L'intervista. A tu per tu con Giovanni Allevi

Se c’è un personaggio che ha contribuito alla diffusione della musica classica negli ultimi anni, questi è senza dubbio Giovanni Allevi. Il giovane (è nato nel 1969) maestro compositore e pianista ha venduto oltre 750mila dischi dal 2005 a oggi. Per questo ogni suo tour è un evento non solo musicale. Questo in particolare, perché si conclude sabato 19 aprile, con un evento specialissimo e gratuito, un concerto per pianoforte all’interno del Duomo di Orvieto. Una scelta molto suggestiva, di cui ci spiega le ragioni: «Sto cominciando a sentire l’esigenza di rivolgere la mia musica verso l’alto, e credo che la musica debba tra l’altro risvegliare la nostra spiritualità. Noi siamo schegge di Paradiso cadute sulla terra e prima o poi là dobbiamo tornare.»

Parliamo di viaggi: spostarsi per Allevi è quasi sempre una necessità legata ai concerti. Ma anche lui ha il suo modo di viaggiare: «Dovendo affrontare molti spostamenti cerco sempre di ridurre il viaggio all’essenziale, anche in termini di bagaglio. Questo è l’aspetto organizzativo, ma nella sostanza, nella filosofia, io sono affascinato dalla diversità. Andare all’estero e scoprire che molti, tutti, hanno abitudini completamente diverse dalle nostre, mette in discussione la centralità del nostro modo di essere, ma apre ad affascinanti prospettive. Durante una recente tournée in Estremo Oriente mi sono avvicinato molto alla cucina locale. Abbandonare totalmente le proprie abitudini è deleterio, ma saper mediare è bellissimo. Anche io, ogni tanto, sogno un piatto di spaghetti.»

Questo per quanto riguarda l’estero. E l’Italia? «Noi dell’Italia conosciamo ancora poco o niente. Molti luoghi straordinariamente belli, sacri o comunque mistici, ci sono sconosciuti e spesso preclusi. Mi piace sapere che alcuni di questi luoghi rinascano, siano visitati e siano vissuti. Per questo condivido e apprezzo le iniziative del Tci, e in particolare il lavoro dei volontari di Aperti per Voi.»
Allevi poi dichiara il suo amore per i sognatori, coloro che – paradossalmente – pur di inseguire i loro desideri hanno scelto, con coraggio, di andarsene all’estero. «In Giappone ho conosciuto un vulcanologo, a Zurigo un ingegnere neuronale, entrambi italiani. Queste persone mi danno una grande carica.»
Lui, marchigiano di Ascoli Piceno – «La piazza del Popolo, la mia piazza, è bellissima» – si è legato molto a Milano, dove vive e compone. Dove porterebbe un collega musicista che non ha mai visto niente dell’Italia? «Dentro il Duomo di Milano, davanti all’organo a canne più grande d’Europa, qualcosa di monumentale… e magari approfittare per ascoltare un concerto, ho appena composto una toccata e fuga per organo e in questo momento sono molto attratto dallo strumento. C’è un luogo dove mi piacerebbe suonare, che mi affascina fin da piccolo, e sono le grotte di Frasassi, nella mia regione, che sicuramente avrebbero un’acustica straordinaria.». Chissà…

 

Questo è il modo di viaggiare di Giovanni Allevi.

Potete scoprire il nostro modo di viaggiare dal 13 marzo visitando la mostra “In viaggio con l'Italia”.

E voi? Qual è il vostro modo di viaggiare? Scriveteci, costruiamo insieme un altro pezzo di questa storia!