Viaggiare per gioco. Tutti uniti contro le epidemie

Fra i giochi da tavolo che hanno riscosso un grande successo fra gli appassionati negli ultimi anni Pandemia occupa senza dubbio un posto di rilievo. Collaborativo puro - si vince o si perde tutti insieme – Pandemia vede i giocatori impegnati nel debellare epidemie su scala mondiale, prima che diventino incontrollabili. Un titolo decisamente pro-vax, dato che fra le azioni fondamentali per la vittoria c’è la realizzazione dei vaccini. Ma senza addentrarci in polemiche estranee al mondo ludico, questo è un titolo che vogliamo segnalare a chi ancora non lo conosce, per i suoi pregi e le sue varianti.

Al gioco originale si sono aggiunti nel tempo due espansioni per il gioco base, una versione ambientata in Spagna, Pandemia Iberia, una capovolta, ovvero con i giocatori che “sono” le malattie e puntano all’epidemia globale per vincere (Pandemia Contagio, l’unico competitivo e non collaborativo) una in cui si affrontano creature mostruose anziché virus e batteri (Pandemia Il regno di Cthulhu, omaggio a Lovecraft), e la più recente in cui il nemico comune è l’acqua alta che minaccia di sommergere i Paesi Bassi, nella versione Pandemia: Alta Marea.

Fa storia a sé Pandemia Legacy, un nuovo modo di intendere il gioco da tavolo: Pandemia Legacy prevede infatti 12 partite consecutive, quanti sono i mesi dell’anno, e gli esiti di ognuna influenzano in maniera determinante la successiva. Questo significa che il gioco stesso, le sue regole, il tabellone vengono modificati dagli eventi e dalle scelte dei giocatori, e non sarà possibile tornare indietro. Facendo un esempio di pura fantasia, se in uno dei primi mesi non siamo riusciti a debellare un’epidemia in SudAmerica, il SudAmerica resterà contaminato e off-limits per tutto il resto della campagna. Il gioco legacy – letteralmente eredità, intendendo che ogni partita lascia qualcosa alla successiva – è una delle nuove tendenze del mercato, garantisce un’esperienza di gioco davvero “unica e irripetibile”. Lo storytelling tipico del gioco di ruolo diventa così protagonista anche de gioco da tavolo e non posso che esserne felice. Ciò detto Pandemia Legacy ha le stesse caratteristiche tecniche di Pandemia, le stesse regole di base, seppur modificabili.

Ho volutamente lasciato da parte una delle varianti di Pandemia: la cura, versione coi dadi. A livello di vendite è quella che ha riscosso meno successo, eppure per me è la migliore. Un parere personalissimo, ma che deriva da alcuni dati oggettivi (e altrettanti soggettivi): vediamoli insieme.

- Pandemia La Cura è più breve del gioco classico: una partita dura mediamente 30 minuti anziché 60. E se si perde, si ha più voglia (e tempo) di rigiocarlo.

- Pandemia La Cura ha 85 dadi che risultano determinanti nella gestione della partita: 37 sono affidati ai giocatori e 48 stabiliscono la diffusione delle malattie. Una valanga di dadi che però non corrispondono ad altrettanta casualità. I dadi giocatore infatti sono personalizzati – il medico per esempio ha molte cure sulle facce dei suoi dadi, il ricercatore ha più vaccini, l’esperto in logistica ha aerei e navi per spostarsi più velocemente – e i giocatori possono ritirarli finché non ottengono il risultato migliore, ma con una limitazione: se esce il simbolo malattia, quel dado non può essere ritirato e l’epidemia progredisce. Si tratta quindi di una gestione calcolata del rischio.

- Pandemia La Cura non ha un tabellone di gioco ma alcuni dischi che raffigurano i continenti, occupa poco spazio e si può giocare ovunque ci sia un piano d’appoggio minimo, treno incluso.   

- Come l’originale, anche la versione La Cura prevede da 2 a 5 giocatori, solo che qui il gioco scala molto meglio. Meno giocatori hanno meno dadi malattia e il livello di difficoltà è ben bilanciato. A Pandemia, invece, meno giocatori ci sono e più è difficile vincere: in 5 è fattibile, in 4 dura, 3 e 2 è praticamente impossibile.

- Pandemia soffre come molti collaborativi puri del Giocatore Dominante, o se preferite Alpha player, ovvero uno che conosce negli degli altri il gioco e suggerisce fino a imporle le mosse necessarie perché “altrimenti perdiamo tutti”. Ovviamente non è divertente fare un gioco in cui le scelte che prendi… le prende un altro. In Pandemia La cura questo problema è ampiamente mitigato dai dadi: nessuno può suggerire o imporre di fare un risultato anziché un altro, tirando i dadi…

Insomma, per tutti questi motivi – alcuni oggettivi, altri soggettivi come il divertimento legato all’esperienza – ritengo che Pandemia La Cura sia la miglior versione di Pandemia in commercio.

 

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