Cartoline da Parigi: Grand Est, direzione Europa

Cartoline da Parigi: Grand Est, direzione Europa

di Carla Diamanti

Non bisogna andare a cercare tanto lontano. La città considerata simbolo della pace e dell’apertura si trova a un paio di ore di treno veloce da Parigi, nel cuore dell’Europa. Anzi, ospita il cuore dell’Europa, cioè il Parlamento Europeo. Sì, Strasburgo, a cavallo della frontiera (anche se oggi la frontiera non esiste più) storicamente contesa, condivisa, conquistata, ribattezzata, rimodellata. L’antico simbolo della grandezza dell’impero tedesco e del Reich, ha fatto del suo pesante passato lo strumento per insegnare al mondo a guardare al futuro.

Avrebbe potuto accontentarsi della Grande Île, cioè del centro storico chiamato anche “ellissi insulare” fatto di case medievali pittoresche e di una cattedrale strepitosa, con una guglia senza eguali. Oppure riposarsi sulle istituzioni europee e sui vantaggi che portano alle città ospiti in termini di capacità di spesa, di prestigio, di transiti ferroviari e aeroportuali, di affitti e di benessere. O ancora concentrarsi sul mercato di Natale più bello di Francia, imperdibile appuntamento per gli amanti del genere e per tutti i gli altri, pronti a farsi catapultare in una dimensione fiabesca da fine novembre al24 dicembre (rigorosamente. D’altronde qui la disciplina è espressione diretta dell’eredità teutonica). Invece no. Strasburgo non sta ferma e pensa a crescere. Per festeggiare i trent'anni di iscrizione della Grande Île nella lista dei beni patrimonio dell'umanità (avvenuta nel 1988), l'amministrazione comunale ha deciso di bissare: negli ultimi cinque anni una speciale commissione ha lavorato al progetto ambizioso di candidare alla patrimonializzazione un altro pezzo di città, la Neustadt. E l'UNESCO ha risposto positivamente accogliendo nella prestigiosa lista l'antico quartiere imperiale tedesco, costruito durante l'annessione dell'Alsazia. 

Un dossier corposo ha messo in evidenza le caratteristiche straordinarie e uniche della cosiddetta Neustadt, punto forte della candidatura. Oltre l’antico perimetro che delimitava la città vecchia, quella nuova (Neustadt significa proprio questo) si articola attorno al viale detto della Libertà e non a caso. Questo viale che unisce il palazzo che era dell’Impero e che oggi è del Reno (ed è sede del Centro Nazionale Transfrontaliero che circa un secolo regola la navigazione sul fiume, di concerto con i Paesi che attraversa, più il Belgio) alla sede dell’università. Potere e sapere, uniti da un curatissimo nastro verde ornato da chiome prestigiose, come quelle dei ginko biloba arrivati dal Giappone come dono dell’imperatore Hirohito al suo omologo Guglielmo II. Al centro del viale, uno slargo accoglie la statua di una madre che abbraccia due figli, uno rivolto verso la Francia, l’altro verso la Germania. Alla base del gruppo scultoreo una scritta commemora i caduti in battaglia, senza specificarne la nazionalità. Difficile trovare un messaggio più esplicito per capire come questa terra di frontiera non potrà mai dimenticare di avere due anime, convissute con il dolore imposto dagli avvicendamenti storici ma radicate nelle pietre e nel tessuto sociale e culturale. Una presa d’atto che è riuscita a trasformare cicatrici in traits-d ’union e che invece di indurre al rancore coltiva apertura. Non capita di frequente che la facoltà di teologia di una università europea offra un corso di studi per diventare imam. Così come è altrettanto raro di trovare città con parrocchie “sdoppiate” in versione protestante e cattolica. Qui, dove vive la più grande comunità ebraica di Francia, la convivenza religiosa è una pratica acquisita. Eventi, ricorrenze, festività religiose, templi, sinagoghe, chiese e moschee si inaugurano invitando i rappresentanti di tutte le altre confessioni.

E mentre la nuovissima linea di tram (si chiama D, forse come Deutschland?) esce dai confini urbani (e persino da quelli invisibili della nazione) per collegare Strasburgo a Kehl-Bahnhoff e l’insegnamento pubblico viene dispensato sempre più spesso nelle due lingue, il sindaco Roland Ries con orgoglio dichiara che vedrebbe bene la sua città, “laboratorio d’Europa”, come una zona sovranazionale sul modello del “District of Columbia” americano che coincide con la città di Washington. Sarà la prossima scommessa di domani?

 

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