Milano. "La città che sale": ancora.

C’è anche un centenario, fra i pretesti non futili per mettere in scena una mostra illuminante e molto godibile... come il suo titolo: Grattanuvole. Un secolo di grattacieli a Milano, inaugurata oggi presso la Fondazione Riccardo Catella di via De Castillia a Milano. Un indirizzo quanto mai appropriato, visto il tema dell’esposizione: lo sviluppo in altezza dell’edilizia milanese e la trasformazione del suo skyline nel corso dell’ultimo secolo. La bassa costruzione industriale di fine Ottocento,color Giallo Milano, situata nello storico quartiere Isola – di tradizione operaia – fra le zone Garibaldi e Repubblica e restaurata pochi anni fa per ospitare la fondazione, è infatti circondata dai nuovissimi edifici che fanno parte del complessivo progetto urbano di Porta Nuova, ultimo atto di un processo di crescita in verticale della città iniziato nei primissimi decenni del Novecento.

                                                                                                                      

Un disegno di Sant'Elia

Il centenario ricorrente è di quelli culturalmente nobili e si rifà alla pubblicazione, nel 1914, del manifesto dell’architettura futurista, diffuso cinque anni dopo quello di Filippo Tommaso Marinetti – che segnò la nascita ufficiale del Futurismo – e sostanzialmente redatto da Antonio Sant’Elia, architetto comasco utopista e geniale che due anni dopo, a soli 28 anni, sarebbe morto su uno dei campi di battaglia della prima guerra mondiale.

Ma negli stessi anni un cui Santt’Elia disegnava le sue città avveniristiche popolate da edifici svettanti, che non furono mai realizzati – e li esponeva alla mostra Nuove tendenze presentata proprio a Milano –, la metropoli incominciava già a guardare in alto, e non solo sulla carta. Nello stesso 1914, infatti, nel realizzare il palazzo Viviani Cova l’architetto Adolfo Coppedè spingeva la torre guelfa di questo fantasioso castello neogotico nella centralissima via Carducci ben oltre i tetti degli edifici vicini; in un anelito verticalista che si rifaceva alle torri delle città comunali e che, di fatto, avrebbe ispirato quarant’anni dopo un’altra torre, la Velasca dei BBPR, segnale inconfondibile nella definizione del profilo urbano milanese.

                                                                

Nella foto di Marco Garofalo, sguardo dalla torre Velasca verso i grattacieli di porta Nuova. A sinistra, la torre Diaz di Mattioni- Soncini

Ancora pochi anni e nel 1924 sarebbero arrivati i due palazzi gemelli di piazza Piemonte, magnifici edifici decò di Mario Borgato, con i loro vertiginosi nove piani a giustificare il titolo di “grattacieli”. Poi, negli anni Trenta, ancora altre “torri”: la Rasini di Emilio Lancia a Porta Venezia e la torre oggi Branca presso la Triennale, di Ponti-Chiodi-Ferrari (in realtà, più una Tour-Eiffell in scala minore che un grattacielo...), nel 1933. E, nel ’37 la torre Snia Viscosa di Alessandro Rimini in piazza S. Babila, questo sì, con i suoi 60 metri d’altezza, un vero grattacielo, e a poche centinaia di metri la torre Locatelli di Mario Bacciocchi, in quella che ora è piazza Repubblica.

                                                                            

Dietro al grattacielo Pirelli, gli ultimi edifici di porta Nuova

Dopo la guerra, e con l’approvazione del nuovo Piano regolatore generale, si riprende a salire, con l’avvio del nuovo Centro direzionale, fra la stazione Centrale e quella di porta Garibaldi. Sorgono allora, oltre alla Velasca (106 metri), la torre di Luigi Mattioni, Eugenio ed Ermenegildo Soncini in piazza Diaz (116 metri) e la Galfa di Melchiorre Bega (102 m), contemporaneamente a quello che per verrà sempre chiamato non più torre, ma sarà grattacielo per antonomasia: il Pirelli (o Pirellone) di Giò Ponti (127 m; anche se il titolo spetterebbe all’edificio di poco precedente, di Piero Bottoni, in corso Buenos Aires). E sono solo alcune delle “case alte”, che spuntano in città negli anni successivi, passando dalle torri Garibaldi di Lazzari e Perrotta degli anni Ottanta, recentemente ristrutturate in chiave di risparmio energetico, fino alle ultime “torri” di Porta Nuova, come la nuova sede della Regione Lombardia di Pei Cobb Freed & Partners di New York e del milanese Caputo Partnership e Sistema 2000 (161 m). Al nuovo simbolo lombardo, che ha spinto in disparte il Pirellone, si affiancano il quartier generale di Unicredit in piazza Gae Aulenti di Pelli Clarke Pelli Associates (231 metri), il Bosco verticale di Boeri Studio (80 e 112 metri, proprio in via De Castillia), al Diamante di Kohn Pedersen Fox architects (130 metri). Per ritornare, infine, alle torri, con la più alta di tutte (202 metri), la Isozaki nell’area della ex Fiera a City Life (Arata Isozaki, Andrea Maffei, Studio Arup).

                                                                                                                            

La Torre Galfa di Melchiorre bega

La mostra racconta questa storia di “ascesi”, in tre grandi capitoli nei tre piani della Fondazione Riccardo Catella: partendo dalle origini del costruire alto, al primo piano, passando per gli edifici ormai storicamente acquisiti come elementi integranti che definiscono la fisionomia di Milano. Per arrivare all’oggi, quando gli ultimi elementi vanno a collocarsi nel disegno generale della città, definendone non solo lo skyline ma anche le piazze e gli spazi circostanti, con un radicamento a terra che si innesta nel tessuto urbano e ne ricuce in senso orizzontale le diverse verticalità. E per spingere lo sguardo ancora più avanti, alla maniera visionaria di Sant’Elia (ma forse neanche poi tanto...), nel sotterraneo, accanto agli ultimi grattacieli reali, sono presentati dieci mini-plasici ideati e realizzati da altrettanti importanti studi di architettura milanesi utilizzando i nuovi mattoncini Lego Architecture Studio. Per ciascuno di questi i progettisti hanno anche ipotizzato una collocazione precisa in città, a sottolineare il concetto di pianificazione di un’intera metropoli, non solo dei suoi elementi.

                                                                                                           

Il Diamante di Kohn Pedersen Fox architects

La mostra è curata da Alessandra Coppa, docente al Politecnico di Milano, che si è avvalsa del contributo dei suoi studenti al corso di Storia dell’architettura contemporanea  per realizzare le schede dei 75 edifici esaminati, presentati in tre postazioni touch-screen che affiancano una notevole documentazione costituita da progetti, disegni originali, fotografie e d’autore, 40 video-interviste a progettisti e architetti, oltre a un corredo di immagini d’epoca, piante, sezioni e prospetti dall’Archivio storico civico del Comune di Milano e dell’Atm. Inoltre, in mostra è presente un’agile guida (DDN Guide) che accompagna nell’itinerario Grattanuvole Milano, mentre sono stati organizzati un convegno in programma al Politecnico il 20 novembre e un incontro all’Urban Center in Galleria il 4 dicembre.

                                                                                                            

Il nuovo skyline di Milano, oltre le guglie del Duomo. Foto di Marco Garofalo

Fondazione Riccardo Catella, via Gaetano de Castillia 28; lunedì-venerdì ore 9-18, sabato 10-13 e 14-17. Ingresso libero. www.fondazionericcardocatella.org

Catalogo digitale Grattanuvole Milano, formato epub e mobi (per Kindle), scaricabile gratuitamente sul sito www.smownpublishing.com

Antonio Sant'EliaMarco Garofalo

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