Muoversi. Storie di una sicurezza in mare che non c’è

La notizia è finita tra le curiosità della cronaca locale, nei porti di partenza e arrivo. Lo scorso 6 marzo il traghetto per camion e trailer Palermo-Salerno è stato colto da una tempesta molto violenta al largo della Campania, tanto che 21 tra i semirimorchi merci a bordo sono finiti dispersi in mare e altri 30 trailer disposti sul ponte superiore sono andati completamente distrutti (foto sotto). Non si lamentano né vittime né feriti tra l’equipaggio.

Si può vedere l’incidente come un fatto eccezionale, frutto del maltempo. Anche perché siamo tutti certi che la compagnia armatrice, se interpellata, potrebbe documentare con assoluta certezza sia la rispondenza della nave alle norme di sicurezza sia il fatto che le operazioni di carico e di fermo dei veicoli erano state condotte a regola d’arte. E non apriamo neppure la porta del disastro ecologico: che carichi c’erano nei 21 semirimorchi – peso medio 30 tonnellate – finiti in fondo al Tirreno? Speriamo nulla di pericoloso, sebbene tra i trailer sfasciati un paio di cisterne coibentate si possano riconoscere. Magari era vino…

Ancora una volta, però, un collegamento marittimo che in linea di principio dovrebbe offrire zero rischi – le chiamano le autostrade del mare – per eventi meteorologici tutto sommato prevedibili ha messo in pericolo la sicurezza di parecchie persone. Non parliamo di una pilotina da pesca né di una “carretta del mare”. Il traghetto ro-ro Eurocargo Salerno protagonista della disavventura (foto sotto) è una nave da 30 mila tonnellate con meno di sette anni di vita, lunga poco più di 200 metri. Più o meno le stesse dimensioni di quel traghetto passeggeri, altrettanto moderno, di nome Norman Atlantic che nel dicembre 2014 si incendiò nel pieno di un fortunale al largo dell’Albania. Incidente che provocò 9 morti, 60 feriti e 16 dispersi.

 

Per una coincidenza infelice, nello stesso giorno dell’incidente di Salerno, i periti nominati dal giudice per le indagini preliminari che indaga sul caso Norman Atlantic hanno depositato una perizia (sia chiaro non c’è ancora alcuna sentenza) che metterebbe sotto accusa sia carenze costruttive della nave sia gravi errori umani nella gestione dell’emergenza. Per un ulteriore coincidenza infelice, tre mesi dopo l’incendio del Norman Atlantic si verificò il disastro dell’aereo Germanwings con 150 vittime.

E il parallelo è impietoso: per il caso Germanwings nel giro di 60 giorni un’inchiesta delle autorità aeronautiche stabilì con prove irrefutabili le cause (la volontà di suicidio del pilota) e furono adottati su tutti gli aeromobili circolanti nel mondo (!) gli opportuni protocolli per minimizzare il rischio di ripetersi dell’evento. A più di due anni dall'incidente del Norman Atlantic (nella foto sotto il relitto in porto a Bari)  – per una beffa bagagli e veicoli sopravvissuti all’incendio sono stati nel frattempo derubati in porto da sciacalli – ben poco è stato chiarito. Hanno ragione i periti del gip? Ci sarebbe di che sottoporre a controlli un buon numero dei traghetti che si apprezzano a scarrozzare per tutta l’estate i turisti diretti verso Sardegna, Sicilia e Corsica. E magari anche di che verificare sul campo la capacità degli equipaggi di affrontare le emergenze. Ma nulla è ancora detto in modo definitivo.

L'episodio di Salerno, purtroppo, sottolinea un fattore di rischio ancora più elementare. Mentre in aviazione esistono centri di controllo del traffico che, ovviamente, valutano se ordinare il fermo dei velivoli in caso di maltempo estremo, per mare si è affidati come nell’antichità alle scelte – alla coscienza, verrebbe di dire – di comandante e armatore. Se ritengono di poter viaggiare nulla potrà fermarli, anche in presenza delle condizioni meteo più ostili.

Sintesi: siamo nel 2017, un'era di alta tecnologia e livelli di sicurezza impensabili fino a pochi decenni fa. Ma mentre aviazione, ferrovie e circolazione su strada – pur con ritmi differenti – stanno al passo dell'evoluzione tecnologica, la marineria pare voler restare ferma a un secolo fa. Si costruiscono navi colossali, alte come palazzi da 15 piani e in grado di trasportare più di cinquemila persone tra equipaggio e passeggeri, ma in caso di emergenza la soluzione più realistica sembra essere quella di pregare e poi portare un bell'ex voto al più vicino santuario della Madonna del Soccorso.
Visione allarmistica? È appena stato pubblicato sul blog delle vittime della Norman Atlantic il "riassunto" di una settimana di incidente probatorio al tribunale di Bari (aula bunker di Bitonto) sulle 700 pagine di perizia degli esperti nominati dal gip che togliebbe il sonno anche a una medaglia olimpica di nuoto. Vale la pena di dedicare un quarto d'ora per una scorsa veloce. Lo trovate qui.

 

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