UNA GITA FUORIPORTA AL “GRAND”DI YOKOHAMA

 

Tokyo.Toccando ferro,siamo stati fortunati,qui in Giappone:le misure restrittive”anti Corona”sono state blande e non hanno modificato piu`di tanto le abitudini della gente. Ad ogni incipiente raffreddore,le mascherine si sono sempre portate, baci ,  abbracci, strette di mano,pacche e toccamenti sono rarissimi tra giapponesi e l` igiene personale generalmente molto praticato.

Cio` non toglie che il bollettino dei(relativamente modesti) contagi viene seguito da tutti con affannata trepidazione. La gente sembra aver perso la voglia di fare festa come prima e le attivita`sociali,nei luoghi pubblici sono state drasticamente ridotte,i Xmas party soppressi.All`estero non si viaggia piu`.

 

I giapponesi-fanatici dell`escursionismo come antitoto all`oppressione dell`ufficio e oggi del pesante lavoro”in remoto” - hanno ,pero`,in questi tempi prefestivi riscoperto il loro turismo piu`tradizionale in luoghi di culto e di ricordi storici.Il governo,tralatro,fornisce interessanti incentivi economici.

Tra le mete preferite di questi tempi vi e`l`Hotel New Grand ,un vecchio elegante albergo,uno dei pochi rimasti in Giappone,che si affaccia sul porto di Yokohama che e`divenuto,grazie anche alla sua vicinanza al centro di Tokyo,una ricercatissima meta turistica.La gente fa letteralmente la coda per entrare,sedersi al bar o al ristorante avere una stanza(vista mare)per il weekend.

 

 

Yokohama-che in giapponese vuol dire spiaggia orizzontale-era un villaggio di pescatori e divenne uno dei primi porti che lo shogunato Tokugawa dovette aprire agli stranieri dopo la ,non gradita visita,a meta`Ottocento, del commodoro americano Perry e delle sue” navi nere”.

Ma rapidamente e in pochi anni, il porto di Yokohama divenne la citta`moderna e internazionale del Giappone,il suo maggior scalo commmerciale.Qui comparve il primo quotidiano in lingua inglese,il Japan Herald,si diffuse la moda occidentale,Felice Beato fece le sue foto oggi nei musei,si gioco`a cricket,scommise sui cavalli,si bevve birra e mangiarono gelati prodotti localmente per la sempre crescente comunita`di stranieri,tra cui i primi italiani.E i cinesi che ancora oggi risiedono e animano una vivace Chinatown.

 

Nel 1866 vi giunse anche la pirocorvetta Magenta ,della nostra neonata Regia Marina, con a bordo una spedizione scientifica.In occasione delle rituali visite di cortesia il savoiardo comandante della nave, Vittorio Arminjon, fece dono alle autorita`locali di alcune scatole di cioccolatini torinesi che a quanto pare furono molto gradite.

 

Ma tra visitatori e i locali samurai, non ci furono-in quei primi difficili tempi del Giappone moderno- soltanto scambi di cioccolatini.Ogni tanto successe agli incauti o maleducati stranieri di essere ricevuti a colpi di katana(che poi furono vietate) per qualche mancanza di stile(giapponese).

 Malgrado questi ed altri problemi,il  Grand Hotel (“gente che va ,gente che viene”) aperto nel 1873 e come un po` tutti i grandi alberghi coloniali dell`epoca, si affermo`come un importante centro di aggregazione sociale, commerciale, culturale.Fino al tragico 1923, quando fu distrutto durante il terribile terremoto del Kanto.Quattro anni dopo ne fu ricostruito uno nuovo, con grande dispendio di mezzi,cura nelle scelta dei materiali, intervento di grandi architetti modernisti come Jin Watanabe e inaugurato, in gran pompa,nel 1927.

Maestosi scaloni d`ingresso,ascensori moderni,arazzi, tendaggi e mobili ricercati ne fecero ancora una meta obbligata,durante gli Anni Trenta, della cafe`society internazionale in arrivo a bordo dei transatlantici.

 

Arrivo`la seconda guerra mondiale,ma le sue devastazioni della citta`portuale risparmiarono il New Grand che divenne residenza,durante l`occupazione americana,del generale Douglas McArthur.

Attori,cantanti,sportivi,belle donne,ricconi:per soddisfare questa clientela da film di Fred Astaire la direzione del New Grand fece venire,prima del conflitto, dalla Svizzera lo chef Saly Weil ritenuto capace di portare a Yokohama la cucina dei Palaces europei.Saly fu molto apprezzato per il suo lavoro, fece scuola, ebbe molti seguaci nelle cucine alberghiere nipponiche.

 

 

 La sua “cuisine”si pratica ancora oggi in tutto il paese ,anche nei fast food delle stazioni: a partire dai cremosi e vagamente ospedalieri “Shrimp Doria”(gamberetti con riso e besciamella) ai famigerati “Spaghetti Neapolitan”di cui non vogliamo parlare.

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