Lac-à-Lac

D’ora in poi ci saranno due “lac”, a Lugano. Uno di fronte all’altro. Davanti allo specchio ceruleo del Ceresio, il lago su cui si affaccia la città più importante del Canton Ticino, ha infatti ufficialmente aperto il 12 settembre il Lac, Lugano Arte e Cultura, nuovo centro polifunzionale per le arti visive e performative diretto da Michel Gagnon, con una festa durata tutto il giorno e conclusasi a notte fonda in un immaginifico spettacolo di suoni, luci e acrobati volanti. Ed è solo l’inizio, perché l’inaugurazione durerà due settimane, con spettacoli e varie attività di intrattenimento fino al 27 settembre.

Una festa che è il coronamento di un’impresa iniziata 14 anni fa, con il concorso internazionale, vinto dall’architetto ticinese Ivano Gianola, per la creazione di un nuovo polo culturale urbano e cantonale, che accogliesse in un unico complesso i principali musei cittadini, una grande sala per spettacoli di teatro, musica e balletto e uno spazio per mostre temporanee di ampio respiro. Dopo cinque anni di lavori e alcune polemiche locali – per l’impatto dell’enorme cantiere in un’area direttamente affacciata al lungolago, delicata dal punto di vista urbanistico oltre che particolarmente visibile – da sabato il Lac è una realtà profondamente inserita nella città, dal punto di vista culturale ma anche urbanistico. Non un corpo estraneo, pur con i suoi geometrici corpi di fabbrica che giganteggiano accanto a sobrie e misurate facciate neoclassiche, ma quasi uno snodo ineludibile in cui si incrociano i principali percorsi cittadini.

Così è stato voluto. Come un crocevia fisico, prima di tutto, incrocio non solo ideale fra il centro storico e i nuovi quartieri dell’antica frazione Paradiso, ora parte integrante della città; fra il lago e lo spazio verde del parco alle sue spalle. Tanto che “tagliare” per il Lac potrebbe diventare il modo più comodo per passare da uno all’altro di questi luoghi urbani. La struttura dell’edificio, poi, è un invito al transito, con la facciata interamente a vetri dietro cui si apre l’altissima hall, intersecata da rampe di scale: quasi una continuazione della grande corte d’ingresso, che amplia e ridimensiona la vecchia piazza Luini affacciata sul lungolago.

Ma l’apertura ha soprattutto una forma culturale, fra generi in primo luogo, ma anche fra pubblici diversi: dalle attività di Lac edu, mirate al coinvolgimento di bambini, scolaresche, famiglie e adulti nella programmazione delle attività del Centro con iniziative di apprendimento e approfondimento, alle consolidate stagioni di prosa e concerti di LuganoInScena (sotto la direzione artistica di Carmelo Rifici) e di LuganoMusica (erede dello storico Lugano Festival, diretto da Etienne Reymond). Fino a un calendario espositivo che esalta la vocazione di Lugano come luogo di transito e d’incontro, di commistioni di persone e di idee fra Nord e Sud d’Europa.

Questo ruolo di storico trait d’union culturale e artistico della città è sottolineato anche dalle mostre (aperte fino al 10 gennaio 2016) che inaugurano la componente più significativa del Lac, il Museo d’arte della Svizzera Italiana (Masi), diretto da Marco Franciolli e nato dalla fusione della Galleria Cantonale d’arte e del Museo d’arte di Lugano e destinato, dal prossimo febbraio, ad accoglierne parte delle collezioni permanenti.

Emblematica in questo senso è l’ampia mostra Orizzonte Nord-Sud. Protagonisti dell’arte europea ai due versanti delle Alpi, 1840-1960, curata dallo stesso Marco Franciolli e da Guido Comis: una approfondita e intelligente dimostrazione di come, pur provenienti da ambienti, storie e a volte secoli diversi, artisti a nord e a sud del Gottardo parlassero in fondo lo stesso linguaggio. Disposta nei vasti e luminosi spazi sui due piani principali del lungo braccio proteso sulla piazza che ospita il museo, la mostra accosta in coppie quasi simbiotiche artisti italiani e svizzeri in duetti illuminanti.

Da Giovanni Battista Piranesi e Caspar Wolf, accomunati da un profondo romanticismo dello sguardo, alle visioni, ugualmente inquietanti, di Giorgio De Chirico e Arnold Böcklin; dall’intensità quasi ieratica di Adolfo Wildt e Ferdinand Hodler al profondo sentimento di umanità condiviso da Medardo Rosso e da Giovanni Segantini. Fino al simbolismo plastico e alla fisicità di Felice Casorati e di Felix Vallotton e alla natura morta esistenziale di Albert Anker e Giorgio Morandi. Anche il periodo futurista è presentato attraverso le espressioni e i linguaggi comuni fra i due lati delle Alpi, come dimostra l’accostamento fra le opere di Fortunato Depero e di Sophie Taeuber-Arp; mentre i lavori a confronto di Luigi Veronesi e Max Bill testimoniano di una comune ricerca di sintesi geometrica e cromatica estrema.

Questo dialogo serrato culmina con l’incontro ravvicinato di Lucio Fontana e Alberto Giacometti, uniti da una comune tensione alla definizione dello spazio; e con la figura dell’Homme qui marche II dell’artista svizzero che incede solitaria all’estremità della galleria protesa sul lago, con il passaggio dei battelli sullo sfondo del Monte Bre. Lo stesso tema del transito nord-sud è espresso dalla mostra In Ticino. Presenze d’arte nella svizzera Italiana 1840-1960, a cura di Cristina Brazzola e Cristina Sonderegger, ospitata a Palazzo Reali, negli spazi della vecchia sede del Museo Cantonale d’arte: qui all’emigrazione artistica dal Ticino fra Seicento e Settecento è affiancata l’immigrazione artistica in Ticino all’inizio della prima guerra mondiale. Mentre, tornando al Lac, il piano sotterraneo del Masi, destinato all’esposizione delle collezioni, accoglie ora, a cura di Bettina Della Casa, le sculture di luce di Anthony McCall. Stessa curatrice per la mostra che completa il ricco e diversificato calendario espositivo d’esordio, Teatro di Mnemosine. Giulio Paolini d’après Watteau, nello Spazio – 1, fisicamente esterno ma contiguo al Lac, dove è esposta anche la collezione d’arte moderna e contemporanea di Giancarlo e Danna Olgiati

Permanente è invece l’installazione dell’artista svizzero Zimoun, che con le sue cadenze compositive, visuali e sonore sintetizza concretamente la diversa natura degli spazi, e dei temi, che animano il Lac.

Lac, Lugano arte e cultura, piazza Bernardino Luini 6, Lugano

Telefono 0041.58.8664200

www.luganolac.ch

Orari: 10.30-18; giovedì-sabato 10.30-20; lunedì chiuso

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