Il segreto svelato

Se un fotografo si trova a scattare al posto giusto nel momento giusto, diventa famoso. Se riesce anche a farlo prima degli altri, allora entra nella storia. O forse no. Almeno a giudicare dallo strano destino di Emil Otto Hoppé (1878-1972), ai suoi tempi – i primi decenni del Novecento – uno dei più famosi fotografi al mondo, scomparso negli anni Cinquanta dalla scena e perfino dalla memoria.

La grande mostra al Mast di Bologna, inaugurata il 23 gennaio e visibile fino al 3 maggio, opportunamente intitolata “Il segreto svelato”, riporta alla luce una personalità formidabile e una produzione di qualità altissima, rimasta sepolta praticamente in incognito in un archivio londinese per quasi mezzo secolo. Personalità complessa, quella del tedesco Hoppé: educato per fare il banchiere, inizierà davvero la sua carriera nella city di Londra, ma come ritrattista. Il migliore di tutti, ricercato da intellettuali e aristocratici, che ritrarrà con sensibilità e capacità introspettiva, divenendo negli anni Venti forse il fotografo più conosciuto del suo tempo. Più di Evans, Stieglitz, Steichen, Weston e gli altri che oggi consideriamo i grandi maestri del Novecento.

Versatile e poliedrico, fotografo di scena per i Ballets Russes di Djagilev, Hoppé disegnava per loro anche i costumi e le scenografie. Passò poi a riprendere la grandiosa realtà industriale allora in pieno sviluppo, in Europa e nel Nuovo Mondo, spesso fissando il suo obiettivo sui volti delle maestranze con lo stesso interesse con cui aveva ritratto principi e scrittori. Fu sensibilissimo e curioso fotografo di viaggi e anche "street photographer" pronto a cogliere l’attimo nel registrare le vicende della varia umanità che abitava la sua Londra, indagando in profondità nei volti come nelle macchine. Un’attività vasta, che ha prodotto migliaia di stampe, finite catalogate per soggetto senza riferimenti specifici all'autore nell’archivio cui le aveva vendute nel 1954, alla fine della sua carriera produttiva: e lì sepolte, disperse fra altre centinaia di migliaia di immagini di altri fotografi.

Si deve all'abilità della società di servizi museali americana Curatorial Assistance, di Pasadena, Ca., se a metà degli anni Novanta del Novecento è stata riorganizzata, catalogata e digitalizzata tutta l'opera di Hoppé. Quella di Bologna, che presenta 190 foto scattate fra il 1912 e il 1937, è la più grande mostra di Emil Otto Hoppé mai realizzata sulla sua attività di fotografo industriale. E rende finalmente giustizia a uno dei protagonisti più importanti e più incisivi della fotografia del Novecento.

Emil Otto HoppéEmil Otto Hoppé

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