Piero Portaluppi

Ridiventata da poche settimane un luogo vivo e popolato dopo quasi 40 anni di squallido abbandono, la Darsena di Milano appare raffigurata vivacemente, anche se non proprio realisticamente, in un grande, affascinante disegno a matita e china: non è datato – ma è stato verosimilmente realizzato nei primissimi decenni del Novecento – ed è firmato D.P.P.L. iniziali di Don Pedro Porta Lopez, alias Piero Portaluppi (1888-1967). Il bacino, che per secoli ha svolto le funzioni di porto di Milano sino alla fine degli anni settanta – quando è stata chiusa l’attività di scarico delle sabbie e delle ghiaie per la ricostruzione della città postbellica –, è raffigurato come un frenetico porto di mare (c’è addirittura una stella marina sulla banchina), contemplato da un marinaio scalzo sulla riva: in uno scenario di grandi gru, alberature e fumi delle imbarcazioni a vapore si muovono velieri, barchette a remi, pescherecci da cui si scaricano cassette di pesce, piccoli e grandi battelli da trasporto... perfino un minuscolo sommergibile che naviga in emersione sollevando alte onde, accanto a una grossa nave dall’ancora. Sul lato opposto del bacino si stagliano però, inconfondibili, la porta Ticinese del Cagnola e il campanile della chiesa di S Eustorgio: più indietro, il profilo, reso quasi evanescente dalla distanza, delle guglie del Duomo con la Madonnina.

Che uno dei più famosi architetti italiani della prima metà del Novecento, di quelli che hanno definito il volto di Milano con edifici iconici e complessi interventi di restauro su monumenti famosi (come la chiesa di S. Maria delle Grazie, la pinacoteca di Brera prima e dopo la guerra; oltre alle ristrutturazioni degli edifici storici destinati a ospitare l’Università Statale e il Museo della Scienza e della Tecnologia...), avesse l’animo lieve del disegnatore umoristico non è una sorpresa: una mostra nel 2004 alla Triennale aveva già documentato l’attività di caricaturista di Portaluppi, in proprio e per fogli umoristici come “Guerin Meschino”. Da giovedì scorso, 25 giugno, un’altra bella mostra a Milano ricorda come la sua vis comica e provocatoria non si sia esaurita negli anni giovanili, quando appena adolescente documentava in un diario per immagini a matita e acquarelli le vacanze al mare di Varazze. Più avanti, già nel primo dopoguerra, si sarebbe espressa nel proporre graficamente surreali soluzioni per snellire il traffico (già allora...) caotico e “normalizzare la circolazione” della città. E anche durante i decenni della professione di architetto, segnata da una sorta di razionalismo monumentale –magniloquente enfasi edilizia coincidente con il potere economico, sociale e politico dei committenti, pubblici e privati – pur venato da grazie déco, sarebbe sempre emerso il gusto parallelo della provocazione: attraverso disegni e progetti di architetture fantasiose per committenze immaginarie o nella realizzazione, per quanto a metà, del surreale Wagristoratore in val Formazza, un ristorante alloggiato in due carrozze ferroviarie trasportate e sospese su piloni al passo di S. Giacomo, a oltre 2.300 metri d’altitudine. O ancora nel continuo apparire, anche dentro austere vedute prospettiche, di figurine caricaturali, clown, curiosi passanti in cilindro e marsina, come uno sfogo al rigore e un rigetto della modernità. Forse lo stesso che gli faceva prediligere, agli orologi meccanici, quelli solari, di cui aveva una ricca collezione.

La mostra milanese “Piero Portaluppi, architettura spettacolo: da Expo a Milano”, a cura di Alessandro Scandurra, è ospitata presso lo studio dell’architetto (da 15 anni sede della fondazione a lui intitolata) al piano terra di un edificio da lui stesso creato nel 1938. Rimasto tale e quale dalla sua scomparsa, custodisce anche alcuni bellissimi elementi di arredamento, come la memorabile scrivania Omnibus, del 1940. Il percorso racconta l’intera attività creativa di Portaluppi, dai primi, giovanili schizzi dagli intenti umoristici ai progetti delle centrali elettriche, realizzate su commissione di Ettore Conti, direttore della Società per le Imprese elettriche, fra il 1912 e il 1930: magnifiche costruzioni eclettiche che assomigliano a castelli medievali, pagode cinesi o chalet di montagna. Poi c’è il progetto per il Padiglione italiano all’Esposizione universale di Barcellona nel 1929, accompagnato dalle istantanee dal sapore amatoriale che raffigurano Portaluppi e le autorità all’inaugurazione, mentre un’intera parete documenta la architetture fantastiche, come il grattacielo S.K.N.E (da leggere “scappane”) di New York e la città futuribile di Hellytown. Nella sala di riunione, vera showroom ante litteram con il pavimento/campionario di marmi edilizi, la personalità dell’architetto emerge con forza, attraverso la proiezione di alcuni spezzoni di film 16 mm da lui stesso ripresi e da un breve trailer del documentario “L’amatore”, di prossima distribuzione, ma soprattutto da foto e disegni degli edifici milanesi più famosi e ancora esistenti. Come il Planetario Hoepli nei Giardini Pubblici (1929-30), la Banca Commerciale (1928-32), con la sua fronte colonnata su via Case Rotte/largo Mattioli; il palazzo Buonarroti-Carpaccio-Giotto (1926-30), con l’enorme, inconfondibile arco aperto su corso Venezia di fronte di Giardini; l’Arengario (1937-42) in piazza del Duomo. E poi il palazzo per l’Istituto nazionale delle Assicurazioni (1932-37) in piazza Diaz, l’edificio Ras (1935-38) in via Torino, la recuperata villa Necchi Campiglio (1932-35) in via Mozart, la Federazione dei fasci milanesi (1935-40), ora commissariato di Polizia in piazza S. Sepolcro, e altri. Fino all’amata dimora nella sforzesca Casa degli Atellani di corso Magenta, ristrutturata molto liberamente (al limite da falso storico, se pur filologicamente congruente...) per il committente e amico Ettore Conti, di cui nel 1913 aveva sposato la nipote. L’edificio sorge a fianco di S. Maria delle Grazie, poco distante dalla sede della Fondazione Piero Portaluppi. Assieme alla contigua Vigna di Leonardo, realizzata dalla fondazione in collaborazione con l’Università di Milano e Confagricoltura e aperta lo scorso 1° maggio – con l’avvio di Expo 2015 –, costituisce un ideale percorso di approfondimento sull’attività dell’architetto milanese.

Portaluppi, architettura e spettacolo: da Expo a Milano, Fondazione Piero Portaluppi, via Morozzo della Rocca 5, Milano. Tel. 02.36521591; www.portaluppi.org

Orario: 10-18, lunedì 14-18

Ingresso: intero 5 euro, ridotto 3,50 euro

Mostra e Vigna di Leonardo: intero 12 euro, ridotto 10 euro

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