Idee. Proroghe e rinnovi: ora si azzera tutto

La questione delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative non è certo cronaca recente: risale al 1993 la modifica al Codice della navigazione che prevedeva, alla scadenza, il cosiddetto “diritto di insistenza” che di fatto introduceva un percorso preferenziale per chi era già concessionario. Un assetto consolidatosi negli anni messo in discussione dalla direttiva europea sui servizi del 2006, che prende il nome dell’allora commissario europeo Frederik Bolkestein. Norma mirata a consentire agli operatori di competere su un piano di sostanziale parità: per il rilascio o il rinnovo delle concessioni si dovevano applicare regole di evidenza pubblica. Nel 2009 la Commissione europea invia all’Italia la prima lettera di messa in mora contestando la compatibilità delle norme nazionali con la direttiva Bolkestein.

Il Parlamento abroga nel 2010 il diritto di insistenza e nel 2011 il rinnovo automatico delle concessioni; la procedura di infrazione europea si ferma. Ma poi arriva la proroga fino al 2015 e successivamente a fine 2020 delle concessioni demaniali marittime non scadute. E una sentenza della Corte di giustizia europea del 2016 stabilisce che una norma nazionale che preveda una proroga automatica generalizzata delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo è contraria ai principi di pubblicità e di trasparenza della direttiva Bolkestein. La legge di bilancio 2019 dispone poi un’estensione della durata delle concessioni demaniali marittime di 15 anni fino al 1° gennaio 2034 motivando la scelta con l’esigenza di assicurare la tutela e la custodia delle coste italiane e di proteggere occupazione e reddito delle imprese. In seguito alla pandemia, il decreto Rilancio del luglio 2020 non solo conferma l’estensione a 15 anni delle concessioni ma di fatto vieta alle amministrazioni pubbliche locali ogni procedura concorrenziale per il rilascio. Di fronte a questa situazione la Commissione europea nel dicembre 2020 avvia nei confronti dell’Italia un altro procedimento di infrazione.

A indirizzare le decisioni politiche delle ultime settimane è stata una sentenza del Consiglio di Stato che ha ridotto le concessioni al 31 dicembre 2023, affermando che l’assenza di un intervento di riforma è in contrasto con il diritto europeo. Il governo Draghi ha perciò approvato un emendamento al disegno di legge sulla Concorrenza che recepisce quanto previsto dalla Bolkestein e rimanda a successivi decreti attuativi i dettagli sulla riforma delle concessioni.

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