Il ministro delle Politiche agricole: «E' una battaglia culturale»

Turista e viaggiatore, socio vitalizio del Touring e ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Mario Catania, 60 anni, romano, racconta al direttore di Touring Silvestro Serra una delle sue più appassionate battaglie, quella per il presidio del territorio agricolo, in Italia, oggi.
 

C’è da preoccuparsi?  Se vogliamo che il paesaggio agrario continui a giocare un ruolo importante bisogna fare in modo che sul territorio rimangano a presidiarlo e a renderlo vivo gli agricoltori con le loro imprese.

Ma in italia c’è un problema di cementificazione...  Sì, il consumo di suolo ha raggiunto livelli di guardia. Negli ultimi 50 anni abbiamo consumato milioni di ettari agricoli. È arrivata l’ora di discutere il modello di sviluppo urbanistico di questo Paese.

Perché è così importante proteggere il paesaggio agricolo? Perché l’Italia ha un approvvigionamento alimentare del 75 per cento. Questo significa che un italiano su quattro mangia perché si importa il cibo che consuma. E il nostro livello di auto-approvigionamento è in calo. Tutto ciò avviene in un ambiente agricolo ad alto tasso di bellezza e di attrattività turistica.

È un problema di sviluppo economico? È prima di tutto una battaglia culturale. Il nostro modello culturale è collegato soprattutto alla nostra capacità di esprimere qualità e il mondo agroalimentare italiano è in prima linea a livello mondiale nelle produzioni di qualità. Le nostre produzioni, tipicamente mediterranee, che sono da difendere in Europa, sono proprio uno dei motivi per cui c’è stato un così importante sviluppo del turismo sul territorio rurale. P

Per gli agrituristi c’è ancora confusione nella classificazione delle strutture di ospitalità... C’è effettivamente un po’ di Far West da assenza di regole e di conflitto di competenze tra Stato e Regioni. Bisogna uniformare la classificazione degli agriturismi su tutto il territorio nazionale.

Dove comincia questa battaglia? La prima cosa da salvaguardare è la redditività dell’impresa agricola.

Le nuove generazioni hanno perso il contatto con la campagna, i suoi cicli, le sue produzioni... Infatti una delle cose su cui impegnarsi di più è proprio la formazione dei giovani per moltiplicare la possibilità degli incontri tra cittadini e agricoltori. E settori come gli agriturismi, iniziative che promuovono la vendita diretta, botteghe gestite dagli agricoltori, come Campagna Amica, sono ottimi strumenti.