ma soprattutto al caffè all’italiana e alle macchine per espresso che continuano ad alimentarne la grande tradizione è un luogo dove storia, ricerca, design, tecnologia si uniscono per dare vita alla raccolta di 300 pezzi dalle collezioni Cimbali e Maltoni, la più completa al mondo. Si chiama museo ma è un luogo dinamico, vivo, aperto ai professionisti e anche a chi vuole, da curioso, avvicinarsi a una cultura affascinante. Ed è uno spazio che fa parte di quei musei d’impresa che rappresentano il valore del saper fare italiano, il vero motivo e senso del Made in Italy. Lungo il perimetro del complesso, che comprende anche il quartier generale dell’azienda, spiccano alcuni murales variopinti ai quali si contrappone il candore degli interni, che valorizza ed esalta le linee e le cromature delle macchine per espresso, vere e proprie opere d’arte oltre che gioielli di ingegneria. Le diverse sale in cui sono ospitate le macchine mostrano la loro evoluzione sia dal punto di vista tecnologico sia da quello del design e il passaggio del rito della degustazione del caffè da arte a vera e propria scienza.

Quella che al MUMAC è condensata in 6 M, i sei fattori fondamentali per la riuscita di un buon caffè: Mano, quella esperta del barista; Modo, l’origine e la scelta della materia prima; Macina, la dose per trasformare i chicchi nella polvere della giusta granulometria; Macchina, per estrarre il meglio della materia prima; Manutenzione, per rendere la macchina sempre efficiente. Tutto questo concorre a dare vita all’ultima M, la Magia di un ottimo caffè. Il tour inizia nella sala degli Albori dove, tra le prime macchine per caffè espresso, capeggiate dalla ricostruzione del prototipo di Angelo Moriondo, del 1884, svettano l’aquila e l’esuberanza decorativa liberty, trionfo di ottone, smalti e cromature, de La Pavoni Ideale o della Condor Extra Lusso. Il percorso continua con le macchine a sviluppo orizzontale, dalle linee geometriche, quasi sculture, come la spettacolare D.P. 47, nota come La Cornuta, di Gio Ponti. E ancora i prodotti progettati da Gaggia e Faema, con la nuova, rivoluzionaria tecnologia della leva, e i primi prodotti di Giuseppe Cimbali. Suggestiva la ricostruzione dell’interno di un bar degli anni Cinquanta e imperdibili le sale dedicate a grandi nomi del design come Bruno Munari, Enzo Mari, Achille e Pier Giacomo Castiglioni (con la macchina Pitagora vincitrice del Compasso d’Oro 1962), Giorgetto Giugiaro e al trionfo internazionale del Made in Italy. Punto d’arrivo del museo “l’esploso” della Cimbali M100, che mostra, scomponendone i pezzi, la tecnologia che si cela in una buona tazza di caffè. A completare la proposta del MUMAC una biblioteca storica, aperta alla consultazione, che conserva 1300 volumi tematici, il più antico risalente al 1592, e un archivio storico documentale. E ancora un’Academy per la ricerca e la formazione di professionisti e appassionati. Non mancano neanche spazi per mostre temporanee, iniziative, incontri, eventi aziendali e laboratori per le scuole.

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