C'era una volta a Hong Kong

Hongkong.Quarant`anni fa sbarcavo per la prima volta in quello che allora veniva chiamato, ancora e con un certa sottintesa sufficienza colonial -eurocentrica, Far East; l`Estremo Oriente.

 

Lasciata l`Italia e un posto di “redattore ordinario” in un quotidiano del pomeriggio milanese me ne venivo a cercar fortuna ( e speravo, avventure!) a Hongkong, ora territorio cinese, che apparteneva,era il 1978, alla corona britannica, un `ultima colonia di Sua Maesta`. Ero stato invitato a lavorare, in prova e per qualche mese,nella trading company dei mitici fratelli Aldo e Peppino Macchetti, lombardi di nascita,ma perfettamente anglofoni ed anglofili, pionieri del business italo-asiatico nella colony e gia`alfieri,prima di ogni altro, dell`oggi strombazzatissimo Made in Italy.

Ricordo che mandarono la loro vecchia ma rutilante Rolls Royce, guidata dal loro simpaticissimo chaffeur filippino, Milian, in guanti bianchi, a prendermi all`aeroporto di Kai Tak,famoso per gli atterraggi mozzafiato tra le case.

 

Esiste un detto inglese secondo il quale non esiste una seconda chance di provare una prima impressione.Trovai Hongkong di primo acchito,forse perche` stanco ed irritato dal lungo volo e dai due o tre scali,tra cui ricordo Calcutta, detestabile.Sarei letteralmente risalito sull`aereo dal quale ero appena sceso  per tornarmene subito a casa.O magari ad Ascoli Piceno,in Bretagna,nell`Oltrepo ,ovunque purche`nella”mia” vecchia,cara,amatissima e bella Europa!

 

Ma,invece sono rimasto,non son fuggito. Ho, poi, nel Far East ,con qualche intermezzo inglese e russo, finito per trascorrere quasi tutta la mia giovinezza e vita adulta,anno dopo anno,cambiando citta`,case,amicizie fino alla mia attuale dimora:Tokyo.

L`occasione di un recente congresso a Hongkong al quale doveva partecipare mia moglie Koko,mi ha deciso a festeggiare questo quarantennale asiatico ,accompagnandola .

Divenuta territorio a statuto speciale della Repubblica popolare cinese l`ex colonia britannica sta vivendo un boom turistico(e immobiliare) senza precedenti.

Sessanta(!!!) milioni di presenze nel corso del 2017 secondo Victor Chan presidente degli albergatori. Il settanta per cento di questo tsunami umano,mi dice, e`rappresentato da turisti della Madrepatria cinese in visita allo “shopping paradise”honkonghese,ma altre new entries coreane e sud est asiatiche non si stanno tirando indietro.Tutti pazzi per Hongkong!Vai a capire perche`.

 

Bisogna essere stati, come e` successo a me pochi giorni fa, nelle strade di Tsim Sha Tsui ,il distretto elegante di Kowloon, un venerdi sera all`ora di punta per capire in cosa si traduce il “tutto esaurito”sino-turistico. In una calma quasi innaturale si sdipanavano, a nastro, code da mausoleo di Lenin da Mosca staliniana degli Anni Trenta.Schiere di gente allineata e composta per entrare in un grande magazzino dall`aspetto qualsiasi,una boutique di moda griffata come se ne vedono in tutto il mondo ,un banalissimo chiosco di gelati.Schiere compatte e implacabili alla ricerca di qualcosa da comprare,da mangiare,da bere.

Nel buon albergo dove eravamo alloggiati,il Kowloon, prospiciente il  leggendario grand hotel Peninsula (che mantiene nella lobby, nonostante i molti rifacimenti,un`impressione degli antichi fasti, pre inclusive-tour) al quale era un tempo collegato,infilarsi nell`ascensore per salire in camera e`stata un`impresa non facile.  Le file ,disciplinatissime peraltro, di gente in attesa di un posto a tavola nei ristoranti interni avevano qualcosa di militare e solennemente drammatico. Sembravano,gli astanti in fila, ricchi,rassegnati profughi in attesa di un ultimo rancio gastronomico.Maitres e camerieri,tesi e concentrati,invece,erano come parte di un`emergenza ospedaliera da film americano-catastrofico.E i servizi,le” powder rooms” di un tempo ?Saldamente in mano nemica.Sempre occupati,ovviamente.

Ma curiosamente,fuori dalla pazza(neppure tanto)folla di turisti consumatori esistono,ho scoperto,anche a Hongkong un` oasi di pace alberghiera.Mi riferisco alla curiosa Hullet House,un albergo di charme sistemato nell`edificio fine `800 ,in stile neoclassico vittoriano ,gia` sede della polizia marittima coloniale.Il governo di Hongkong,protegge e vincola gli edifici di interesse storico e archiettonico,obbligando i developers-palazzinari locali a farsene carico,restaurandoli e adibendoli a usi sociali.

500

Hullet House –sorprendentemente nel cuore della piu`frenetica Kowloon-e`uno di questi ed e` stato accuratamente riattato e trasformato in hotel dalla Cheung Hong,l`holding immobiliare di (Sir)Li Ka Shing,l`uomo piu` ricco di Honkong che proprio in questi giorni ha deciso, sulla soglia dei novant`anni,di ritirarsi a vita privata.Comincio`,si dice,lavando da ragazzo i pavimenti in fabbrica.

Il piccolo albergo e`formato da tredici suites ,una diversa dall`altra,cinque ristoranti e bar  , un cortile interno che ospita eventi mondani o musicali.I prezzi sono alti,ma non proibitivi:500 euro a notte.

Il restauro non ha,poi, cancellato alcuni caratteri, molto coloniali del vecchio edificio militare.

La Time Ball Tower,torretta di riferimento per i naviganti di una volta,l`immancabile cannone del segnale orario, la colombaia per i piccioni viaggiatori,le cucine, separate per i policemen e graduati britannici,bianchi di pelle,le gattabuie per i malcapitati contrabbandieri.Davvero sinistre,a ben pensare,queste celle,sono l`attrazione principale annesse a uno dei bar di Hullet House.Selfies imperdibili.Le risate!

 

 

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