Muoversi. Il degrado dei bus terminal

Domenica 25 giugno l’associazione milanese Retake porterà, per la seconda volta nel giro di poche settimane, un gruppo di cittadini volontari a ripulire i muri del terminal bus internazionale di Milano Lampugnano dalle innumerevoli scritte che lo “decorano”. Sia ben chiaro, nulla contro la street art: ma i graffiti di Lampugnano, abbandonati e tra loro più volte sovrapposti, ben poco hanno a che fare con questa forma di espressione artistica.

Due milioni di viaggiatori ignorati
Le immagini tratte dalla pagina facebook dell’associazione impongono una riflessione. Fatta eccezione per alcune, rare, buone pratiche – come l’autostazione Simet di Rossano Calabro o il terminal del Tronchetto a Venezia – nel nostro Paese il boom del trasporto passeggeri a medio lungo raggio su autobus continua a essere ignorato dalle autorità. E relegato a terminal fatiscenti, sempre che esistano. Nonostante nel 2016 il solo operatore Flixbus abbia “mosso” in Italia più di due milioni di passeggeri...


L'ingresso della biglietteria del bus terminal di Milano Lampugnano (foto retake).

Il caso Milano
Il paradosso milanese, la città del fashion celebre per la sua frequentata Design week, è quello di avere realizzato uno terminal bus nuovo di zecca all’interno del perimetro di Expo 2015 che, conclusa la manifestazione, resta inutilizzato. E il terminal di Lampugnano, a poca distanza, galleggia nel degrado, nonostante sia al servizio di autobus internazionali (ma i tabelloni sono da tempo tristemente spenti, vedi sotto), di una fermata urbana della metropolitana (linea 1) e di un parcheggio di interscambio da duemila posti auto; senza dimenticare un plesso scolastico che comprende cinque istituti superiori. Una struttura ben concepita ma, di fatto, lasciata in balia di se stessa e delle poche attività commerciali che vi sono inserite.


Panchine senza schienale e tabelloni spenti, questo lo spettacolo di Milano Lampugnano.

Da Bolzano a Roma, un disastro
È positivo che si ristrutturino le stazioni ferroviarie delle principali città italiane (il come è un altro discorso). Ma perché non fare lo stesso per i bus? Il caso Milano non è isolato: per esperienza personale posso citare nella lista nera le città di Torino, Padova, Verona e Bolzano (nelle ultime tre, addirittura, i bus a lungo raggio sono banditi dall’autostazione). Sul terminal di Roma Tiburtina si potrebbero scrivere libri. Riporto solo l'opinione di un turista su foursquare: “Il posto giusto per riflettere sul senso della vita e provare sulla propria pelle il romanticismo che solo Roma sa dare!”.


I volontari di retake al bus terminal di Milano Lampugnano (foto retake).

Gli autobus dei “brutti e cattivi”
Le stesse Regioni che investono milioni in pubblicità per promuovere il turismo, non spendono un euro per offrire uno standard minimo di accoglienza ai viaggiatori in arrivo e partenza con i bus a medio lungo raggio. È vero che per decenni da quei pullman sono sbarcati gli emigranti dell’Est, con annesso mercato delle pulci, "legttimando" molte amministrazioni locali nel porre le fermate in posizioni defilate (usiamo questo eufemismo) per "ragioni di pubblico decoro".


L'esterno in parte ripulito del bus terminal di Milano Lampugnano (foto retake).

Mentalità da cambiare
Oggi però i gran turismo di FlixBus e dei suoi concorrenti sbarcano turisti di tutto il mondo. La piattaforma online di FlixBus è disponibile in una trentina di lingue e molti viaggiatori dei Paesi asiatici, con poca dimestichezza con le lingue europee, vedono nel'autobus un’alternativa "amichevole" all’aereo e con minori difficoltà linguistiche rispetto al viaggio in treno. In Germania, Austria e Olanda, ma non solo, si sta correndo ai ripari già da tempo e molte città, a partire da Monaco di Baviera e Berlino, si sono dotate di terminal per i bus più che presentabili. Solo in Italia le autorità locali non sembrano capire che le autostazioni sono spesso il primo (sgradevole) biglietto da visita della città.

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