Cartoline da Parigi: inno allo stile

INNO ALLO STILE

di Carla Diamanti

Gli inconfondibili occhiali da vista, le matite colorate, gli appunti, gli amuleti, le foto, le riviste. Tutto è rimasto esattamente come 15 anni fa, quando Yves Saint Laurent occupò per l’ultima volta la sua scrivania. I curatori del museo intitolato allo stilista, celebrato da editori e registi e venerato come un’icona, hanno voluto che il percorso di visita si concludesse proprio nel suo studio, dove nell’ottobre del 2002 venne messo il punto finale a un’avventura stellare cominciata 40 anni prima al 30 bis di rue Spontini.

Le splendide sale dell’hôtel particulier di avenue Marceau, dove la Maison venne trasferita il 14 luglio 1974 e che poi furono sede della Fondation Pierre Bergé, da oggi accolgono il Musée Yves Saint Laurent con cui il mito entra definitivamente nella storia, secondo un progetto voluto da Pierre Bergé, compagno dello stilista. Bozzetti, tessuti, gioielli, appunti, immagini ma soprattutto abiti, raccolti dal 1964 quando Saint Laurent decise di scegliere una serie di modelli da conservare a conclusione delle sfilate di alta moda. “Fra 100 anni qualcuno potrebbe volerli rivedere”, affermava quando ancora non immaginava che ne sarebbero bastati molti meno per proiettarlo nel firmamento dei personaggi che hanno reinventato lo stile. Dal 1982 la selezione divenne sistematica: ogni abito scelto per essere conservato veniva tolto dai circuiti commerciali, conservato in appositi magazzini ed etichettato con la dicitura “museo”. Il risultato è un patrimonio senza eguali nel mondo della haute couture internazionale, fatto di migliaia di modelli e della documentazione relativa alla loro creazione.

Les modes passent, le style est éternel”. Subito oltre il ritratto dello stilista secondo Andy Warhol, la celebre frase di Yves Saint Laurent apre il percorso di visita che comincia al piano terra, dove si trovavano i saloni di ricevimento in cui le clienti provavano gli abiti dopo la presentazione delle collezioni. Ognuna era accolta dalla direttrice di sala e poi seguita personalmente durante le tre prove preliminari alla consegna del modello definitivo. Fino al 1976 questi spazi erano destinati anche alle sfilate, prima che diventassero veri e propri spettacoli accompagnati da musica e ospitati all’interno dell’hotel Inter-Continental. Luci soffuse e atmosfera elegante scandiscono la visita che scorre davanti a pareti su cui si raccontano epoche e si scopre come nascono gli abiti presentati su piattaforme che ricordano un palcoscenico. Opere d’arte da cui è difficile staccare lo sguardo e dove bellezza e creatività si sposano con grande armonia. I modelli esposti seguono criteri tematici e precisi. Cambieranno periodicamente, proprio come succede alle collezioni che cambiano con le stagioni. Gennaio è il mese della primavera-estate, luglio quello dell’autunno-inverno: così sono regolati i ritmi dell’alta moda. Ogni abito è frutto di ricerca, studio, tentativi, revisioni, correzioni, selezioni di colori e di tessuti. Un lavoro dettagliato svelato lungo il percorso di visita, dove i modelli sono accompagnati dalla “Bibbia” che raccoglie tutte le informazioni necessarie alla sua realizzazione. Nelle sale si impara che ogni abito ha una propria classificazione, che una collezione si compone di un centinaio di capi tra vestiti e accessori, che il programma delle sfilate segue l’ordine del guardaroba di una giornata intera, dal giorno alla sera passando dal cocktail. Che la moda è art de vivre in cui ogni momento della giornata è scandito dalla sua tenuta adeguata. I viaggi “immaginari” che Yves Saint Laurent faceva dal suo salotto sfogliando libri che raccontavano di luoghi lontani erano una delle sue fonti di ispirazione (oltre ai viaggi “veri” a Marrakech, dove disegnò molti modelli e dove il 19 ottobre aprirà mYSLm, YVES SAINT LAURENT marrakech). Colori caldi e toni accesi che ricordano l’Africa, la Spagna, l’India, la Russia o la Cina, in una sorta di giro del mondo in passerella che chiude la visita del piano terra e accompagna ai saloni superiori, dove la moda rende omaggio alla storia, con broccati e tessuti pregiati trasformati in abiti da sera ispirati al Medioevo o a Rinascimento. La visita allo studio dello stilista chiude la retrospettiva inaugurale del museo. I cinquanta modelli scelti per l’apertura celebrano il genio creativo dello stilista attraverso le sue opere più emblematiche, dallo smoking alla sahariana e all’impermeabile, diventati la quintessenza dello stile Saint Laurent.

«Così continua un’avventura cominciata tanto tempo fa, quando non sapevamo ancora che il destino si sarebbe accorto di noi”. Pierre Bergé è stato il più grande fautore di questo museo, unico nel suo genere, aperto a pochissime settimane dalla sua scomparsa.

 

Musée Yves St. Laurent

5 avenue Marceau (16e)

Martedì/domenica h. 11-18; venerdì fino alle 21

www.museeyslparis.com

 

www.facebook.com/thetraveldesignerita

 

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