Portare il brasile a Milano: un incontro casuale e una storia di vita

Il Brasile è entrato a far parte della sua vita per caso più di trent'anni fa, ma da quel momento è del tutto imprescindibile: siamo al “Lapa”, il ristorante brasiliano nascosto nelle vie vicine a piazza Risorgimento e lontano dalle strade più trafficate, disegnato, arredato e aperto neòl 2014 in via Goldoni 3 da Massimo Bala, architetto di professione, conoscitore esperto del Brasile grazie al destino: negli ormai lontani anni Ottanta salì con la moglie sul primo aereo per Rio “perché ci contattò all’improvviso l’organizzazione a cui ci eravamo rivolti cercando un bimbo in affidamento: sono due fratellini, ci dissero, hanno uno 13 e l’altro 23 mesi. Se li volete davvero dovete partire entro tre giorni”. Ora i due bambini sono due ragazzi che superano i trent’anni, e la loro terra d'origine è diventata fondamentale anche per il padre adottivo, Massimo: “Lapa è il quartiere artistico di Rio, e Rio è, per me, il posto più bello del Brasile. Diciamo che questo ristorante vorrebbe riassumere ciò che a Milano di brasiliano ancora non c’era: mi sono ispirato a Scenarium, un grande locale che era un ex negozio di antiquariato” (il Guardian lo definisce “uno dei 10 migliori bar del mondo”). E così lo Scenarium milanese è un localino raffinato e che unisce, alla peculiarità in sé del luogo, anche una ricca programmazione culinaria e culturale: serate di concerti di musica brasiliana. Pochi tavoli, atmosfera intima, ambiente elegante, in cui spiccano il verde, il rosso e il giallo (“i colori del Brasile”). Cucina raffinata a prezzi ragionevoli per piatti che abbracciano tutte le diverse regioni del Brasile: due cuoche madrelingua propongono ricette di Bahia, come dalla Regione del Minas Gerais e San Paolo (dagli 8 euro per un antipasto di Bolinho de Bacalhau, Bocconcini di baccalà fritti, ai 12 per una Tapioca de Camarao, una sorta di crepes di tapioca, vegetale derivato dal tubero della manioca, farina diversa dalla nostra e che per i celiaci non costituisce un problema, ripiena di gamberetti. 12 anche per un’”Arroz a greca”, un riso basmati con verdure e uvetta sultanina). Un’ottima caipirinha, anche vini perlopiù brasiliani con qualche etichetta italo-brasiliana. “E non è certo il primo locale legato al mio amore per il Brasile che realizzo –continua Massimo-. Tutto parte nel 1987, avevo già i miei due ragazzi: ho organizzato una serata di raccolta fondi per aiutare un’organizzazione che si occupa di adozioni di bimbi in Brasile in una galleria d’arte che avevo disegnato: in quell’occasione ho conosciuto il direttore del Porcao, un ristorante brasiliano in zona Stazione Centrale. Abbiamo iniziato a collaborare”. Il Brasile ormai, dopo l’adozione dei suoi bambini, era parte della sua vita: “non volevo far finta che i miei figli non provenissero da quella Nazione”. E così, di lì a poco arriva il “Picanhas” e poi lo “Zythum”, “ma erano tutte ‘churrascherie’ –dice Massimo non con disprezzo, ma quasi parlando di qualcosa di superato-: sono locali in cui si servono sostanzialmente grigliate di carne (il churrasco è un piatto inventato dai “gauchos”, i primi colonizzatori del Brasile meridionale, che giravano a cavallo: per mangiare improvvisavano un braciere e cucinavano manzo, n.d.r). Il Lapa era ciò che mancava”. . Info: Lapa Ristorante Brasiliano, Via Carlo Goldoni 3, Milano. Tel. 02 799763 – 345 8090959. www.lapamilano.it lapa@lapamilano.it, chiuso la domenica

 

Massimo Bala

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