Sentieri e borghi liguri: un patrimonio da conoscere. Perinaldo, Apricale e Dolceacqua

Conosco abbastanza la montagna ligure. Qualcuno osserverà: “Come? E il mare?”. Già il mare in Liguria è importante, ma è la montagna che domina il territorio. Una montagna vissuta, terrazzata, coltivata e ricca di storia, come documentano tanti borghi sparsi sulle pendici. Tra il Levante e il Ponente preferisco il Ponente, ma è solo una questione di gusti. In realtà preferisco le Alpi agli Appennini. E quindi tutto si spiega.

Anni fa, grazie allo storico sindaco di Triora Nino Lanteri, mi sono innamorato della valle Argentina. Soprattutto di Realdo e di Verdeggia: delle sue case di sasso, della sua antica parlata occitana, dei boschi, del sovrastante Monte Saccarello, della cresta appena sopra dove corre il confine di Stato che ci separa da Briga Marittima (oggi La Brigue), il capoluogo strappatoci dai francesi dopo l'ultima guerra.

Giorni fa sono tornato da quelle parti. Dapprima passando per Taggia. Non Arma di Taggia, bel borgo marinaro purtroppo ancora ferito dall'asta ferroviaria che pur abbandonata ai treni divide il due l'abitato con la pista ciclabile di Area 24, ma la vera Taggia, nell'entroterra, patria dell'oliva, non a caso chiamata taggiasca. Taggia è stata una scoperta piacevolissima. Ho trovato un borgo antico intatto, un po' cadente, ahimè, per intonaci scrostati e palazzotti dimenticati, ma di grande fascino. Spettacolari per esempio i portici, molto rurali, che mi hanno ricordato quelli analoghi del Piemonte, ma anche dell'Alto Adige, di Glorenza.

Nei giorni seguenti ho percorso un tratto del Sentiero Liguria (lungo 600 km, da Ventimiglia a La Spezia, per 29 tappe) in alcune varianti, per toccare splendidi borghi Bandiere arancione come Perinaldo, Apricale e Dolceacqua interessati dal progetto comunitario Intense che ha come obiettivo lo sviluppo di un turismo sostenibile integrato con la mobilità dolce, tra Italia e Francia.

I sentieri, all'interno di verdissimi boschi, mi hanno permesso di fare incontri ravvicinati con una natura rigogliosa (per esempio una prateria ad asfodeli sotto la vetta del monte Bignone), e naturalmente, attraverso gli squarci tra le fronde, di ammirare il panorama dell'entroterra, su borghi arroccati e sperduti.

Il sentiero, ben segnalato, non è percorso, ahimé, solo dai camminatori, ma anche dai bikers e soprattutto da chi scorrazza sulle moto e questo non è un bene. Anche perché molti tratti sono talmente scavati nella terra argillosa che si fa fatica a camminare nella stretta trincea.

L'impressione che ho avuto dopo due giorni di cammino è stata quella che il sentiero Liguria dà una preziosa opportunità per conoscere la Regione dietro le quinte e soprattutto i suoi preziosi borghi. Certo, il consiglio è di affrontare tali percorsi nelle mezze stagioni e non nel pieno dell'estate: non ci sono fontanelle lungo l'itinerario, ma solo nei paesi, e ciò può mettere in difficoltà soprattutto le famigliole con bambini.

L'itinerario che ho seguito partiva dal monte Bignone e aveva per meta Perinaldo, Bandiera arancione Tci. É stata una totale immersione nella natura, nel fitto bosco tra castagni, pino silvestre e corbezzolo. Perinaldo è borgo da scoprire con grande attenzione. Recentenente è possibile visitare, per esempio, il castello Maraldi (in realtà un palazzotto) nel cuore del paese dove nel 1794 pernottarono Napoleone Bonaparte e il generale Massena.

Dopo un trasferimento in auto ad Apricale, altra Bandiera arancione (le strade carrozzabili sono molto strette e occorre avere esperienza di guida in montagna) per il pernottamento in un albergo diffuso ricavato in antiche abitazioni rurali ristrutturate (anche questo borgo è assai interessante, arroccato sul monte, con il castello che domina la piazza della chiesa) ho ripreso il cammino il giorno seguente per Dolceacqua. In questo secondo tratto il fitto bosco ha ceduto il passo ai coltivi, soprattutto agli ulivi in alto e ai vigneti più in basso. L'arrivo a Dolceacqua, terza Bandiera arancione, è stato premiato dalla visita dello storico castello dei Doria e dalla vista dell'antico ponte in pietra sul Nervia ritratto da Monet, ma non posso non tacere la degustazione del Rossese, il vino rosso tipico del luogo che nella qualità superiore raggiunge i 14 gradi. E' stata la degna conclusione di un breve, ma significativo tuffo nella storia e nella natura della Liguria più autentica.

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