In Viaggio con Gaia. I fiori e Thoureau

 Sono passati centocinquanta anni da quando lo scrittore Henry David Thoureau passeggiava nella campagna del Massaschuetts, lungo il fiume Concord. Oggi però i prati fioriti che hanno ispirato lo scrittore americano non sono più quelli di un tempo: un terzo delle specie di fiori si sono estinti, mentre quasi un quarto delle altre erbe sono a rischio di estinzione. Questo lo hanno scoperto qualche anno fa un team di botanici delle Università di Harvard e Boston che studiavano proprio le praterie nei territori prediletti di Thoreau. Secondo loro il colpevole di questa ecatombe il cambiamento climatico.

Thoreau (1817-1862) è originario di Concord, una regione di laghi e colline boscose nel Massaschuetts. Tra il 1845 ed il 1847 lo scrittore passò due anni in isolamento sulle sponde del lago Walden. Voleva dimostrare come l'uomo moderno potesse sopravvivivere con mezzi semplici a contatto con la natura. In seguito Thoreau pubblicò un saggio che è diventato un riferimento per generazioni di ecologisti: “Walden, ovvero vita nei boschi”. L’opera celebra infatti l’abbandono dei beni materiali ed un intimo contatto con la natura.

Per i biologi però Thoreau era più di uno scrittore. Era anche uno scienziato. Thoreau aveva infatti studiato scienze alla Università di Harvard e durante le sue escursioni tra i campi fioriti intorno a Walden aveva iniziato un importante inventario di botanica.

L’inventario è stato poi aggiornato in epoche successive, fino ad ora. Forse però Thoreau non si sarebbe immaginato che in un secolo e mezzo il 27% delle specie di fiori si sarebbero estinte, mentre il 36% di piante erbacee si sarebbero trovate ad un passo dalla estinzione. Questo era il risultato di una ricerca pubblicata una decina di anni fa ormai sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Science da un team di biologi guidati da Charles Davis della Università di Harvard.

Davis presentava i risultati di uno studio condotto su 473 specie di fiori. “Walden è molto cambiata in 150 anni”, diceva il biologo. “Ma il 60% della regione è sotto tutela e si è mantenuta integra.” E quindi, secondo il team, la causa della scomparsa di queste specie non è l’urbanizzazione ma il cambiamento climatico.

A Concord la temperatura media annua è aumentata di ben 2,4°C in un secolo, e la fioritura è anticipata di almeno una settimana dai tempi di Thoreau. Questo spiegherebbe l’estinzione di molte specie erbacee. Secondo Davis, infatti, le piante che hanno adattato la loro fioritura ad un anticipo di stagione stanno avendo la meglio rispetto a quelle che non sono in grado di tenere il passo con il rapido riscaldamento del clima. Tra le prime vittime ci sono le orchidee e le campanule.

Secondo Davis un nodo del problema sarebbe la interazione tra piante e insetti impollinatori. Davis spiega infatti che una delle cause principali della estinzione di queste piante potrebbe essere la mancanza di insetti che diffondono il polline. Insetti che oggi hanno anticipato la loro attività rispetto a 150 anni fa, e che quindi favorisono le piante che fioriscono prima.

Qualcosa sta cambiando, dunque, nel regno vegetale. Gli studi sul cambiamento climatico e la diffusione globale dei vegetali si moltiplicano di anno in anno, dice Davis. Una di queste per esempio, è stata pubblicata in estate sulla rivista Science, e mostrava che nelle Alpi diverse specie erbose sono risalite lungo i pendii alla velocità strepitosa (per delle piante) di 30 metri per decade. Mentre, spiega Davis, altri studi mostrano il movimento di specie temperate verso le regioni artiche.

Triste destino, dunque, per quei fiori che continuano la loro maturazione con la stessa scadenza che avevano ai tempi di Thoreau. E chissà se il grande scrittore-ecologista americano sarebbe ancora oggi ispirato dai boschi di Concord, come lo fu un secolo e mezzo fa. 

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