Sesso e pollo fritto: il Natale "alla japponese"

Tokyo. Leggevo su un giornale qualche giorno fa, che in Francia, a Poitiers (città peraltro famosa grazie a Carlo Martello e alla sua vittoriosa battaglia contro i mori) gli organizzatori della tradizionale fiera di Natale, ”Le marché du Noel”, hanno deciso, per essere meno confessionali e suppongo, commercialmente piu`"inclusivi", di ribattezzare quest'anno l'evento come "Le marché du Leon", anagrammando la parola Noel.

I giapponesi non si pongono questi problemi: non sono di cultura cristiana e sono pochissimo portati in generale ad ogni tipo di ostentazione religiosa. Festeggiano quindi da cent'anni, senza complessi di colpa, 'aliena ricorrenza occidentale. Fin dai primi del Novecento la loro classe dirigente, dotata di moderna e lungimirante visione economica, ha visto nel Natale “made in Japan" e nella grande kermesse spendereccia che l'accompagna un grande incentivo per il benessere (commerciale) del Paese.

Ecco spiegate allora le odierne celebrazioni: luci e luminarie, alberi, alberoni, alberelli, ghirlande, fiocchi, fiori. Musiche e canzoni più o meno recenti, babbinatale (qui chiamati nordicamente Santa Claus) in azione ovunque e poi slogan, gigantografie, spot pubbliciari, ecc. Nulla viene tralasciato per favorire il grande assalto consumistico al “bonus” di fine anno, la tredicesima dei lavoratori giapponesi (che del loro sarebbero parsiminiosi) da parte del Grande Venditore Nipponico nelle sue molteplici incarnazioni: department stores, supermercati , fiere, mercatini e ovviamente internet.

Uno slancio consumistico solo parzialmente aiutato da feste nazionali. Il 23 dicembre il paese non lavora: ma è una vacanza in un certo senso provvisoria che celebra il genetliaco dell'imperatore Akihito, che è, come si sa, prossimo al ritiro-abdicazione. I due giorni seguenti, il 24 e il 25, sarebbero addirittura giorni di ordinaria routine lavorativa, se i giapponesi non avessero deciso di festeggiarli a modo loro.

La notte della vigilia, il nostro mistico 24 dicembre, infatti, può essere chiamata, in giapponese, “sei naru yoru” espressione che, a seconda dei caratteri scelti per scriverla, può significare alternativamente “la sacra notte”o “la notte del sesso”. Fatto sta che la notte di Natale è considerata, nell'arcipelago, una ricorrenza molto speciale, diciamo trasgressiva, per milioni di coppie. Ed è ovviamente allietata da cenette intime e regali ad hoc.

 

Il 25 dicembre, invece, è dedicato piu`tranquillamente alle famiglie ed ai bambini. Il giorno di Natale “giapponese”  ha anche da qualche anno un suo menu “tradizionale” composto da due cibarie tipiche del fastfood americano: pollo fritto e torta di fragole.

Il merito di aver fatto del pollo fritto della Kentucky Fried Chicken un bestseller natalizio spetta a un, allora, oscuro manager,Takeshi Okawara, chiamato ad aprire e dirigere nel 1970 il primo ristorante della catena americana KFC a Nagoya. Okawara, oggi una leggenda del marketing, ebbe in sogno la visione (almeno cosi dicono i suoi esegeti) di una famiglia giapponese seduta attorno a un cestello ricolmo di pollo fritto per festeggiare il Natale - Chrismas come nei telefilm hollywoodiani proposti allora dalla tivu. Nella versione americana non si trattava di pollo, ma di tacchino costoso e fuori dalla portata del consumatore giapponese. Odawara capì il problema e seppe impostare un'abile campagna per promuovere il suo pollo-surrogato con grande successo.

Oggi per avere diritto a un cesto di pollo fritto (costo medio 35 euro) è necessaraio prenotarlo con un buon mese di anticipo. Altrimenti ci si deve rassegnare ad una lunga coda sotto lo sguardo della statua in plastica del colonnello Sanders posta all'ingresso di ogni Kentucky Fried Chicken. Al simpatico colonnello, in questi giorni, per sottolinearne la somiglianza, hanno anche messo il berretto di Babbo Natale.

 

 

 

 

 

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