“SANKARA”: IN PARADISO SULL'ISOLA DI YAKUSHIMA

 

Tokyo. Avevo una gran voglia di cambiare aria e durante la settimana di Pasqua sono stato a trovare un mio giovane amico, Martino Cappai, nel suo nuovo buen retiro di Yakushima. È una piccola isola, appena sotto il Kyushu, un posto davvero straordinario.

 

 Un castello turrito e galleggiante, si direbbe, uscito da un anime` di Miyazaki.

         

Vista dal mare, Yakushima, appare, infatti, come una rocca impenetrabile,fitta di montagne  puntute e  verdissime che scendono a picco sul mare. E` un disco di granito  del diametro di 26 chilometri, posato sulle acque al principio delle Ryukyu, o se preferite le Nansei, l`arcipelago di isole del sud-ovest giapponese, che dal Kyushu vanno  verso Okinawa e Taiwan.

Sessanta chilometri da Kagoshima: tre ore buone di aliscafo ,piu` due ore di aereo da Tokyo. È il tempo che ci ho messo per arrivarci.

Kagoshima, la capitale del Kyushu sud-occidentale è, di nome e di fatto, “la Napoli d`Oriente” e ha, come la “gemella”partenopea, il  suo incombente vulcano: il Sakurajima, tuttora attivo e fumoso.

Nella storia del Giappone, Kagoshima, è legata alle vicende  del feudo di Satsuma che è stato per secoli il  dominio del ricco, potente e nobilissimo clan dei samurai Shimazu.

Martino, un giovane storico dell`arte che ho conosciuto, non molto tempo fa a Tokyo,stanco di partecipare alla rat-race frenetica e stressante della capitale giapponese, si è trasferito, da poco tempo e con la sua bella fidanzata Kanami, a vivere bucolicamente a Yakushima. Ha trovato una piccola casa tradizionale e vive in un'oasi di calma e di bellezza naturale. Scrive, legge, dipinge, si inerpica, quasi ogni giorno, agilissimo, sugli ardui cammini nella foresta fittissima che fascia le montagne del luogo. Insomma, come si dice “ fa cose e  vede gente” .E ogni tanto, aiuta anche i taglialegna.

       

 

Verdissima (“Piove trentacinque giorni al mese” sostengono con ironia i residenti), Yakushima è letteralmente avvolta in una vegetazione molto fitta , formata da foreste secolari, che si estende su una fitta, misteriosa e impenetrabile catena di montagne.Sono quarantacinque vette,per essere precisi, su  una superficie di cinquecento chilometri quadrati.

 Le foreste di Yakushima, in maggioranza proprietà dello Stato, sono, per fortuna, anche protette dall`Unesco. L`isola è famosa nel mondo per i suoi Yaku-Sugi  giganteschi cedri secolari che erano già  robusti alberelli quando nasceva l'Impero romano.Questi cedri, che in realta`non sono veri cedri, ma fanno parte della famiglia dei cipressi, prima del turismo, erano la principale risorsa dell`isola. Un business gestito, occhiutamente, dai vari lord Shimazu tramite i loro intendenti, fin  dal Cinquecento.

 

La storia vuole che gli abitanti,assai restii ad abbattere piante che consideravano sacre, furono convinti a farlo da un eminente sudioso confuciano dell`epoca,loro compaesano, Jochiku Tomari, che agiva per conto del signore di Satsuma e che probabilmente trovo`il suo tornaconto.

 I tronchi dell`isola divennero subito famosi in tutto il Giappone e richiestissimi come materiale da costruzione per il loro legno duro, immarcescibile, raro e costoso. Servirono la per costruzione di eleganti dimore e di molti celebri templi buddisti e santuari scintoisti come quello di Asakusa a Tokyo.

Il disboscamento fu intenso e proseguì fino a tempi abbastanza recenti.

Furono purtroppo abbattuti molti splendidi alberi,ma alcuni esemplari particolarmente belli o difficili da muovere perche` alti sulle montagne, sopravvissero all`ecatombe lignea e sono giunti felicemente ai nostri giorni.

Gli Yaku-Sugi sono celebri in tutto il Giappone e sono un`attrazione turistica che  richiama, ogni anno sulla piccola isola, oltre trecentomila visitatori.Gruppi di escursionisti che infestano,specie  nei mesi della stagione estiva, le alture della foresta-parco nazionale di ventimila ettari.

Vengono anche dalla Corea e dalla Cina  per ammirare (e fotografare)  queste piante, vecchie di mille e piu`anni, quasi nascoste, a oltre mille metri di altezza, nel folto della foresta.

Il record di longevita`e detenuto dallo Jomon Sugi: duemila e seicento(ma una volta dicevano settemila!) anni d`eta`,alto 25 metri, largo 16, che e`la piu`grande conifera del paese. I” Sugi” sono un certamente” tesoro” nazionale ,ma Yakushima si possono ammirare anche centinaia di altre meraviglie botaniche, a volte uniche, come il bambu nano o un particolare tipo di rododendro. I pendii delle montagne,secondo l`Unesco,accolgono quasi duemila specie e subspecie botaniche: una delle maggiori varieta presenti in tutta l`Asia.

Non meno interessante è la fauna :migliaia di piccoli macachi isolani, ghiotti di bacche e di fogliame che,a piccoli gruppi, scorrazzano indisturbati per tutta l`isola. Oppure i (mini) daini chiamati ,ovviamente, Yaku, sacri nel passato a Ippon Hojiu Daigonen,il dio della montagna. Sono davvero molti,persino troppi e soprattutto voraci di germogli. Vengono, per questo, in determinate stagioni,cacciati dagli isolani,che ne ricavano carni e salsicce non eccelse vendute nei ristoranti(modesti) dell`isola.

Eppoi uccelli, insetti, rare serpi che si annidano nel profondo della vegetazione. Sulla spiagge sabbiose di Nagata ogni anno, tra maggio e giugno,centinaia di testuggini vengono a depositare le uova.

 Nel mare, tutt`intorno a Yakushima, nuotano in  grande abbondanza i Tobiu.Sono  pesci” volanti”i quali, per sfuggire ai delfini predatori, saettano fuori dall` acqua anche per mezzo minuto per poi rituffarsi a pericolo scampato.Una rara delicatezza della cucina giapponese, sono serviti alla buona,ma freschissimi,squisiti, come sushi o sashimi ,sulle mense locali.

    

Il disciplinato, invadente turismo stagionale  è servito da una pletora di alberghetti familiari in genere con onsen(bagno termale) annesso,dove a modo di manifestarsi la rinomata, grande gentilezza degli isolani, circa quidicimila in tutto.Non esistono a parte due o tre eccezioni alberghi di dimensioni medio grandi.Una di queste e dove abbiamo trascorso un felicissimo, breve soggiorno, è il Sankara (non un nome giapponese:in sanscrito vuol dire “dono del cielo”) l`unico resort di lusso internazionale dell`isola. L`albergo  e un piccolo numero di villette annesse, èsprofondato nella vegetazione piu`verde e lussuregiante che mi sia mai stato dato di vedere.L`atmosfera del Sankara, il kimochi, il feeling dell`hotel, è qualcosa tra la Dowton abbey nipponica, con tanto di butler e “servitù”schierata per ricevere gli ospiti e quella di un villone balinese allestito per ricchi americani della Silicon Valley.

   

 

Piscina con terrazza con vista mozzafiato sulla costa;ristorante “fusion”di cucina kaiseki- franco-nouvelle, con tanto di chef “ a vista” come usa ora;cantina di vini ,ovviamente, adeguata;biblioteca ben fornita di libri,riviste e decorata da statue cambogiane;ovunque arredi di design ultramoderno.

 

 

Alla partenza dal Sankara,alla limousine che ci riportava al  porto di Miyanura,  abbiamo chiesto di sostare un attimo a Koshima. E` la spiaggia rocciosa dove l`agosto del 1708 il sacerdote palermitano Giovanni Battista Sidotti, sbarcò in segreto, travestito ingenuamente da samurai per portare, ultimo dei missionari martiri, la fede cattolica in Giappone. Una piccola chiesa bianca e una lapide lo ricordano.

   

 

 

 

 

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