Il principe sognatore

Non li si vedeva insieme in pubblico dal 1865. E anche prima, quando ancora erano tutti riuniti, e pure successivamente alla separazione in diverse sedi, erano pochi quelli che avevano potuto ammirarli. I 20 magnifici arazzi medicei con le storie di Giuseppe, commissionati da Cosimo I de’ Medici intorno al 1545, inoltre, negli ultimi 30 anni circa di questo secolo e mezzo sono rimasti nascosti a tutti, per sottoporsi a un delicato e complesso lavoro di restauro che ha dovuto riparare i danni derivati da oltre quattro secoli di esposizione, appesi ai muri, a polvere, fumo, luce, umidità, insetti. Dal febbraio di quest’anno l’intero ciclo – una delle più belle e grandiose serie complete di arazzi realizzati nel nostro Paese, seppure con maestranze straniere –, eccezionalmente ricomposto, ha iniziato una tournée in Italia lunga un anno. Dopo il debutto a Roma (nel Salone dei Corazzieri del Palazzo del Quirinale, dal 17 febbraio al 12 aprile), e prima di tornare a Firenze nell’ambiente per cui sono stati creati (Palazzo Vecchio, Sala dei Duecento, dal 15 settembre al 15 febbraio 2016), fanno ora tappa a Milano, inserendosi nel vasto programma culturale organizzato in occasione di Expo. Da oggi al 23 agosto è possibile ammirarli nella mostra Il principe dei sogni curata da Louis Godart, realizzata con il contributo determinante della Fondazione Bracco e allestita nella suggestiva Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale: dove il maestoso svolgersi della vicenda, in tutti i 20 articolati episodi su diversi registri, si snoda in altrettanti panni tessuti in seta e lana e istoriati da fili d’oro e d’argento appesi lungo tutte le quattro pareti; con le loro dimensioni medie, che arrivano a quasi 6x4 metri, coprono una superficie totale di oltre 400 metri quadrati.

Ma il pregio degli arazzi non risiede solo nell’abile lavoro di tessitura, eseguito con altissima maestria da artigiani fiamminghi chiamati da Cosimo I a lavorare nella manifattura da lui stesso istituita a Firenze (e che resterà attiva per due secoli, fino alla caduta della dinastia). Dietro alle animate e policrome scene della narrazione ci sono le mani di alcuni dei maggiori artisti fiorentini del tempo, cui il giovane duca (all’epoca appena venticinquenne) aveva commissionato i disegni preparatori a grandezza naturale: Jacopo Pontormo e Agnolo Bronzino (a lui fu affidato anche il coordinamento dell’impresa), con un unico cartone realizzato da Francesco Salviati.

La storia di Giuseppe figlio di Giacobbe, quale è narrata negli ultimi capitoli del libro della Genesi (37-50), è raccontata vividamente in tutto il suo svolgimento, dalla miseria al trionfo. E ruota attorno ad alcuni episodi biblici che riferiscono le doti di maestro di oniromanzia – interpretazione dei sogni– di Giuseppe, causa a un tempo della sua disgrazia e della sua fortuna. Si parte infatti dalle visioni oniriche che predicono al giovane una futura grandezza e dalla sua conseguente vendita ai mercanti da parte dei fratelli gelosi, per passare agli anni di schiavitù in Egitto, dove le sue doti di aruspice gli fruttano il favore del faraone e l’ascesa sociale. Fino alla riappacificazione con i fratelli pentiti e al ricongiungimento di tutta la famiglia in Egitto, di cui Giuseppe era stato nominato vicerè. In mezzo ci sono banchetti e scene di massa, drammatici e movimentati quadri d’azione, scorci audaci nel sovrapporsi di più piani narrativi, corpi statuari in pose dinamiche avvolti in ricchi panneggi dai magnifici colori, delicatissimi dettagli naturalistici e solenni inquadrature architettoniche, con scorci di paesaggi lontani che si aprono fra archi e colonne. E animali – cavalli, cammelli, cani, vacche (quelle grasse e quelle magre del sogno del faraone...), scimmie, volatili diversi – raffigurati con grande realismo. Ogni pannello poi è racchiuso in una sorta di cornice carica di elementi decorativi, dai putti alle cariatidi, dalle teste d’ariete ai mascheroni, ai trionfi di frutta e verdura.

Ma la grandiosa narrazione della storia di Giuseppe non aveva, nell’intento di Cosimo I, solo scopi agiografici ed edificanti. Gli arazzi sono infatti disseminati di più o meno palesi simbologie, elementi criptici legati alla filosofia, all’astrologia, alla magia. E da richiami che accostano la figura di Giuseppe, eroe mite, coraggioso e tenace, a quella del principe. L’intero lavoro aveva infatti principalmente l’intento di glorificare e legittimare la figura stessa di Cosimo: il figlio di Giovanni dalle Bande Nere apparteneva infatti a un ramo laterale della famiglia Medici e aveva bisogno di presentarsi degno del ruolo negli anni successivi alla conquista del potere, nel 1537 – a seguito della morte violenta del suo predecessore, il primo duca di Firenze, Alessandro de’ Medici –, e al suo insediamento a Palazzo Vecchio nel 1540. Nel delineare il manifesto del proprio principato, Cosimo scelse di presentarsi come Giuseppe: mite, coraggioso e tenace, e allo stesso tempo illuminato patrono delle arti. Un progetto ambizioso, la cui testimonianza ci giunge anche attraverso questi bellissimi arazzi. Che al termine del tour torneranno infine nelle loro sedi di Firenze e Roma: ma saranno appesi solo saltuariamente e a rotazione, per far sì che possano conservarsi splendidi ancora per secoli.

 

Il principe dei sogni, fino al 23 agosto. Milano, Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi

Orario: 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30; lunedì 14.30-19.30

Biglietto intero 10 euro, ridotto 8 euro

Catalogo Skira

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