A Parma l'Archivio diventa Museo

 

Fra i tanti linguaggi con cui l’umanità comunica, quello visivo è sicuramente il più diretto e comprensibile. E rimane il meno soggetto a mediazioni e fraintendimenti, libero com’è da barriere linguistiche e da condizionamenti culturali. Una pittura sulla parete di una caverna preistorica o un’immagine in movimento, creata dal continuo comporsi e scomporsi di milioni di pixel su un megaschermo al plasma in una piazza, trasmettono più informazioni, in maniera istantanea, di quanto riescano a fare un insieme di parole scritte o pronunciate. Ma soprattutto, oltre al pregio dell’immediatezza, la comunicazione visiva conserva un proprio autonomo valore "autoriale" ed estetico che giustifica il desiderio di collezionarla.

È quanto fa, da oltre quarant’anni, l’archivio del Csac (Centro studi e archivio della comunicazione) dell’Università di Parma, fondato nel 1968 da Arturo Carlo Quintavalle, all’epoca professore ordinario di Storia dell’arte presso l’ateneo emiliano. Nel corso dei decenni, il suo patrimonio è cresciuto fino a comprendere oggi oltre 12 milioni di pezzi, suddivisi in cinque sezioni. Arte (con dipinti, sculture e disegni), fotografia, media (originali di grafica e pubblicità, manifesti cinematografici, disegni di satira e fumetti, disegni per l’illustrazione editoriale), progetto (disegni, maquette, figurini, schizzi, abiti, riviste di moda) e spettacolo (film, video-tape e storici apparecchi di visione).

Dal 2007 tutto questo materiale è custodito in oltre settemila metri quadrati di vasti e labirintici ambienti dell’abbazia cistercense di Valserena, uno spazio situato a pochi chilometri dal centro di Parma: un enorme complesso monumentale che spunta come un miraggio in mezzo alla piatta distesa del paesaggio agricolo che arriva a lambire le antiche mura. Fondata alla fine del XIII secolo, l’abbazia – nota come Certosa di Paradigna e da alcuni identificata come la “Certosa di Parma” di Stendhal – era stata un importante centro di attività monastiche; che all’epoca della soppressione napoleonica, all’inizio dell’Ottocento, contava ben 500 religiosi. Abbandonata per quasi due secoli, è stata recuperata a partire dalla fine degli anni Ottanta. Formidabile luogo ricerca per studiosi di tutto il mondo e fonte di importanti prestiti per l’organizzazione di mostre, da sabato scorso l’Abbazia di Velserena è aperta al pubblico, con un assaggio dei suoi preziosi tesori e delle sue molteplici attività e con la possibilità di accedere, su prenotazione, ai materiali d’archivio solitamente non aperti al pubblico.

Caso praticamente unico in Italia di un museo nato da un archivio – che pure come archivio, centro di ricerca e di attività didattiche continua a operare – il Csac offre ai visitatori una significativa collezione d’arte del Novecento, esposta nella chiesa abbaziale: circa 600 opere ordinate in 16 sezioni relative ai diversi ambiti dell’archivio – dall’arte al design, dall’architettura alla moda, alla pubblicità –, concluse da una simbolica mostra "monografica" sulla cultura figurativa degli anni Sessanta e Settanta. Una dinamica proposta espositiva in continua evoluzione, con i materiali esposti a rotazione attingendo dall’archivio. Nella Sala delle Colonne, poi, è presentato, cronologicamente, il lavoro di raccolta e studio delle opere della sezione Arte; mentre nella Corte delle Sculture e in una grande Sala ipogea sono sistemate le opere plastiche. Il risultato è un grande laboratorio sempre operativo... come ai tempi della comunità monastica cistercense. E qui oggi i canali di comunicazione fra i diversi ambiti e le diverse discipline creative danno vita a una fluida connessione fra studio, ricerca, conservazione, restauro e godimento selettivo dei materiali custoditi.

Un bookshop, un bistrot e una foresteria – oltre a un servizio regolare di autobus che collegano questo luogo, per certi versi disperso, alla Stazione ferroviaria di Parma – rendono ancora più vivo e godibile questo immenso, poliedrico archivio.

Csac, Abbazia di Valserena, Strada Viazza Paradigna 1; tel. 0521.033652; www.csacparma.it

Orari: martedì-venerdì 10-15; sabato e domenica 10-20. Ingresso 10 euro

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