Un segno che illumina l'arte

Più che l’udito a mancare erano «le parole». Quelle per raccontare che cosa si cela dietro a uno squarcio sulla tela di Giorgio Fontana o per spiegare il significato di Avanguardia. «Ci siamo resi conto che la lingua dei segni non ci permetteva di comunicare fino in fondo con i nostri visitatori non udenti. Per questo abbiamo iniziato a studiare insieme all’Istituto dei sordi di Torino alcuni gesti specifici per l’arte contemporanea» spiega Brunella Manzardo, referente del progetto all’interno del dipartimento Educazione del Castello di Rivoli. Dopo tre anni di lavoro, è nato nel 2010 il primo Dizionario di arte contemporanea in Lingua dei segni italiana (Umberto Allemandi editore, 30 euro). Contiene ottanta parole descritte e fotografate gesto per gesto, con traduzione in inglese e riproduzione di opere di riferimento, per superare il silenzio e le inevitabili incomprensioni tra udenti e non udenti. Come quando per indicare l’arte povera le guide erano costrette a disegnare nell’aria una persona con i vestiti logori e una manica strappata, invece che richiamare alla memoria dei loro interlocutori materiali quotidiani e oggetti di recupero che diventano nelle mani dell’artista opere d’arte.