Viaggiare per gioco. Prigionieri nella piramide!

Visitiamo una misteriosa Piramide, nella Valle dei Re, durante una vacanza in Egitto. Curiosità, spirito di avventura, un pizzico di imprudenza e restiamo separati dal resto del gruppo.
Finiamo in una stanza che ha tutta l'aria di essere una camera sepolcrale. La porta alle nostre spalle si chiude all'improvviso. Siamo in trappola: riusciremo a fuggire o questo luogo antichissimo diventerà anche la nostra tomba?

Seconda puntata di Viaggiare per gioco dedicata al fenomeno delle escape room da tavolo (qui trovate la prima puntata, con il confronto fra Deckscape e Unlock!).
Oggi ci occupiamo di EXIT, già vincitore del Kennerspiel des Jahres, ovvero la versione per esperti* del più prestigioso premio tedesco (e di fatto europeo). Un premio triplice, poiché tre sono le stanze di EXIT uscite in contemporanea: La baita abbandonata, Il laboratorio segreto e la tomba del faraone. Meccanismo di gioco speculare, ambientazioni (e ovviamente enigmi) diversi. Gli autori sono i tedeschi Inka e Markus Brand, di cui abbiamo apprezzato molto La Boca (ne parlavamo qui), l’editore originale Kosmos, per l’Italia è Giochi Uniti.

Manterrò lo stesso schema di valutazione già applicato per le altre due escape room da tavolo. Le mie valutazioni si basano su EXIT La Tomba del Faraone (ho scelto l’ambientazione che più mi affascinava), quindi i riferimenti e le foto saranno di questo scenario. Cominciamo.
 
LE REGOLE
Iniziamo col dire che EXIT non è un gioco “per esperti”, il regolamento è breve, chiaro e immediato: la stessa tipologia di gioco non si presta a meccaniche complesse. E’ una escape room da tavolo, allo stesso livello di complessità delle altre uscite finora (anzi, è più immediato di Unlock! che prevede calcoli matematici). Il funzionamento è spiegato in maniera chiara e per leggero e assimilarlo bastano 5 minuti.
Voto: 8

ERGONOMIA E GRAFICA
Le illustrazioni sono ben realizzate e stampate con cura, la scatola è piccola e portatile, si può giocare ovunque (non è nemmeno indispensabile un piano di appoggio, seppure risulti comodo).
Le carte sono di dimensione standard e questo impone che se si gioca in più di due – la scatola suggerisce fino a 6 – ci si debba passare spesso le carte e il libretto per consultare tutto. Un limite inevitabile che non pregiudica la giocabilità.
Voto: 8

GESTIONE DEL TEMPO
Nelle escape siamo abituati ad avere 60 minuti che scorrono inesorabilmente all’indietro. Alcune volte visualizziamo il cronometro, altre volte no. Per me questo è un elemento imprescindibile della tensione di una Escape room. Al tavolo la tensione è mitigata dal fatto che se il tempo finisce… si continua a giocare fino alla soluzione.
Anche EXIT, come Deckscape, ti chiede di far partire il tempo quando inizi, e di fermarlo quando finisci.  Il tempo impiegato e la quantità di suggerimenti usati darà il voto/punteggio al gruppo di gioco, da 0 a 10 stelle. Non c’è un timer che ti pressa, non c’è urgenza. A molti piacerà, ma per me questo è un difetto.
Voto: 5

MECCANICA DI GIOCO
Oltre al regolamento, nella confezione troviamo un libretto di appunti che ci aiuteranno nella risoluzione degli enigmi, alcuni oggetti misteriosi il cui utilizzo apparirà chiaro durante la partita, un mazzo di carte da dividere in tre gruppi: Enigmi, Soluzioni e Suggerimenti. Di volta in volta prenderemo la carta relativa dal giusto mazzo, e se ne abbiamo bisogno, guarderemo i suggerimenti.
EXIT è un gioco one shot, poiché una volta risolti gli enigmi non ha senso rigiocarlo. In più la risoluzione di alcuni enigmi prevede di piegare, tagliare o strappare materiali di gioco, rendendo quindi il gioco irripetibile anche con gruppi diversi.
Più complesso e stimolante di Deckscape e al tempo stesso meno punitivo di Unlock, dove è possibile arenarsi. Qui se ci si trova in difficoltà si può ricorrere agli indizi, che sono due più la soluzione, quindi tre, per ogni enigma del gioco (più di 10). Questo permette di modulare l’esperienza e renderla o molto facile, o complessa. Sicuramente uno dei punti di forza di questo titolo.
Voto: 9

AMBIENTAZIONE
La storia è spesso un punto dolente delle escape room: trame e ambientazioni sono spesso posticce e marginali, e tutto si risolve in una concatenazione di enigmi a soluzione spesso numerica. Trasformando la stanza in un mazzo di carte, questo è ancora più difficile. In Exit – parlo solo dello scenario giocato, La Tomba del Faraone, che però è dei tre quello con un’ambientazione più marcata – è stato fatto un ottimo lavoro. L’ambientazione si sente e, al netto di alcune imprecisioni storiche che sono un archeologo potrebbe notare, funziona. I geroglifici si prestano a essere protagonisti di codici misteriosi, ma intanto sono stati usati geroglifici veri e non inventati. E ci sono anche gustosi easter egg, come quello nella stanza di Imhotep…
Voto: 8

 

PREZZO
Ogni avventura di EXIT ha un prezzo di 14,90 euro e come già detto, è one shot ancora di più delle altre escape room da tavolo finora pubblicate (che avevano un prezzo medio ad avventura di circa 10 euro). E’ quindi più caro degli altri, ma comunque nettamente più economico della vera escape room, che è più immersiva, ma costa 15/20 euro a giocare e quando il tempo finisce, finisce anche la partita.
Voto: 7

GIUDIZIO FINALE
EXIT è sicuramente promosso e consigliabile a chi è interessato a questa tipologia di giochi.
Il punteggio totale è 45 (che significa un voto medio di 7,5), in linea con gli altri due prodotti usciti in precedenza (di cui ho parlato diffusamente qui). Dalla sua, in più, EXIT ha una meccanica di gioco per me più convincente ed efficace, e ambientazioni più curate.

Volete un consiglio? Giocatelo a lume di candela, magari con un sottofondo musicale. E’ un esperienza unica, rendetela memorabile.
Anche questo è Viaggiare per gioco.

*La dicitura “per esperti” in questo caso non deve spaventare nessuno, in Germania viene utilizzata per indicare che il gioco non è un family, cioè non è consigliato giocarlo con bambini (ma questo credo sia ovvio).

 

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