Aux frais de la princesse: weekend di lusso a Shanghai

 

Tokyo.La piacevole sorpresa di questa prima parte d' inverno è stata la breve crociera, organizzata quasi all'improvviso, da Yokohama a Shanghai, su una bella nave italiana.

Sessanta ore di navigazione e una volta sbarcato, una conclusione come si suol dire alla grande. Tre notti nel lusso,neo Deco, del Peninsula, il grande albergo sul Bund.

Camera grandiosa con vistas ul fiume Huangpu,sulle barche, sulle torri moderne di Pudong.

Costruito una decina di anni sull'area del vecchio Friendshipstore,il “negozio dell'amicizia”aperto negli anni Settanta allo shopping (cachemire&seta) dei prototuristi stranieri di allora, il Peninsula si trova all'estremo nord del viale-Bund (in anglo-indiano vuol dire "riva  fangosa”) lungo circa un miglio, simbolo dell' occupazione straniera, sul quale si affacciano gli edifici coloniali immortalati in tante foto storiche e oggi protetti dalla municipalità.

Conosco Shanghai bene, ci sono stato molte volte, la prima quarant'anni fa. Nella città ho anche vissuto e lavorato, per qualche mese, andando e venendo da Pechino. Abitavo all`ultimo piano, nel piccolo attico di un immobile Art Deco, tuttora esistente, ma sempre delabre come allora, nel cuore di quella che era, un tempo, la Concessione francese. Ho vissuto, quindi, i cambiamenti economico-estetici e direi atropologicici di quella che nel "tradueguerre" veniva chiamata la “Parigi d`Oriente” (ma anche la “Prostituta” a seconda degli umori). Una città ricca, vibrante, cosmopolita, moderna, cui poteva, veramente, far da sottofondo musicale, come in avviene in un film di Indiana Jones, “Anything goes” di Cole Porter.

 

Shanghai fu” ibernata”, a partire del 1949, con l`avvento dei comunisti di Mao. Divenne una metropoli industrial-operaia, pauperista e polverosa. Il Bund cessò di essere il centro finanziario dell`Asia. Via le Rolls, gli Chanel, i gin tonic e le giacche di lino bianco. Divise di tela, berrettuci unti, gente trasandata e stanca a piedi o in bicicletta per le strade, in fila davanti a locali scalcagnati e spenti. Automobili rare ed antiquate, per i leader, autobus scassati e super affollati per gli altri.E soprattutto su tutto una grande, uniforme, tristezza, inusuale in terra cinese. I rari visitatori stranieri erano guardati come bestie rare, mai avvicinati. Ciascun per sé, era la regola.

Una Shanghai, ibernata, non trasformata, però. I micidiali urbanisti della “prima” repubblica popolare, in qualche modo, la risparmiarono. Concentrando i loro devastanti interventi su Pechino, l'antica capitale. Trascurata per molti anni, divenuta nuovamente, con il nuovo regime comunista, il centro politico e decisionale del paese. In un primo tempo, si dice, volevano addirittura dinamitare la Città proibita, poi fortunatamente desistettero.

Ma, rivenendo a Shanghai, è a partire dagli ultimi vent' anni  che lo spirito indomabilmente imprenditoriale dei suoi cittadini, gli alti, magri, shanghainesi doc, sempre impegnati in qualche affare - assecondati dalla marea dei cinesi inurbati dalle campagne e da tutte le parti del paese - hanno realizzato il miracolo di riportare l'ex Parigi d'Oriente a rioccupare il suo posto tra le grandi, moderne metropoli del mondo. Tralasciando i dati economici che sono noti e alla portata di tutti, la sensazione che ricevo a ogni nuova visita è quella di un progresso in continua crescita, nella qualità della vita, dei consumi, dei servizi. Nell'estetica esistenziale. La classe media della metropoli è assetata di piaceri, intrattenimenti, comodità. Viaggia su automobili sempre più belle, veste in modo sempre più elegante, frequenta ristoranti sempre più aggiornati e internazionali. Non ha niente in comune con la gente che incontravi per la strada una volta. Non sembrano neppure parenti. Ogni volta (e capito a Shanghai in stagioni diverse, quasi ogni anno) trovo qualcosa di nuovo.

Limitandoci, poi, alle piacevolezze turistico-gastronomiche. non c'è che l'imbarazzo della scelta. Si va dal ristorante pugliese, che sembra di essere a Bari, allo spagnolo dai prosciutti rari ( e costosi) della penisola iberica, alle pizze declinate squisitamente in tutte le versioni (napoletana, romana, ligure ecc), al bar italiano con ”aperitivo” mangereccio dove servono tra le altre cose tigelle di Modena farcite.

Nella fascia alta, al franco-europeo Sir Elly`s (che prende il nome da un antenato dei Kadoorie, dinastia di albergatori e molto altro che a tutt'oggi possiede e gestisce con grande stile la catena dei Peninsula nel mondo) si mangia come in un gran ristorante parigino da una stella della  guida Michelin.

La cucina cinese già nel passato, rispetto ad altra parti del paese, generalmente buona ha fatto ancora dei progressi. Molti grandi alberghi - che sono una marea e crescono come funghi - ospitano ristoranti di celebri chef cantonesi, alcuni dei quali ostentano stelle e diplomi.E qui citiamo ancora lo Yi Long del Peninsula, dove siamo stati invitati, che di stelle Michelin ne ha ben due.

600

Ma questo bengodi alberghiero,quest`orgia di Palace hotel, stellari, nuovissimi, rutilanti di luci, marmi e splendori decorativi ha i suoi lati oscuri. Non è tutto oro quel che luccica. La qualità e la tradizione del Peninsula, che per gestire le sue 235 stanze impiega 700 persone, non si improvvisa.

Una manina misteriosa dell'internet ha recentemente messo in rete un filmato o una serie di filmati - cosi riporta un quotidiano in lingua inglese distribuito in città - dove si vedono all`opera nella pulizia delle stanze - e soprattutto dei bagni - gli inservienti di vari alberghi dai nomi altisonanti e internazionali. Bene, a quanto pare non è una visione edificante neppure per i meno schizzinosi. Le competenti autorità hanno persino aperto un'inchiesta. Il turismo è una cosa seria, anche quello di lusso.

 

 

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