In Viaggio con Gaia. Le foglie delle palme.

Ho sempre avuto una passione per la palma. Mi piacevano fin da bambino quando ero convinto che fosse una pianta tipica della Liguria o del lago di Como. Ora lo sono diventate, ma ho scoperto solo più tardi che in Italia queste piante fossero state importate. E quindi concedetemi di parlarvene un po' e di farvi scoprire qualche loro aspetto che magari noon conoscete.

Se l’orso bianco è il testimonial perfetto per il circolo polare artico, la palma, meglio se accompagnata da una spiaggia di sabbia finissima, lo è per i tropici. Le palme sono monocotiledoni (il loro seme produce una sola fogliolina embrionale, detta appunto cotiledone) e fanno parte del grande gruppo delle Angiosperme, vale a dire di quelle piante che producono fiori e i cui semi sono contenuti all'interno di un frutto.

Forse un occhio poco allenato ha difficoltà a distinguere una specie dall’altra, ma i botanici ne hanno riconosciute almeno 2500 specie, diffuse su ogni continente e in quasi ogni habitat. Se le specie sono moltissime, le foglie possono essere raggruppate in due semplici gruppi: palmate e pinnate. Le prime crescono come in un mazzo all’estremità di uno stelo (pensate al palmo di una mano), mentre le seconde assomigliano a delle penne, con la foglia che cresce da entrambi i lati di uno stelo. Sarebbe troppo semplice se tutte le palme avessero la stessa forma, per cui aspettatevi di vedere foglie dai profili bizzarri, ma con un’attenta analisi sarete benissimo in grado di suddividerle in queste due categorie di base. Le palme hanno una storia antichissima e se potessero parlare ci racconterebbero di quando i dinosauri passeggiavano sotto le loro fronde e dei tempi in cui i primi esseri umani si arrampicavano sui loro tronchi per staccarne i frutti succosi. Il più antico fossile di palma risale a 80 milioni di anni fa e, staccatesi presto dalle altre monocotiledoni, queste piante hanno avuto molto tempo per sviluppare un’enorme diversità all’interno della stessa famiglia: ne esistono alcune che raggiungono i 60 metri di altezza, come la palma della Cera che si trova unicamente in Colombia, nel dipartimento di Quindío. Anche i frutti non scherzano per diversità: alcuni, come quello della palma ornamentale Chamaedorea (Chamaedorea elegans), producono frutti minuti, che pesano 0,2-0,3 grammi, mentre il cocco di mare (Lodoicea maldivica) può produrre frutti lunghi fino a mezzo metro che arrivano a pesare anche 20 chili. Le palme preferiscono stare tra i 44° sud e nord, ma se le piantate in un ambiente soleggiato e non troppo fresco, se ne faranno una ragione. Nella lunga storia evolutiva e culturale del genere umano, la palma è stata una fedele compagna. Sono state impiegate, e lo sono tuttora, nell’edilizia, nell’industria chimica (per esempio nell’estrazione di coloranti per tessuti), nella cosmetica (alcuni olii sono usati in Madagascar per la cura dei capelli), come fertilizzanti, cibo e additivi nell’industria alimentare, come beveraggi, nell’artigianato, nella costruzione di strumenti per la casa e la produzione di oggetti di arredamento, giochi, strumenti musicali, gioielleria e perfino come base per la scrittura (in India le foglie palmate di Corypha umbraculifera venivano incise con uno stilo, alcuni testi antichi sono conservati nei musei indiani), nella produzione di armi e, infine, in quella di carburante (in Indonesia milioni di motorini viaggiano a “succo di cocco”). Quando osservate una palma, avete di fronte a voi una pianta che potrebbe sostenere voi e la vostra famiglia interamente, fornendovi strumenti per la costruzione della casa, la cura del corpo e il cibo con cui sostentarvi. In certi momenti importanti potrebbe perfino essere impiegata per produrre del vino, o comunque un piacevole alcolico, pratica diffusa in Africa e Asia.

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