A OFF vince un film su un antico rito pagano

Si è conclusa sabato 21 gennaio l'undicesima edizione dell'Off, l'Orobie film festival, l'evento organizzato dall'associazione Montagna Italia, patrocinato anche dal Touring Club Italiano, che vuole presentare una rassegna scelta dei migliori documentari girati sulle Terre alte di tutto il mondo e che quest'anno ha voluto rendere omaggio a uno dei più grandi alpinisti italiani del Novecento, il lecchese Riccardo Cassin.

Alla serata finale, condotta dal presidente del festival Roberto Gualdi, l'arrampicatrice Eleonora Delnevo ha ricevuto il Premio Bonatti day 2017: 35 anni, bergamasca, ha raccontato al pubblico, attraverso parole e immagini, la sua storia particolare quando, a causa di una caduta da una parete in Trentino, la sua vita è cambiata radicalmente. Lola, così chiamata dagli amici, ha perso l’uso delle gambe, ma non la sua voglia di vivere la montagna, tant’è che nell’ottobre 2016 ha scalato con gli amici Diego Pezzoli e Davide Grimoldi una celebre parete del Capitan, nella valle di Yosemithe, negli Stati Uniti, il paradiso degli scalatori. Il Premio Montagna Italia 2017 è stato invece assegnato alla sezione Alta Valle Brembana del Cai per i suoi 40 anni di attività.
Prima di annunciare i film premiati è stato invitato a salire sul palco il fotografo Filippo Salvioni, autore dell'immagine che ha vinto il concorso fotografico; si tratta di un magistrale bianco e nero capace di mostrare l'essenza della montagna senza il bisogno di ritrarla.

Ma veniamo al concorso cinematografico, il cui verdetto della giuria, è sempre molto atteso. La giuria ha voluto dare un premio speciale al film Metronomic di Vladimir Cellier, per sottolineare sottolineare come il messaggio della cinematografia di montagna debba andare “oltre” per coinvolgere lo spettatore con visioni di nuove avventure in cui la montagna è scenario per vivere emozioni accompagnate da musiche, dove gli attori sono musicisti e funamboli d’eccezione.
Per la sezione Paesaggi d'Italia il premio è andato a L’Avifauna delle Alpi di Gianni Valente, un documentario di tipo classico, offre una panoramica completa e interessante sul patrimonio avifaunistico alpino.
Per la sezione Terre alte del mondo si è distinto Iran. A skier’s Journey di Jordan Manley, per la scelta di alternare scene di montagna e di scialpinismo in un territorio praticamente sconosciuto a noi occidentali, con le discese delle catene dell’Arborz e dello Zagros in Iran, e con altre sulla vita quotidiana a Teheran e in altri luoghi del Paese.

Infine, il premio forse più sentito dal pubblico, quello della sezione dedicata ai monti di casa (Orobie e monti di Lombardia) il primo premio è stato assegnato a Màs, il sacrificio della montagna di Giorgio Affanni. La giuria ha voluto premiare un film che vuole valorizzare l’essenza della montagna orobica che non è solo alpinismo, sci, turismo, ma è soprattutto territorio, abitanti, tradizioni e cultura, attraverso un antico rito che trae origine nella notte dei tempi. Il film racconta infatti un antico rito, di origine pagana, che si tiene ogni anno a Ponte Nossa, in val Seriana. Il borgo di Ardesio individua in aprile un albero che dona al paese vicino affinché venga in maggio tagliato, sramato e portato a braccia dai volontari, con enorme fatica, in cima a un monte per il sacrificio: il rogo nel pieno della notte il primo di giugno.

La serata finale ha poi avuto altri momenti di grande emozione con l'esibizione del Centro Studi Danzarea che ha presentato una suggestiva coreografia di danza con il ballerino Umberto Rota sulle musiche di Bach e con un concerto del soprano Silvia Lorenzi, che, accompagnata dal Maestro trombettista Fabio Brignoli si è esibita in una superlativa performance lirica dal titolo “Alta quota – arie alla tromba”.
A conclusione della serata è stato proiettato il film Grimpeurs di Andrea Federico che ripercorre la famosa e tragica salita al Pilone centrale del Freney del 1961 delle cordate francesi e italiane in cui Walter Bonatti e Pierre Mazeaud scrissero una delle pagine indimenticabili della storia dell'alpinismo, e che videro anche la morte per sfinimento e assideramento di Andrea Oggioni, Pierre Kohlman, Robert Guillaume e Antoine Vieille.

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