In Viaggio con Gaia. Le isole Svalbard.

Condivido qualche immagine di Longyearbyen, il maggiore insediamento umano alle isole Svalbard, Norvegia. Siamo a 78 gradi di latitudine  - il Polo Nord non è poi così lontano. Qui ho avuto la possibilità di partecipare ad una salita fino ai plateau antichi, segnati dai ghiacciai, e composti di strati sedimentari antichi, ricchi di fossili e di carbone.

Uscire dalla città è difficile: l'insediamento norvegese di Longyearbyen, sull'Isfjord, con 2.500 persone è il più grande centro abitato permanentemente dell'arcipelago. Sull'isola non ci sono strade. In inverno ci si muove in motoslitta, in estate prevalentemente via mare. Una volta lasciata l'area popolata, almeno un membro del gruppo deve avere un fucile e (dovrebbe) essere addestrato al suo uso, questo nel caso in cui un orso polare si avvicini o per curiosità o per fame. In realtà questi eventi sono molto rari, rarissimi, ma possono finire in tragedia. Ogni morte di orso polare viene segnalata al governatore per le indagini, e anche se il tiro per autodifesa è legale, anche solo colpire un orso per difesa può essere un caso giudiziario.

Le isole artiche che ho visitato si presentano così: valli modellate dal ghiaccio, in cui scorrono corsi d'acqua liberi di spaziare a seconda delle loro volubili necessità. Lasciata la costa c'è un piano superiore, una serie di altopiani, da cui lo sguardo spazia lontano.

La vita qui non è delle più semplici. Le specie che vivono qui si sono adattate alle condizioni estreme delle Svalbard attraverso millenni. La sfida più grande è la ricerca del cibo e, ovviamente, le temperature severe (molti specie animali sono infatti specie migratori). In inverno, prevale l'oscurità e il terreno è coperto di neve e ghiaccio. Pochissime specie terrestri sono in grado di sopravvivere a inverni così rigidi. La renna delle Svalbard, la volpe artica e la pernice bianca delle Svalbard hanno tutte la capacità di accumulare riserve di energia durante l'estate e l'autunno, costruendo uno strato di grasso corporeo per sopravvivere durante l'inverno quando la disponibilità di cibo è bassa.  L'utilizzo di questo grasso immagazzinato è cruciale per mantenere le funzioni del corpo fino alla prossima estate. Che è poi quando arrivano i turisti.

Con il supporto di Poli Artici ho potuto salire sullo Nordenskioldtoppen, un monte sopra la cittadina, che dall'alto appare ancora più strano: un avamposto umano abitato da famiglie, con scuole, ufficio postale, negozi, la presenza sapiens più settentrionale della Terra. Dagli altipiani si osserva il mare e i fiordi testimoni di antiche glaciazioni. E no, anche in pieno Agosto il sole scalda assai poco.

La città e quasi ogni luogo dell'isola ha una storia di estrazione mineraria, da metalli di diversa natura, al carbone, che per un lungo periodo è stata l'attrazione principale delle attenzioni dei Paesi limitrofi. LA storia della estrazione traspare nei diversi segni lasciati sul terreno, o i relitti di miniere abbandonate, o le foto di un pub locale. Si dice che le Svalbard hanno passato diverse fasi storiche ben definite: da terreno di caccia per cacciatori probabilmente russi, a mari e insenature sfruttati per la caccia alla balena, alla estrazione del carbone, ed ora al turismo, fra tutte fino ad ora la risorsa meno impattante.

C'è molto di più rispetto ad un distributore di benzina e dei negozi per turisti. Longyearbyen è una comunità internazionale, un centro di ricerca scientifica che comprende la geologia, la biologia e l'astronomia (nella stagione oscura, quando c'è la notte continua da ottobre a febbraio, non c'è nessun posto migliore sulla Terra per vedere l'aurora boreale),

Quale sarà il futuro delle isole non si può sapere, visto che anche se nominalmente norvegesi, anche la Russia ha una certa attenzione e un piede sull'isola. L'Artico sta cambiando rapidamente, vedremo cosa ne sarà. 

Per maggiori informazioni potreste visitare il sito dell'ente del turismo delle Svalbard.

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