Il riscatto della montagna

Si è tenuto oggi in Regione Lombardia un convegno dal titolo Montagna futuro. Dalle linee guida al progetto 2018-2023 per la montagna lombarda. Progettato e voluto come un incontro pre-elettorale (la presidenza della Regione Lombardia sarà rinnovata a primavera) si è invece trasformato nel corso della mattina in un proficuo scambio e di visioni su come si intende la montagna. E non solo lombarda.

Con la sala Biagi strapiena e con molti ospiti in piedi, la prima parte dell'incontro è stato un spot elettorale coordinato da Lino Zani, conduttore di Linea Bianca una trasmissione tv sulla montagna invernale, e gestito da Ugo Parolo, che in Regione Lombardia ha la delega sulla montagna con il titolo di Sottosegretario alla Presidenza. A Parolo ha fatto seguito il Presidente della Regione Roberto Maroni, che ha confermato il grande impegno che la Regione vuole avere in futuro nei confronti della montagna. Dopo due video messaggi di Deborah Compagnoni e dell'ex ministro Fabrizio Barca abbiamo udito gli interventi più interessanti. Dopo l'alpinista Simone Moro, che ha elogiato la bellezza delle montagne lombarde che non hanno nulla da invidiare – secondo lui – ai Quattromila valdostani o alle Dolomiti, ecco che con gli interventi di Vincenzo Torti e di Annibale Salsa, rispettivamente Presidente in carica ed ex presidente del Cai nazionale si è toccato il cuore del problema: il riscatto della montagna. Un territorio che da “mondo dei vinti” deve diventare mondo dei vincitori perché è ora di finirla di considerare le terre alte come un luogo disagiato, abitato da sfortunati. Occorre cambiare mentalità e ribaltare i concetti: la montagna, con gli opportuni servizi e investimenti, deve diventare un luogo d'eccellenza dove conviene vivere. Certo con mobilità moderna, sanità e scuole la montagna, con un aupicabile autogoverno, deve ricollocarsi nel panorama italiano e contendere alla pianura i privilegi persi. Salsa in particolare ha ricordato come prima dell'avvento degli Stati nazionali le Alpi erano tutt'altro che luoghi marginali: erano sedi di stati e staterelli, di comunità culturalmente vivaci e d'avanguardia. Torti ha aggiunto che la stessa Costituzione prevede solo per la montagna particolari privilegi che peraltro sono disattesi dalle leggi nazionali (articolo 44: “La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane”). Sarebbe ora di recuperare quel dettato e dare a Cesare quello che gli spetta, sia dal punto di vista economico sia in termini di servizi.

Ci è piaciuto che da una visione molto territoriale, ossia regionale, lombarda, si sia passati a una visione nazionale. Alle parole seguiranno i fatti? Tornerà la montagna a essere competitiva? Siamo peraltro coscienti che non sia solo il turismo e soprattutto lo sci d'inverno la soluzione dei mali. Anzi, con il cambio climatico in corso il turismo invernale sarà sempre meno competitivo e praticabile. Ma anche il solo turismo estivo non può bastare: serve un cambio di passo. Che può passare per l'agricoltura d'eccellenza, l'allevamento, magari anche l'artigianato. Non a caso in Alto Adige la montagna non ha subito lo spopolamento delle altre aree montane del Paese.

La montagna, con la banda ultralarga, servizi e mobilità può avere un futuro. Ne siamo convinti. Non solo per i parchi naturali e le piste da sci. Non deve essere un museo, ma un territorio vivo e culturalmente d'avanguardia.

Lo stesso Paolo Cognetti, autore di Otto montagne e vincitore con questo titolo del Premio Strega, che ho recentemente intervistato per Touring, ha lasciato la città (Milano in questo caso...) per vivere in montagna, in val d'Ayas. Forse qualcosa sta già cambiando.

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