Viaggiare per gioco. I giochi da tavolo costano troppo o troppo poco?

Torno sul parallelo giochi da tavolo-vini per parlare di un argomento al centro dell’attenzione degli utenti: il prezzo dei boardgame. Non si contano le volte che il prezzo di pubblicazione di un titolo viene criticato perché eccessivo, talvolta corroborando la tesi con piccoli errori nella realizzazione (che spesso ci sono, inutile negarlo: ma quasi mai sono gravi o invalidanti).
Quindi, i giochi da tavolo costano troppo? No. Anzi, dovrebbero costare di più. e vi spiego perché.

Come il valore di un vino, o di un piatto, non si misura sommando il prezzo dei suoi ingredienti (c’è chi lo fa, ma è un cretino), ma nell’emozione che riesce a trasmettere, così il valore di un gioco da tavolo non si misura soppesando le pagine del regolamento o la quantità di plastica nella scatola, ma nella sua capacità di intrattenere ed emozionare.

C’è però una differenza enorme rispetto a cibo e vino. il gioco non si consuma, ha una sua persistenza concreta ed emotiva. La rigiocabilità lo rende un investimento, non un acquisto.
Non importa quanto sia semplice o complesso, quanto sia veloce o lungo: un gioco riuscito, equilibrato, che piace e che appassiona, supera agevolmente le 50 partite nel tempo. Un film al cinema costa 10 euro, ci intrattiene due ore, e siamo soliti considerarlo un divertimento economico, o perlomeno uno dei meno cari.
Un gioco da tavolo ci può intrattenere 30, 50, 100 ore. Come possiamo definire elevato un prezzo di 80/100 euro?

Il problema sta nella bulimia di molti giocatori abituali, che “devono” acquistare tutto, che tornano da una fiera con 7/8 titoli nuovi, la metà dei quali non verrà nemmeno aperto prima della fiera successiva. Chiaro che per costoro i giochi costano: spendono 300 euro a botta, quasi ogni mese. Per poi rivendere il gioco “solo defustellato”. Questo è feticismo, amici miei.

Fate una prova, voi che usate la app per conteggiare le partite che fate in un anno (Boardgame Stats, NemeStats o altre): per ogni gioco, dividete il suo prezzo per il numero di partite giocate. Gioco pagato 29 euro, giocato 3 volte: costo 10 euro, investimento mediocre. Filler pagato 10 euro, giocato 20 partite: vi è costato 50 centesimi a partita.
Eurogame pagato 45 euro (Lorenzo il Magnifico, giusto per non fare nomi), partite giocate a oggi una trentina. Prezzo a partita 1,50 euro. Ma veramente ci lamentiamo?

 

Ah, nella mie considerazioni ho volutamente trascurato un altro aspetto importante del prezzo di un gioco: lo sviluppo editoriale, il lavoro dell’autore e dell’editore (per tacere di illustratore, magazziniere e molti altri). L’ho fatto volontariamente, perché spesso questo aspetto non viene percepito dall’utente finale. Ma anche questo andrebbe considerato nel prezzo finale di un gioco, paragonandolo stavolta a un libro: quando spendiamo 23 euro per un romanzo, protestiamo forse perché la carta su cui è stampato vale pochi centesimi? E’ evidente che stiamo acquistando un lavoro intellettuale e la sua capacità di trasmetterci emozioni.

Ecco, un buon gioco da tavolo – e sottolineo buono, perché sì, esce tanta fuffa – unisce i pregi di un buon libro e di un buon vino. Pensateci, la prossima volta che ne acquistate uno.

 

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