Balkan in Milan: Goran Bregovic all'Auditorium per Vidas. Da Kalasnjikov alle colonne sonore per Kustirica

Nella sua musica c’è gioia, malinconia, competenza, esercizio, libertà, arte. Quando, la sera del il 24 febbraio all’Auditorium di Milano. Goran Bregovic ha attraversato il palcoscenico con in braccio la sua chitarra e si è seduto su uno sgabello, la scena si è immediatamente animata di una sensazione mista di allegria, ironia (per il suo completo pantalone giacca, molto kitsch, color crema tutto ricamato) e immediata ammirazione: appena ha preso posto, ha iniziato a suonare con una solo dal sapore festaiolo e balcanico insieme, per scaldare l’ambiente. Di lì a poco sono entrate altre parti dell’orchestra, fino a riempire la scena con due coriste in abiti tradizionali dell’Est Europa, vari coristi in abito scuro, violinisti e fiati: la musica sa zittire ogni retorica. Nelle note di quella fantastica Orchestra, che con spirito si definisce “Dei matrimoni e dei funerali” ("The Wedding & Funeral Orchestra"), c’erano tutte le sofferenze e le guerre, civili e non, combattute sul suolo balcanico, c’era tutta la speranza e l’energia che ora accomuna (anche se sempre in modo precario) diverse popolazioni, così simili (parlano quasi la stessa lingua tra di loro! O quantomeno si capiscono) eppure così distanti, difficili da unire.
In scaletta diverse melodie composte da Bregovic, artista nato a Sarajevo da madre serba, che ha raggiunto alti successi nei Balcani fin dai dischi usciti con il suo primo gruppo, i Bijelo Dugme, “Bottone Bianco”, e che poi, ritiratosi in una piccola casa sulla costa adriatica negli anni ’80 per fuggire alla sua stessa fama, compone le musiche per il terzo film di Emir Kusturica, “Il Tempo dei Gitani”, con cui instaurerà un lungo e fruttuoso rapporto di collaborazione. Durante la serata il gruppo ha interpretato musiche dal film di Kusturica “Underground” (Palma d’Oro nel 1995 al Festival di Cannes), come di “Arizona Dream”, sempre di Kusturica, e il già citato “Il Tempo dei Gitani”. Tra gli altri pezzi suonati lunedì non è mancato “Kalasnjikov”, che ha portato anche il pubblico ad alzarsi e ballare in teatro, per tutta la durata, poi, del concerto: le persone erano entusiaste, e i musicisti raccoglievano l’energia della platea per restituirla in suoni ancora più efficaci. Quel mix tra Oriente e Occidente che è proprio dei Balcani, nel loro essere in se stessi una linea di confine, è in grado di creare un’atmosfera di unica bellezza. Si mischiano popolarità e alta scuola, melodie orientali e occidentali, costumi tradizionali e raffinatezze da orchestra, improvvisazione e altissima scuola: il risultato maggiore che la meravigliosa musica suscitava era senza dubbio la forza di unire tutte le diverse persone presenti in teatro quella sera.
Il concerto aveva scopo benefico: la serta, infatti, era stata organizzata da “Vidas”, l’associazione attiva per garantire assistenza completa e gratuita ai malati terminali (www.vidas.it).
 
 

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