Cartoline da Parigi: passeggiata a St. Germain

Passeggiata a St. Germain

di Carla Diamanti

Quartiere Latino, vi dice niente? Storia, passeggiate, charme. Soprattutto cultura, a cui deve il nome: il latino era la lingua che qui, nel Medioevo, parlavano gli studenti che arrivavano anche da molto lontano per frequentare l’università, fondata nel 1200, presieduta (anche) da Richelieu, diventata secoli dopo, nel maggio 1968, cuore e simbolo delle rivolte studentesche di mezzo mondo. E dove ci sono studenti ci sono locali, ritrovi, angoli da scoprire. Ci sono anche numerose gallerie d’arte e negozi di antiquariato proveniente da tutto il mondo. Hanno ereditato un’altra delle tradizioni del Quartier, quella di essere il punto di incontro di pittori e scultori, oltre che di scrittori e poeti. Ai tavoli dei Deux Magots e del Café Flore prese avvio l’esistenzialismo, si riuniva la redazione di Les Temps Modernes e si incontravano Simone de Beauvoir, Jean-Paul Sartre e Albert Camus, oltre ad Apollinaire, Prévert, Picasso, Hemingway, Fernand Léger, poi Alain Delon e Brigitte Bardot. Di fronte ai due caffè, diventati monumenti storici, c’è la Brasserie Lipp, una delle più della città, sede di un concorso inaugurato dal suo fondatore nel 1935 e diventato “l’evento letterario di primavera”.

Fra boulevard Saint Germain e quai Voltaire, gli hôtels particuliers sull’antico giardino privato di Marguerite de Navarre erano frequentati da Dumas, Modigliani, Baudelaire, Ingres (aveva lo studio al 17 di quai Voltaire), da Serge Gainsbourg e Dominic Vivant Denon, il fondatore del Louvre. Così pian piano i mercanti d’arte e gli antiquari lasciarono le botteghe attorno alla casa d’aste Drouot per trasferirsi qui, a due passi dalla crème aristocratica e bohémienne. Nel quadrilatero con le pittoresche stradine incorniciate fra il boulevard e la Senna, le botteghe d’arte esponevano opere di tale livello che la zona divenne praticamente un museo diffuso aperto a tutti e le gallerie finirono per alimentare persino i fondi dei grandi musei parigini e internazionali. Così la parte del quartiere attorno alla chiesa di St. Germain cominciò a essere conosciuto come Carré Rive Gauche, diventando il più autorevole riferimento per il mercato dell’arte. Oltre che della creatività intellettuale, che elesse questo angolo di Parigi fra Senato e Camera dei Deputati come il suo quartier generale. Ogni primavera il quartiere di Saint Germain des Prés si trasforma nell’epicentro artistico del mondo. Per la gioia di appassionati, oltre che dei turisti in visita, creazioni e oggetti d’arte invadono strade, boutiques e spazi pubblici per ammirare opere distribuite qua e là, e per partecipare alle iniziative organizzate dall’associazione Art Saint-Germain-des-Prés (www.artsaintgermaindespres.com). 60 gallerie aperte fino a tarda sera, un calendario di eventi, aperitivi, mostre, conferenze ed eventi fanno da cornice alle 25.000 opere esposte in questo originale e articolato museo nel quartiere.

Durante tutti gli altri giorni dell’anno ecco alcuni dei miei indirizzi preferiti del quartiere:

Un bar giapponese? Blueberry, 6 rue du Sabot, t. 0142222156, www.blueberrymakibar.com

Rue du Sabot è piccolina, il numero 6 arriva subito dopo l’angolo, fuori non ci sono insegne. Cercate le finestre con le vetrofanie e sapete di essere arrivati nel maki bar più gettonato del momento. I piatti lunghi e rettangolari incorniciano porzioni di maki (rotolini di alghe, riso e ingredienti di vario tipo) fuori dall’ordinario: al tartufo, al pesce volante, all’orata, alla mozzarella affumicata con cetriolo e tempura in salsa Teriyaki. Scegliete l’ambiente décontracté del bar oppure le salette con i lampioni colorati appesi al soffitto, specchi, legno e cuscini e non dimenticate di prenotare!

Un caffè italianoMarcello, 8 rue Mabillon, t. 0143265226, www.marcello-paris.com

Fate un giro attorno alla vecchia struttura dell’antico marché St. Germain (all’interno la Apple ha aperto il più grande negozio della capitale con tanto di panchine e alberi) godetevi l’incanto del posto, poi guardate in basso, sul lato di rue Mabillon. Al riparo dalla strada ci sono i tavolini di Marcello, newyorkese d’aspetto, italiano nel gusto, dove prendersi una pausa, fare pace con la nostalgia (ci sono anche i tramezzini, oltre ai deliziosi arancini rivisitati e alla brioche con gelato!) e cercare di riconoscere qualche celebrity che si nasconde dietro grossi occhiali da sole. 

Un dolce? La Tarte Tropézienne, 3 rue de Montfaucon, t. 0143290981, www.latartetropezienne.fr

Chiamarlo dolce è riduttivo, perché la Tarte Tropézienne è un mito. A chiamarla così fu Brigitte Bardot nel 1955 a St. Tropez, durante le riprese del film Et Dieu créa la femme (in Italia con due titoli, “Piace a Troppi” e “Dio creò la donna”) di Roger Vadim. La troupe face scorpacciate di una soffice torta alla crema preparata dal pasticcere Alexandre Micka che seguì il consiglio della diva, battezzandola "tropézienne" e proiettandola nella leggenda. Nella boutique di St. Germain ci sono anche le monoporzioni da passeggio, très chic per accompagnare le visite nelle gallerie d’arte.

Una caramella? Boutique Henri Le Roux, 1, rue Bourbon-le-Château, t. 0182284980

Arriva dalla Bretagna dove, si sa, il burro è ottimo e quando è salato è ancora meglio. La storia comincia tanti anni fa, quando Henri Le Roux decide di sperimentare un prodotto innovativo. Lo vuole semplice e originale perché diventerà il suo marchio di fabbrica. Così prende il burro salato e comincia a mescolarlo con noci, nocciole e mandorle e ne fa una caramella. Anzi, la caramelle au beurre salé, che l’ha reso famoso nel mondo, e che quest’anno è proposta anche nella variante “Sakura” in omaggio al Giappone e profumata al fiore di ciliegio.

 

 

 

 

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