Viaggiare per gioco. E se Expo fosse un gioco (da tavolo)?

Anche a viaggiare per gioco parliamo di Expo, ma lo facciamo a modo nostro. Cercando, nell’infinito catalogo di giochi pubblicati in Italia (un centinaio all’anno), quelli in cui il cibo e le materie prime sono protagoniste, e si gareggia per Nutrire il pianeta.

Il macrotema del cibo, nei giochi da tavolo, è declinato in modi diversi. Complice anche il successo in tv, sono diversi i boardgame in cui si compete in cucina nella gestione di un ristorante. E il caso di Lo chef pasticcione (2-4 giocatori, durata 30 minuti) in cui ovviamente si deve realizzare il proprio piatto al meglio, infastidendo se possibile gli avversari ed evitando che interferiscano a loro volta. Simile è Ristorante Italia (2/5 giocatori, durata 20 minuti a giocatore), dove invece la sfida è fra gestori di locali, che devono trovare il menu ideale per soddisfare i loro avventori, ma anche il severo critico gastronomico e il vip che porterebbe altri clienti…
Quest’anno poi esce finalmente l’atteso gioco da tavolo di Masterchef, trasmissione televisiva ormai popolarissima. Realizzato da Clementoni, il gioco (da 3 a 6 giocatori, durata un’ora) ripercorre le varie fasi della gara fra concorrenti, impegnati in pressure test e mistery box. Certo, chi ne sa di cucina è avvantaggiato… ma ci sembra anche logico.

Si cucina - rispettivamente giapponese e pizza - anche in Wasabi e Mammamia- Wasabi è un gioco a incastri in cui bisogna realizzare le proprie ricette sfruttando nigiri, uramaki e sushi posizionati anche dagli avversari (da 2 a 4 giocatori, durata 45 minuti), mentre Mammamia! è un gioco di carte in cui la memoria è fondamentale: per completare le proprie pizze, infatti, saranno necessari gli ingredienti messi da tutti nel forno: peccato che si veda solo l’ultimo, gli altri dovrebbero essere tenuti a mente… (da 2 a 5 giocatori, durata 15/30 minuti).

Da segnalare per la totale coerenza con il tema food, due trivial, ovvero giochi improntati fondamentalmente su domande.

Uno è Il gioco della gallina (Oliphante/Eataly), pensato per i bambini - anche se certe domande sono onestamente impossibili per loro -: ci si muove su un tabellone che richiama lo storico gioco dell’oca e a ogni casella si deve rispondere a domande su le stagioni, gli alimenti a esse collegati, i cibi Slow Food, la natura. Talvolta poi non basta rispondere, bisogna disegnare o di mimare la risposta.
L’altro trivial, realizzato con la consulenza dello chef Simone Rugiati, volto noto di La7, è Quizchef, un mazzo di carte/domande di difficoltà variabile, per 2 o più giocatori, per scoprire chi ne sa di più ai fornelli.

 

Decisamente più in linea con l’Expo, e anche più vicini ai temi dai Touring sono poi Agricola, Puerto Rico, Finca e Tokaido. Andiamo con ordine: Agricola è un giocone gestionale nel quale ci si ritrova a gestire una fattoria nel XVII secolo, con tutte le difficoltà che potete immaginare. Bisogna arare i campi, seminare, allevare gli animali, ingrandire la propria casa e a ogni stagione, sfamare la propria famiglia. Agricola non è un gioco per tutti, data la sua lunghezza (40 minuti a giocatore, da 1 a 5) e complessità, ma rende perfettamente l’idea di come dovesse essere la vita dei contadini nel medioevo: una fatica tremenda.

 

Puerto Rico è un altro gestionale ambientato nell’omonima isola caribica. Ogni giocatore deve sviluppare la propria tenuta grazie a edifici e piantagioni – di mais, caffè, tabacco, zucchero e indigo, la pianta da cui si estrae il colorante usato per i blu jeans – scegliendo poi quale materie vendere al mercato e quali esportare nel vecchio continente. Complesso ma fluido, elegante nella sua ricchezza di strategie e nel bilanciamento, Puerto Rico è un classico molto amato. Durata 30 minuti a giocatore, da 3 a 5.
Simile l’impostazione di Finca, dove però ci troviamo a gestire una fattoria spagnola sull’isola di Maiorca, le materie prime sono arance, limoni, mandorle, uva, fichi e olive e lo svolgimento del gioco è decisamente più facile e veloce (45 minuti a partita, 2-4 giocatori).

 

I temi del viaggio e del cibo si intersecano elegantemente anche in Tokaido, gioco per 2/5 giocatori (45/60 minuti a partita) nel quale i partecipanti ripercorrono al storica via giapponese che collega Kyoto e Edo (l’odierna Tokyo). In Tokaido il cibo è rappresentato dalle soste obbligate che i giocatori compiono in diverse locande durante la partita. E anche qui, come in tutte le soste che compiono, è importante la varietà di esperienze compiute: più vivande diverse assaggeranno , più punti faranno. Trovate qui una recensione dettagliata.

Ancora più semplice e immediato è un gioco di carte pubblicato in italiano come Semenza ma più conosciuto con il nome tedesco di Bohnanza (gioco di parole tra l’ inglese bonanza (prosperità) e il tedesco bohne (fagiolo, seme). I giocatori (da 3 a 5, durata 30 minuti) sono coltivatori di fagioli in concorrenza fra loro, impegnati in un gioco di carte in cui si pianta, vende, contratta… cercando di non tirarsi al zappa sui piedi.

 

Per ultimo, segnaliamo Feeding the planet, il gioco “ufficiale” dell’Expo 2015 realizzate  pubblicato da Clementoni (che all’Esposizione universale ha dedicato anche un memory e alcuni puzzle con le mascotte dell’evento). Feeding the planet è un gioco espressamente per i più piccoli (dai 5 anni in su), semplice e intuitivo, che ha il grosso pregio di promuovere la cooperazione fra i giocatori: lungo il percorso infatti ci saranno diverse occasioni in cui raccogliere, e altre in cui difendere, i prodotti della Terra. Un modo divertente per insegnare ai bambini a non sprecare il cibo, mai, e a tutelare il nostro pianeta e le sue risorse. E questo, davvero, non è un gioco.

 

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