In viaggio con Gaia. Il ghiacciaio dell'Ortles si è messo in moto

Il CNR ci informa che il ghiacciaio dell'Ortles (3905 metri di altitudine nelle Alpi Orientali) ha cominciato a muoversi a causa del cambiamento climatico. Non accadeva, o almeno il movimento non era tanto evidente, negli ultimi 7000 anni. Anzi, lo studio ha dimostrato che il ghiaccio più profondo, quello a contatto con il substrato roccioso si è proprio formato circa 7000 anni fa. Insomma, quel ghiaccio ha cominciato ad accumularsi nel periodo in cui Otzi, l'uomo di Similaun, si aggirava per i passi alpini.

Il movimento è stato notato nel ghiaccio estratto da una perforazione compiuta sul ghiacciaio. Le provedel movimento vengono dagli strati profondi, datati con la tecnica del carbonio 14, e da misurazioni condotte nel foro di perforazione mediante un inclinometro, strumento in grado di rilevare i minimi movimenti del ghiacciaio. 

In una nota stampa rilasciata dal CNR, il glaciologo Paolo Gabrielli, attualmente presso il Byrd Polar and Climate Research Center dell’Università dell’Ohio spiega che: “Il movimento del ghiaccio più profondo potrebbe essere causato dalle infiltrazioni dell’acqua di fusione superficiale, a partire dai margini rocciosi a monte del sito di perforazione, e dal fatto che ora quest’acqua, durante le estati eccezionalmente calde, stia lubrificando la parte basale del ghiacciaio favorendone così il movimento.”

Nella lunga nota stampa si rischia di perdere il succo del significato di questa scoperta, che Gabrielli riassume in una frase: " “I nostri risultati hanno messo in luce l’azione di un nuovo processo che potrebbe accelerare il flusso dei ghiacciai alpini anche alle quote più elevate, contribuendo a velocizzarne il ritiro". In sintesi, il riscaldamento climatico potrebbe avere un influsso maggiore di quanto atteso anche ad altitudini elevate, dove ci aspetteremmo che il clima più rigido consenta ai ghiacciai di resistere al riscaldamento generalizzato. Se non altro per un periodo più lungo. I dati ottenuti da questa carota, invece, dimostrerebbero che qualcosa si sta mettendo in moto anche lassù.

Lo studio, a cui hanno partecipato diverse accademie e centri di ricerca internazionali tra cui le unniversità di Venezia, Udine, Padova, Pavia, e l'ENEA, è stato pubblicato su una rivista scientifica chiamata The Cryosphere

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