Ferragosto al fresco: gita ai laghi del Fuji-san

Tokyo.Il nostro Ferragosto corrisponde, in Giappone, all'Obon una  festa, confuciano-buddista, molto importante nel calendario annuale, dedicata ai defunti.

Le famiglie, almeno quelle più tradizionali, si riuniscono nelle terre d'origine sulle tombe degli antenati e ne prendono cura nettandole dalla polvere e dalle erbacce. Oppure ricordano in casa, prima di un pranzo tra parenti e amici, inginocchiati davanti agli altarini domestici, decorati con frutta, incensi e vecchie foto lo spirito degli antenati. Molti uffici, fabbriche, negozi, ristoranti, studi medici, palestre, scuole chiudono per l'occasione. Durante quattro, cinque giorni, le grandi città si svuotano come non succede mai e i giapponesi che non sono partiti per qualche meta esotica affollano spiagge, piscine all'aperto e località di villeggiature termali, gli onsen.

Fa in genere molto caldo e tutti (almeno i più giovani) partono alla ricerca di un po' di fresco.

Quest'anno in pieno agosto, stranamente meno torrido ed umido del solito, trovandomi a Tokyo ho deciso,anch' io, di fuggire dalla città e di rifugiarmi per qualche giorno in uno “chalet” di amici, nella frescura dei boschi alle pendici del Monte Fuji .

Il territorio, detto Fuji Go-ko, che vuol dire dei cinque laghi, è un parco nazionale che abbraccia il lato nord del vulcano e si trova a circa cento chilometri dalla capitale giapponese tra gli ottocento e i mille metri di altezza. Un'area coperta di grandi foreste, popolate da daini e scoiattoli, assai poco abitata durante buona parte dell'anno.

(cibarie per celebrare l `obon)

I laghi, da cui prende il nome, ma sarebbe meglio dire i laghetti, si chiamano Motosu, Shojin, Sai, Kawaguchi e Yamanaka,i l maggiore, e fanno corona alla più alta vetta del Giappone, il Fuji-san, 3776 metri sul livello del mare.

Il vulcano,i nattivo dal 1707, è il simbolo più noto e celebrato della cultura giapponese.

Nei secoli passati era un luogo sacro scintoista, tabu, inaccessibile. Vi si venerava in particolare  la splendida e nobilissima dea Konohanasakuya-hime-no mikoto, protettrice tra le molte altre cose delle donne, della bellezza, della maternità, ma anche delle arti, dello svago, del sake e della sericultura. Fatto sta fino a cent`anni fa il vulcano poteva essere asceso solo da monaci e pellegini, chiamati Fujikoh,c he dovevano compiere, prima di iniziare il cammino, vari riti di purificazione. Le donne, fino al 1872, erano bandite.

Oggi ,caduti i tabu del passato, la sommità del Fuji, è accessibile a tutti, ma solo durante i mesi estivi (dopo una cerimonia religiosa di apertura ai primi luglio e prima di una di chiusura a metà settembre). L`ascensione a partire dalla cosiddetta Quota 5, circa duemila metri di altitudine, dove si può arrivare con i mezzi pubblici o in automobile, dura cinque, sei ore mediamente.

Il “sacro” Fuji e`divenuto meta di un turismo “di massa”, da fine settimana, assai poco spirituale. Quattro  sentieri, di varia, ma non eccelsa difficoltà, portano fino al cratere,d ove sorge, testimonianza del passato, un tabernacolo dedicato al culto shinto-animista dei vulcani “Sengen”, praticato in tutto il  Giappone antico.

Le colonne di escursionisti, che specie durante l'Obon ferragostano, formano un vero  fiume di turisti internazionali, possono sostare in capanni dediti al fast food per l`imperdibile selfie e acquistare, una volta in vetta, un francobollo ricordo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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