Mauro Meli torna al Lirico, che sia musica maestro!

Grazie a lui, a Cagliari, erano arrivati Muti, Metha, Kleiber, Boulez, Vengerov e Rostropovich. Ma anche i Wiener, la Filarmonica della Scala, quella di San Pietroburgo o la New York Philharmonic Orchestra. Una mecca della musica nel bel mezzo del Mediterraneo, con il teatro che in sette anni di gestione firmata Mauro Meli (1996-2003), ex sovrintendente scaligero, ha visto aumentare il numero dei suoi abbonati del seicento per cento facendo del Lirico una delle istituzioni di riferimento nel panorama musicale italiano ed europeo.

Un successo che però porta ben inciso anche un lato B della medaglia: un buco calcolato sui 10 milioni di euro e lunghi anni di crisi, dissidi interni, cda spaccati, lavoratori sul piede di guerra. Poi, con un colpo di scena degno delle miglior pagine del Bardo, destituita Marcella Crivellenti, l’ultima sovrintendente in ordine di apparizione, col favore di tre consiglieri su cinque, Mauro Meli, 60 anni, cagliaritano, la settimana scorsa è stato nominato per la seconda volta a capo della Fondazione cagliaritana.

“Tornare a casa è un’emozione forte” sono state le sue prime parole davanti a una platea composta da musicisti, tecnici, giornalisti e addetti ai lavori. “Mi è stato richiesto di rilanciare il teatro, di farne un modello di gestione, trasparenza e produttività. Non potrà che essere così, perché è la legge che lo vuole, siamo un teatro d’opera e la nostra stagione sarà un fiore all’occhiello, l’inizio di un percorso che ci vedrà premiati”.


 
 
E sarebbe davvero ora che, dopo tante polemiche, a tornare protagonista tra stucchi, legni e ottoni sia davvero la musica. Un teatro gioiello quello di via Sant’Alenixedda “uno dei più bei teatri del mondo” ha sottolineato Meli, che si è impegnato a far partire anche gli spazi attigui del Lirico, col Parco della Musica, l’anfiteatro, il piccolo teatro da camera e i giardini alberati animati dai concerti di classica che neanche a Londra se li sognano. “Mancano solo piccole formalità burocratiche, qualche firma e poche centinaia di euro perché questa parte del teatro venga finalmente restituita alla sua città, penso a spettacoli open-air di lirica ma anche a festival internazionali teatro o di musica jazz, una business factory della cultura che veda coinvolti i giovani con laboratori di creatività e progettualità. Sogno soprattutto una stagione d’opera dedicata ai giovanissimi, come succede a Bologna, con centri di produzione e organizzazione di rassegne per ragazzi, attività pedagogiche e seminari per le scuole. A teatro nei prossimi mesi voglio vedere i sardi, ma anche i turisti e tanti, tanti bambini…”.
 

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