In viaggio con Gaia. Corse di cavalli nel deserto dei Gobi

L'inverno è finito, finalmente. E per festeggiare l'arrivo della primavera, cosa può esserci di meglio di una competizione, una corsa coi cavalli

Sì, perché l'inverno nei Gobi in Mongolia è rigido, rigidissimo. Le temperature sono intorno ai -20°C, ma non mancano puntate fino a -40°C. E poi c'è il vento, un vento che spazza tutto, che non incontra ostacoli che lo rallentino. Il vento, qui, in genere o non c'è, o è tempesta. "Quando è in grado di sollevare perfino piccoli sassolini, allora è impossibile resistere", mi ha raccontato un pastore nomade. Ha un gregge di percore e capre (per il finissimo cashmere mongolo, uno dei più venduti al mondo). Ha anche cammelli e cavalli. "Se la tempesta è veramente forte, non possiamo uscire dalla nostra ger, gli animali non possono andare al pascolo. Una volta la mia jeep è stata completamente abrasa da un lato, i grani di sabbia hanno asportato via la vernice. Gli animali possono resistere un giorno o due senza pascolare, ma poi, con il freddo gelido, i più deboli cominciano a morire", ha spiegato.

E quindi non c'è da stupirsi se per i nomadi del deserto dei Gobi, l'arrivo della primavera è una festa. La gara è una occasione per incontrare i nomadi vicini, dopo il lungo e difficile inverno. Informarsi su come è stato l'inverno. Come stanno cammelli e capre. Ah... certo, e come stanno anche i famigliari. Ci si scambia doni, si studiano i cavalli delle altre famiglie. Ci si informa sullo stato di pascoli, corsi d'acqua.

Insomma, è più di una semplice gara, di una corsa con i cavalli: è un incontro di genti provate dall'inverno del deserto. Un incontro di genti che ancora vivono a contatto o, meglio, che ancora dipendono dal mondo naturale. Genti diverse da noi, ma sempre ben disposte a condividere la loro esperienza.

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