Muoversi. Il navigatore? Soldi gettati al vento…

“Acquistare un navigatore satellitare è un metodo infallibile per gettare quattrini dalla finestra”. Non è la provocazione di un comico da dozzina, ma un dato di fatto. Documentato da un recente e accurato test svolto dal quindicinale tedesco Auto Motor und Sport, la bibbia dell’auto a livello europeo. Poco importa che abbiate speso 3.800 euro per equipaggiare di sistema multimediale con schermo touch la vostra berlina Audi o ne abbiate impiegati 750 per il dispositivo Uconnect Nav sulla Fiat 500 che usate in città. Sono tutti soldi gettati al vento visto che il migliore dei navigatori disponibili, aggiornato automaticamente e informatissimo su ingorghi e strade alternative è del tutto gratuito. E non richiede dispositivi a bordo: si chiama Google Maps ed è disponibile per tutti i modelli di smartphone.

UN TEST QUASI MANIACALE
Per verificare sul campo le qualità reali dei navigatori satellitari e, in particolare, la loro capacità di informare per tempo di ingorghi e blocchi del traffico, i tecnici tedeschi hanno scelto l’area di Stoccarda che è tra le più congestionate della Germania. Hanno poi riunito sei diverse automobili i cui autisti hanno usato i navigatori Google Maps e Apple Map per smartphone, messi a confronto con i sistemi di TomTom (usato da Mercedes), Here (in dotazione a Bmw), Inrix (installato da Volvo) e il tradizionale Tmc da autoradio offerto sulla Fiat 500X. Venti sessioni di test, con autisti e sistemi associati a sorteggio, per una percorrenza dell’ordine di 700 chilometri ripartita tra anelli tangenziali, autostrade e strade statali hanno portato all’inatteso verdetto finale.

VINCONO I SOFTWARE PER SMARTPHONE
Nonostante siano disponibili a costo zero, i due sistemi che hanno ottenuto i migliori risultati sono quelli proposti da Google (primo al traguardo in sette casi su 20 e con un vantaggio complessivo finale di 19 minuti) e Apple (quattro volte su 20 in testa al traguardo e con 18 minuti di vantaggio). E il software Apple avrebbe potuto vincere a mani basse se nel corso di una sessione non fosse incappato in un clamoroso errore di itinerario che gli ha fatto raddoppiare la percorrenza, pur perdendo solo sei minuti rispetto al vincitore (ancora Google).
Primo tra i navigatori inseriti nel cruscotto, il sistema Here su Bmw, seguito a sorpresa dal buon vecchio TMC inserito nella radio della Fiat 500X, dal TomTom su Mercedes e, ingloriosamente, dall’Inrix su Volvo.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA
Senza nulla togliere ai risultati del test, due note si impongono. Se è vero che per usare il proprio smartphone come navigatore bastano una staffa a ventosa e un cavetto per un totale di 15-20 euro, chi ha abbonamenti a forfait un po’ risicati potrebbe trovarsi a consumare rapidamente i dati cui deve abbondantemente attingere il sistema via rete. I navigatori da cruscotto hanno il vantaggio che i database di cartografia li hanno già in memoria (sebbene spesso poco aggiornati) e il consumo dati riguarda perciò solo le informazioni sullo stato del traffico.
Inoltre i navigatori su smartphone sono operativi solo in presenza di un collegamento di rete dati. È vero che ormai i cellulari prendono quasi dappertutto, ma può essere sgradevole scoprire a qualche bivio fuori mano che il navigatore non sa che pesci pigliare, trovandosi a corto di dati per mancanza di copertura...

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