Muoversi. Festeggia 60 anni un’auto italiana ignota agli italiani

Era il 26 settembre del 1957 quando tre grandi “corridori automobilisti” di allora – nientemeno che Juan Manuel Fangio, Jean Behra e Louis Chiron – sfilarono sul lungomare di Montecarlo al volante di tre simpatiche minivetture cabriolet di progettazione italiana. I tre testimonial (allora la “rèclame” non parlava inglese) avevano l’onore-onere di festeggiare il debutto commerciale della Vespa 400, un’auto made in Italy sviluppata dall’italianissima Piaggio di Pontedera, che in Italia non fu mai messa in vendita.

IL VETO DI CORSO MARCONI
Il perché di questa stranezza è presto detto. In quel fatidico 1957 erano sulla rampa di lancio tre prodotti che avrebbero potuto/dovuto cambiare il corso della motorizzazione in Italia: la Fiat Nuova 500 (in commercio a luglio), l’Autobianchi Bianchina (in vendita a settembre) e la Piaggio Vespa 400. Quando, nell’estate del 1955, nel palazzo di corso Marconi a Torino si seppe che a Pontedera era in corso di sviluppo una vettura concorrente della Nuova 500, i vertici Fiat emisero quello che oggi chiameremmo un “editto bulgaro”. E Piaggio – vista la sorte toccata lo stesso anno alla Iso Isetta, “salvata” dalla cessione della licenza a Bmw – scelse di puntare sul mercato della vicina Francia, allora rigidamente separato da alti dazi doganali, ma ben più ampio ed evoluto di quello italiano.

LA VESPA “FRANCESE”
La Vespa 400, concepita come “auto per tutti gli italiani”, si trasformò così in una chicca per il pubblico femminile d’Oltralpe, una vetturetta chic lunga due due metri e 80 centimetri (una Smart ante litteram) per le signore parigine e della Costa Azzurra. Donne di gusto, con una discreta capacità di spesa, che fecero follie per conquistarla la Salone dell'auto di Parigi del 1958 visto che mai avrebbero pensato di mettersi al volante della plebea Citroën 2CV e guardavano con sufficienza anche alla Peugeot 203 cabriolet, il cui stile americaneggiante ne faceva un mezzo ingombrante nel traffico e difficile da parcheggiare su lungomare e allée alberate. Costruita dalla francese Acma, che già produceva localmente gli scooter Piaggio, la Vespa 400 restò in commercio fino al 1964, per un totale di più di 30mila pezzi venduti. Due le versioni, sempre a due posti con motore bicilindrico da 14 cavalli, cambio a tre rapporti, tetto in tela ripiegabile, velocità massima di 90 all’ora: Turismo e Lusso (con finiture cromate).

IL COMPLEANNO
A 60 anni di distanza, nelle scorse settimane alcune dozzine delle Vespa 400 superstiti – curate dagli appassionati come reliquie – si sono date appuntamento sul circuito automobilistico di Formula 1 Magny-Cours in Borgogna. L’occasione per celebrare un compleanno importante, che ha visto sfilare anche versioni ignote ai più e frutto di adattamenti artigianali, come quelle “estive” prive di tetto antipioggia o addirittura una “barchetta” dove furono eliminati non solo del tetto ma anche le aperture laterali. In tutti i casi, una festa che ha riportato alla ribalta un pezzo di storia dell’auto italiana nota solo a pochi, ma che ha trovato grande risonanza al di fuori dal nostro Paese, tanto da meritarsi un servizio fotografico sul celebre blog californiano Petrolicius.

Su Wikipedia, la scheda della Vespa 400 è qui.

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