A Sondrio il festival dei documentari sui parchi. Mentre a Milano parte quello alpinistico

Vince il ghepardo iraniano, ma la regina del festival è un’orsa polare

La 33a edizione del Sondriofestival, l’evento che anima più di ogni altro il capoluogo della Valtellina e Valchiavenna si è conclusa da due giorni con un grande, enorme successo. Io seguo questo festival dalla decima edizione e posso testimoniare quanto sia cresciuto esponenzialmente questa manifestazione, oggi in grado di attirare spettatori da fuori provincia e di avere l’attenzione delle televisioni nazionali.
I protagonisti dei documentari naturalistici sono i parchi e le aree protette di tutto il mondo e quindi fauna e flora oggi sempre più sotto l’attenzione del modo scientifico a causa ora anche del mutamento climatico.
Il successo di quest’anno è dovuto non solo alla proiezione dei 14 documentari ammessi a concorso e ad alcuni fuori concorso ma anche dai numerosi ospiti presenti con varie conversazioni in prima serata, prima delle proiezioni. Ospiti come Massimiliano Ossini di Rai 1 (Linea bianca), Francesco Tomasinelli e Marco Castellazzi di Geo, Claudio Smiraglia, Alessandro Cecchi Paone, l’astronauta Paolo Nespoli (che ha determinato non solo un tutto esaurito, ma addirittura ha lasciato fuori diverse centinaia di persone) e il cineoperatore britannico Keith Partridge.

Concorso e fuori concorso
I 14 film ammessi al concorso erano tutti di ottima fattura; d’altra parte sono stati il frutto di una scrematura su oltre cento film iscritti a concorso. Il Comitato scientifico di cui faccio parte si riunisce nella prima metà di giugno per visionare tutti i film pervenuti e operare di bisturi. Bisogna essere molto rigidi e applicare il regolamento: film bellissimi ma non girati nelle aree protette sono esclusi a priori. Restano gli altri e qui occorre essere molto critici sia dal punto di vista cinematografico sia scientifico; non a caso il Comitato è composto anche da faunisti, biologi, botanici, geografi.

Ci sono però alcuni film che pur non rientranti nel concorso perché girati fuori dalle aree protette meritano di essere proiettati. Per questo motivo da pochi anni è stata aggiunta la sezione dei fuori concorso. Quest’anno in questa sezione abbiamo potuto vedere un film di grande valore etico e sociale: Roadskill, la strage ignorata (23 minuti). del regista varesino Marco Tessaro. Si tratta di un interessante documento sulla strage di animali selvatici operata dalle nostre auto che percorrono strade statali o provinciali che attraversano boschi e altre aree naturali. Le strade sono ostacoli artificiali che gli animali non conoscono e che quindi attraversano ignari del pericolo incombente dato da un’auto o camion in transito. Il film documenta come sul territorio prealpino si stia ovviando in qualche modo a questa strage predisponendo tunnel o sottopassi per agevolare il transito di animali, anche con il posizionamento di opportuni segnalatori per gli automobilisti. Ma moltissimo resta da fare e intanto cervi, caprioli, lupi, volpi e anfibi sono vittime dei nostri mezzi. L’invito è di moderare la velocità quando vi sono gli appositi segnali e ci auguriamo che l’appello non caschi nel vuoto.

Il ghepardo dell’Iran
Il vincitore del Gran Premio Città di Sondrio è un film sul ghepardo asiatico, il più raro felino della Terra, l'animale nazionale dell'Iran, che rischia di estinguersi: pare ne rimangano una cinquantina di esemplari. Alcuni sono stati seguiti e filmati da Fathollah Amiri per il documentario Il ghepardo asiatico dell'Iran (49 minuti).

Gli altri premi
La Giuria internazionale, presieduta dal collega e amico Roberto Mantovani (molti anni fa ho fatto con lui l’esame di stato a Roma per diventare giornalista professionista), era formata dalla naturalista Arianna Aceti, dal presidente del Parco nazionale dei Tatra, in Polonia, Szymon Ziobrowski, dalla regista belga Karine De Villers, dal collega direttore della rivista del Cai Luca Calzolari, da Loredana Dresti del Parco nazionale dello Stelvio e dal ranger David Restivo del Servizio Parchi nazionali degli Stati Uniti.
Gli altri premi, minori, assegnati dalla giuria sono stati il premio di Regione Lombardia, per il miglior documentario sugli aspetti naturalistici, culturali, paesaggistici ed economici delle aree protette all'interno dell'Unione europea e il premio del Parco Nazionale dello Stelvio.

Il premio di Regione Lombardia è andato al documentario La favolosa storia del gipeto (52 minuti), di Anne e Eric Lapied, ambientato sulle Alpi tra Francia, Italia e Svizzera. I coniugi francesi Lapied, che soggiornano spesso in valle d’Aosta nel parco del Gran Paradiso dove hanno una casa, sono ben noti da anni per i loro film sulla fauna alpina e hanno raccolto già ampi consensi dalle giurie in vari festival (io stesso li ho premiati all’OFF, l’Orobie film festival anni fa).

Il premio del Parco Nazionale dello Stelvio è stato assegnato a Una regina senza più regno (52  minuti), di Asgeir Helgestad, ambientato nelle isole Svalbard. La “regina” è una mamma orsa, battezzata dal regista Frost, le cui vicissitudini evidenziano come la salvaguardia delle regioni polari sia essenziale per la sopravvivenza del pianeta. Il film sull’orsa polare ha talmente convinto che si è aggiudicato anche il Premio del pubblico e alla fine risulta il vero vincitore di questa rassegna anche perché entra nel vivo di una tematica che sta segnando la nostra epoca: il cambiamento del clima e il conseguente scioglimento dei ghiacci. Il film lo avevo già visto al Trentofilmfestival e già mi era piaciuto molto, anche se l’ho ritenuto border line in quanto non di carattere montano, ma qui a Sondrio ha centrato in pieno l’obiettivo.
La Giuria internazionale ha inoltre scelto il documentario Nella mente della balena (50 minuti) di Rick Rosenthal per una menzione speciale.
Infine la Giuria degli studenti, formata da tre classi dei licei e dell'Istituto agrario, che ha visto una selezione di documentari tra quelli in concorso e fuori concorso, ha scelto Earth - The nature of our planet - Episode 01: air.
La direttrice del festival Simona Nava ha voluto chiudere questa edizione con un arrivederci all'anno 2020 per la XXXIV edizione e per una nuova sfida: utilizzare il linguaggio cinematografico per far crescere una coscienza ecologica indispensabile per sventare le minacce che incombono sul nostro pianeta.

Sondrio e Trento
Infine ha suscitato motivo d’interesse la presenza, nella serata finale di domenica 24 novembre, di Mauro Leveghi, presidente di Trentofilmfestival, lo storico concorso cinematografico dove la montagna è la regina. I festival di Sondrio e Trento hanno in comune uno dei padri fondatori, il Club alpino italiano (l’altro padre fondatore è il Comune, rispettivamente di Sondrio e di Trento). Da alcuni anni a Trento si proietta fuori concorso il vincitore di Sondrio e a Sondrio si proietta il vincitore di Trento (domenica 17 è stato proiettato Return to Mount Kennedy). Ora con la presenza in Valtellina del presidente di Trentofestival si è voluto suggellare in modo ancora più stretto una collaborazione che può fare solo bene a entrambi.

E domani si riparte
Abbassato un sipario a Sondrio dimenica 24, si alza invece a Milano il 27 perché ha inizio il MiMoff, il Milano mountain festival, alla sala Gregorianum di via Settala. Altri film, di altro genere, dove l’avventura è la protagonista alle alte quote. Da non perdere. Ne riparleremo...

 

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