Beirut, la guida dei cittadini

Dici Beirut e pensi subito alla guerra. Ai palazzi che saltano per aria, alle autobombe, agli assisinii politici, al caos in tutte le sue forme. Dici Beirut e non riesci a pensare a una città sola, perchè del resto non lo è. Sono tre, quattro, cinque città diverse. Mondi contrastanti separati da una strada, a volte anche solo un pianerottolo; mondi divisi da un nulla, accomunate da tutto. Beirut è forse il luogo migliore del pianeta dove sperimentare una guida di viaggio diversa, che non racconti i monumenti e i locali, ma la città e la percezione che della città stessa hanno i suoi abitanti. Sarà forse per questo che la rivista olandese di architettura e design Archis ha deciso di iniziare da qui (dopo una prova, un numero zero con Amsterdam) la sua serie di guide Never Walk Alonely Planet.
La guida, in inglese, si chiama Beyroutes, la si compra (costa 17,50 euro) in quasi tutte le libreri della capitale libanese (e sono davvero tante) e fa raccontare una città dalle anime molteplici ai suoi cittadini. Raccontando le prime impressioni di chi la visita, spiegando le storie segrete dei vari quartiere, presentando fotografie di cose insolite (magari non belle) in cui ogni turista che gira per Beirut si imbatte quando vi passeggia, sia che si trovi nel quartiere armeno di Bourj Hammoud che in quello di Dahiya, roccaforte di Hezbollah. Una guida come non ce ne sono tante a una città come non ce ne sono tante.
 
 

 
 

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